Gli 800 anni dei Domenicani, un Giubileo tra storia e futuro a partire dall' Aventino

Una insolita vista della Basilica di santa Sabina
Foto: Angela Ambrogetti
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Per conoscere l’ordine dei Predicatori bisogna salire sull’Aventino, uno dei sette colli di Roma, ed entrare nella mistica atmosfera di una delle basiliche più antiche dell’ Urbe. Perché è proprio a Santa Sabina che all’inzio del 1200 nasce l’ordine fondato da Domenico di Guzman, San Domenico.

É il 1219 quando Papa Onorio decide di donare a Domenico la magnifica chiesa. Sono passati appena 5 anni da quando il Papa ha confermato la intuizione di Domenico. Nel 1225, il quarto concilio Laterano aveva dichiarato l’importanza di affidare ad alcuni il ministero della predicazione, in un tempo in cui già si parlava nella Chiesa del bisogno di rinnovamento dell’evangelizzazione. Ecco perché oggi, 7 novembre Santa Sabina è di nuovo il centro pulsante della vita dei Predicatori, 800 anni dopo, per iniziare da qui il cammino di un Giubileo che si protrarrà fino al 2017 con appuntamenti ed eventi in ogni parte del mondo dove i domenicani sono presenti e dove sono le radici della storia dei grandi santi domenicani. Il 7 novembre si celebrano proprio loro, i santi dell’ Ordine.

A ripercorrere la storia di un evento che ha segnato la storia della Chiesa è Fr. Bruno Cadoré. L’86° successore di San Domenico di Guzmán prima di entrare nell’Ordine, madre francese e padre della Martinica, era un prestigioso medico ricercatore a Strasburgo, nel 1986 è diventato sacerdote ed  è superiore generale di più di 6.000 domenicani sparsi in tutto il mondo.

“Domenico de Guzman, fin dal 1206, predicava nel sud della Francia, in Linguadoca, dove aveva incontrato folti gruppi di “puri”.- spiega Cadoré. Domenico e i catari, predicatore itinerante, voleva, attraverso l’incontro e l’amicizia, far conoscere l’amicizia di Dio per gli uomini, a cominciare dai più poveri e dai peccatori. “Pian piano arrivarono i fratelli e donne convertite dal catarismo, che diventeranno le prime monache, e compagni desiderosi di predicare con lui e laici che volevano dare il loro contributo a questa nuovissima avventura.”

Una “famiglia” religiosa fin dell’inizio. “Domenico percepì il bisogno, nella Chiesa e nel mondo, di una nuova forma di vita religiosa: si sarebbe trattato di consacrarsi alla contemplazione del mistero della Parola nel chiostro con la preghiera, lo studio e l’esperienza della vita fraterna, nonché di uscire dal chiostro per raggiungere i propri contemporanei e parlare con loro di Colui che si rivela in questa Parola e viene per vivere con gli uomini come un amico.”

Così nasce l’ Ordine dei Predicatori, e proprio a Santa Sabina, ancora oggi sede della Curia generalizia, si custodiscono ricordi, cimeli, documenti e luoghi cari a Domenico, ai suoi primi fratelli, e ai grandi santi come Papa Pio V che proprio nel convento visse fino alla sua elezione al Soglio di Pietro.

“Per noi- dice Cadoré- celebrare un Giubileo è ricordare questa lunga storia, non per glorificarcene ma per ispirarci all’audacia dei nostri padri e madri. Questa audacia che li ha portati a dialogare con le culture diverse dalle loro, fin dai primi anni, per esempio, veniva chiesto ai frati d’imparare l’arabo e di studiare la filosofia e la cultura araba, di fondare delle università, di raggiungere i “dimenticati del mondo”, come hanno fatto prendendo la difesa degli indiani d’America. E poi far dialogare la teologia con il sapere profano per arricchire la ricerca della verità, a operarsi per la pace e la giustizia nel mondo, a partecipare al movimento dei preti operai. Fare memoria, è anche essere coscienti degli errori, delle debolezze e delle colpe che si possono aver fatto nel corso dei secoli. Per esempio, l’orgoglio di credere che si possa essere proprietari della verità che ha contraddistinto questo terribile periodo dell’Inquisizione. Ma, sopratutto, celebrare un giubileo è cercare come, oggi e domani, attualizzare l’intuizione fondatrice.”

Oggi l’Ordine è vivo in ogni parte del mondo e la sfida, è “superare un movimento anonimo di “globalizzazione”, per cercare di dargli la figura della fraternità universale.” Per il Maestro generale l’importante “sarà partecipare alla promozione di questa intelligenza comune dell’umanità che le consente di assumere la sua parte di responsabilità della creazione a lei affidata.”

Nell’ambito delle celebrazioni ci saranno due convegni romani uno sulla Parola di Dio, la teologia e la predicazione organizzati in collaborazione con l’Angelicum e la Scuola biblica e archeologica francese di Gerusalemme, l’altro dedicato ad una riflessione sulle missioni dell’ordine nel futuro, basata sulle esperienze attuali e cercando partendo da là di intuire le innovazioni e i nuovi orientamenti da prendere. Un terzo convegno avrà luogo a Salamanca, nel ricordo del dialogo instaurato 500 anni fa tra teologi e filosofi e predicatori del nuovo mondo e della difesa della dignità e dei diritti delle popolazioni indiane, sulla tematica della Teologia e dei Diritti delle Persone.

Ci saranno i pellegrinaggi da un monastero all’altro intorno al mondo, collegando in una grande catena di preghiere i duecento monasteri dell’Ordine e quello dei giovani frati studenti e monache del mondo intero, sui passi di san Domenico, da Caleruega a Roma: “Sulla strada, a Bologna, raggiungeremo il capitolo generale dell’Ordine che, in quest’anno giubilare, sarà celebrato laddove Domenico riposa.”

Intanto si può iniziare con la vista ai luoghi romani Santa Sabina e Santa Maria sopra Minerva, e con una App Domstours, e magari tramite Twitter e Facebook e con il sito op.org.

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