Gli esercizi spirituali di Papa Francesco, "la chiamata di Dio è irrevocabile"

Gli esercizi spirituali di Papa Francesco
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Proseguono gli Esercizi Spirituali di Papa Francesco e della Curia Romana. Ieri sera e stamane le meditazioni dell’Abate di San Miniato al Monte, Dom Bernardo Gianni.

“La città che fu il sogno di Giorgio La Pira - ha detto il predicatore secondo quanto ha riportato Vatican News - è una città da ravvivarne il fuoco, perché l’umanità torni a contemplarla con rinnovata speranza, riconoscendoci, come più volte cerchiamo di dire, un luogo dove passa il Signore, un luogo visitato e visitabile dal Signore”.

I doni e la chiamata di Dio - ha aggiunto - sono irrevocabili. Ma come possiamo pensarci dispensati dalla ricerca appassionata di quel combustibile necessario per tenere accese, ardente, in crescita la fiamma della vocazione che abbiamo ricevuto? Un alito che è la forza dello Spirito Santo che si degna di passare attraverso di noi, che si degna di trasfigurare le nostre debolezze, le nostre fragilità, rendendole capaci di far alzare di nuovo quella fiamma degli ardenti desideri”.

“Si tratta di riscoprire - ha detto ancora l’Abate - che la nostra interiorità ha una sinfonia, ha una polifonia nello spirito molto più ricca e articolata di quella che il tempo meccanico dei nostri orologi sembra suggerirci. San Paolo ha parole di straordinaria potenza evocativa e di grande verità spirituale e antropologica: per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo quello interiore si rinnova di giorno in giorno. Una prospettiva che mi sembra restituisca alla condizione umana una dignità di cui non banalmente compiacersi in un’autoreferenzialità peccaminosa, ma al contrario la spinge in una inquietudine che generi Pasqua ovunque e comunque, in una prospettiva che abbiamo scelto di contemplare nello spazio della convivenza cittadina, perché avvertiamo che lì soprattutto sta annidata la grande tentazione di riconoscersi solo e soltanto come cenere inerte, frutto di una combustione che ha fatto deflagrare le speranze e i sogni e soprattutto delle nuove generazioni”.

Non ascoltiamo i vecchi di cuore - ha concluso Dom Gianni la meditazione serale di ieri - che soffocano l’euforia giovanile; andiamo dai vecchi che hanno gli occhi brillanti di speranza. Coltiviamo invece sane utopie. Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui mentre camminiamo bene attenti alla realtà. Sogno, fuoco, fiamma. Sognare un mondo diverso e se un sogno si spegne tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini, a quelle braci che forse dopo una vita non tanto buona, sono nascoste sotto le ceneri del primo incontro con Gesù”.

Nella meditazione di stamane l’Abate ha messo in guardia dall’indifferenza: “Come se la nostra persona indossasse uno schermo, dal quale e con il quale proteggersi nei riguardi degli altri, nei riguardi di quella responsabilità che i problemi del nostro tempo sollecitano, alla luce di quella passione evangelica che il Signore vuole accendere con la forza del suo Santo Spirito nel nostro cuore”.

Necessaria inoltre - ha proseguito - una buona dose di concretezza. “Guardare alla realtà evidentemente senza sognare città ideali o utopie di alcun tipo. L’utopia di per sé non è una prospettiva autenticamente evangelica. La Gerusalemme celeste, che il visionario dell’Apocalisse contempla, non è un’utopia: è anzi il contenuto di una promessa reale, affidabile, che il Signore consegna alle sue Chiese nella prova. a crisi del nostro tempo può essere definita come sradicamento della persona dal contesto organico della città. Ebbene, questa crisi non potrà essere risolta che mediante un radicamento nuovo, più profondo, più organico, della persona nella città in cui essa è nata e nella cui storia, e nella cui tradizione essa è organicamente inserita”.

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