Giubileo della Misericordia. I 5 temi di giugno

Papa Francesco e il Katolikos Karekin lasciano andare le colombe in direzione Monte Ararat
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Le due colombe che dall’Armenia, dal monastero di Kor Virap, vengono lasciate andare da Papa Franesco e dal Katolikos Karekin II sono il segno più visibile di tutto quello che è accaduto nel mese di giugno in questo anno Giubilare della misericordia. Perché con il viaggio in Armenia, dal 24 al 26 giugno, Papa Francesco ha come compiuto un percorso cominciato proprio all’inizio del mese, e concluso con un viaggio denso di speranza.

La Speranza è il primo tema del Giubileo della Misericordia di giugno. Le colombe si muovono verso l’Ararat, il monte dove Noè trovò terra con l’arca. È tradizionalmente armeno, ma gli armeni non vi possono arrivare perché il confine con la Turchia è chiuso. E così, inviare le colombe insieme al Katolikos Karekin, capo di una Chiesa che resta separata da Roma (ma che allo stesso tempo non è quasi per nulla separata da un punto di vista teologico) ha un significato simbolico. Rappresenta la speranza di un confine che si può finalmente aprire, la speranza di un popolo (quello armeno) ritrovato e sempre unito nonostante il “Grande Male”, e poi la speranza di una nuova stagione ecumenica.

L’ecumenismo è il secondo tema di giugno. Il viaggio in Armenia, primo di un viaggio in due tappe nel Caucaso, racconta di una volontà del Papa di trovare un terreno comune con tutte le altre confessioni cristiane. Il viaggio in Armenia, al cuore della cattolicità, nella prima nazione cristiana – come diceva il tema scelto del viaggio – racconta di un ritorno alle origini, una ricerca del momento in cui tutti i cristiani erano uniti, in cui le divisioni non avevano ancora creato separazioni. Un ecumenismo che si vive sempre, quando ci sono momenti difficili.

E però tutti i cristiani sono uniti in quello che Papa Francesco chiama “ecumenismo del sangue”. E per questo, il martirio è il terzo tema del Giubileo di Giugno. Il martirio del popolo armeno, che si lega con un filo rosso con la fondazione della Chiesa di Echmiadzin. Il martirio dei cristiani nel mondo, costantemente ricordati da Papa Francesco nei suoi Angelus e nelle sue udienze generali. Ma è c’è anche il martirio di quanti sono vittime dello scarto, e in particolare di disabili e ammalati, cui è dedicato un Giubileo tutto speciale dal 10 al 12 giugno. “Che non siano scartati”, ammonisce Papa Francesco durante la Messa dedicata a loro.

A curare gli scartati, a vivere il martirio, sono chiamate le persone di Chiesa. E non è forse un caso che il mese di giugno cominci con un grande Giubileo dei Sacerdoti – ed è il sacerdozio infatti il quarto tema - che arrivano a Roma in migliaia dall’1 al 3 giugno. A loro, Papa Francesco spiega che “il cuore del sacerdote cerca, include, gioisce”, delineando ancora una volta quel modello di sacerdote callejero che gli sta a cuore. Ai sacerdoti sofferenti è dedicato anche il consueto venerdì della misericordia, una iniziativa nata proprio nello spirito di un amore callejero.  

Callejero, ovvero di strada, come sono di strada i circensi che arrivano a Roma dal 14 al 16 giugno per il primo Giubileo dedicato agli artisti di strada. “Loro non sono dimenticati dalla Chiesa,” nota il Cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio dei Migranti. E Papa Francesco dice loro: “Voi siete gli artigiani della meraviglia e del bello”. È così che il linguaggio universale dell’ arte diventa il quinto tema di questo mese. Forse addirittura un filo conduttore. Perché dai circensi alle meraviglie dell’antica liturgia armena c’è un filo sottile che testimonia una unità di fondo. Quell’unità che è forse il più grande tema del giugno giubilare.

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