Giovani e missione, uno stage a Loreto grazie agli scalabriniani

Padre Renato Zilio direttore di Migrantes Marche ci racconta la situazione degli immigrati

La chiesa di Villa Scalabrini a Loreto
Foto: villascalabriniloreto.it
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Nonostante la pandemia la Missione della Chiesa non si ferma e passa per i giovani. Così Missio Marche propone una  Stage missionario per giovani a Loreto. Um periodo di esperienza, di comunità e di volontariato per giovani motivati e animatori parrocchiali nel grande Centro di accoglienza Villa Scalabrini  di Loreto. Ad illustrarci la iniziativa Padre Renato Zilio Direttore Migrantes Marche.

La prima domanda è d’obbligo: in un periodo di pandemia con le Marche in zona arancione come avete pensato i gestire questa esperienza comunitaria?

Come si dice, talvolta, “ un viaggio inizia sempre prima di viaggiare “. Già nel pensiero, nelle emozioni, nel progettualità e nella decisione. Così, seppure in tempo di coronavirus, lanciamo questa proposta a dei giovani, sapendo che questo periodo così particolare ha ormai i mesi contati. E dei giovani, possano, già da ora, iniziare il loro viaggio esistenziale, progettuale…  È vero, uscire dal proprio nido si rivela sempre benefico. Questo, in ogni tempo, per crescere. Cambiare contesto umano, esistenziale, costituisce sempre una sfida, - anche in momenti difficili, - che rende più forti e più autentici. «”Omnia mea mecum porto”  dicevano i filosofi antichi. Cambiare, é portare solo tutto se stessi : attese, energie, volontà e sogni.

Qual è la situazione nelle Marche degli immigrati? Porto Recanati sembra un po’ il luogo dove tutto si concentra anche con grandi problemi sociale e di ordine pubblico

In una popolazione nelle Marche all’incirca di un milione e mezzo, il 9% è di origine immigrata, dove le prime cinque collettività sono Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina. Interessante è la presenza cinese, a causa anche di un grande pioniere nell’Impero di Mezzo del XVI secolo, Matteo Ricci, di Macerata, che, con un’ascensione sociale di prim’ordine, diventerà un grande dignitario della corte stessa dell’Imperatore. Da allora ha come lanciato un grande ponte ideale tra Cina e la terra marchigiana con scambi culturali, religiosi, linguistici ed eventi di elevata standing internazionale. A qualche chilometro da noi, invece, a Porto Recanati, c’é un sorprendente laboratorio multiculturale, un po’ particolare. Una presenza di quasi 1.500 stranieri, di 40 nazionalità differenti, acquartierati in uno stabile in riva al mare di 16 piani, considerato un vero e proprio “ghetto verticale” . Si incontra qui uno stato di desolazione e di precarietà estrema : ascensori che non funzionano, interruzioni di acqua, di luce, immondizia in ogni dove… Ciononostante, ultimamente, con qualche segno di ripresa da non sottovalutare. Rihab, una giovane studentessa tunisina, l’anno scorso vinceva un concorso organizzato da un’Associazione locale, raccontando l’umanità che, nonostante tutto, si vive e tiene unite le nazionalità in questo particolare luogo, a dispetto dei titoli sprezzanti di giornale, che escono a volte sul caso.

Qual è la attività di Migrantes nelle Marche, una regione piccola e lontana dalle grandi linee della migrazione in apparenza? 

L’attività della Migrantes, organismo pastorale di attenzione alla dimensione migratoria, accompagna le differenti comunità etniche presenti sul territorio. Una volta all’anno si organizza un pellegrinaggio a Loreto dei migranti delle Marche, ed è bello vedere avanzare in processione un popolo dalle tante culture con un grandioso striscione  “Anche noi da Maria”  ! Come pure delle giornate di formazione, di scambio e di sensibilizzazione alla problematica migratoria. Oppure eventi, serate di formazione, incontri con personalità legate al mondo dei migranti. Tutto questo si rivela prezioso perché ci mette sui passi dell’umanità di oggi. Ci fa camminare con essa, facendoci uscire dal nostro “ piccolo mondo antico “. Una presenza importante, poi, nelle tredici diocesi marchigiane è costituita dai sacerdoti di origine straniera, visto la mancanza o l’anzianità del clero locale. Per cui, giovani sacerdoti africani, indiani, latinoamericani o dell’est europeo accompagnano pastoralmente le nostre comunità locali. Essendo dei leaders, però provenienti da altre culture e altre spiritualità, è essenziale accompagnarli, non lasciarli soli.

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