Gran Bretagna, non si chiama eutanasia, ma di fatto lo è

La Corte Suprema di Giustizia del Regno Unito e il Tribunale Europeo dei Diritti Umani hanno deciso per la sospensione di idratazione e alimentazione di un cittadino polacco in stato vegetativo

L'ospedale di Plymouth dove è ricoverato RS
Foto: pd
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Avrebbe detto che non sarebbe voluto mai essere un peso per gli altri, e per questo ora un cittadino polacco in stato vegetativo nel Regno Unito, ricoverato a Plymouth, si vedrà interrompere idratazione e alimentazione per decisione della Corte Suprema di Giustizia del Regno Unito e del Tribunale Europeo dei Diritti dell’Uomo. E questo nonostante il paziente sia in miglioramento e che i famigliari (ma non la moglie) oppongano alla decisione la diversa volontà del paziente.

Lo scorso novembre, R.S. (così è stato identificato il paziente polacco) è stato trasportato di urgenza all’ospedale Derriford a Plymouth a seguito di un attacco cardiaco che ha causato, secondo alcuni medici, un “danno cerebrale serero e irreversibile. Da allora, R.S. è in stato vegetativo. Alla fine di dicembre, la moglie e i figli del paziente avevano dato il consenso affinché fossero sospesi idratazione e alimentazione artificiale. Ma a questo consenso si erano apposte madre e sorella del paziente, sottolineando che R.S. era cattolico praticante e contrario ad aborto ed eutanasia.

Ad ogni modo, RS si è visto sospendere il supporto vitale due volte, la prima per due giorni, e la seconda per cinque giorni. Il supporto è sempre stato riconnesso dopo gli appelli della madre e della sorella in Polonia. I medici hanno indicato che comunque RS potrebbe vivere ancora cinque anni, sebbene senza mai superare uno stato di “coscienza minima”, in cui potrebbe a malapena riconoscere “la presenza di un essere umano”.

Madre e sorelle di RS si erano anche appellate al Tribunale Europeo dei Diritti Umani, che non ha preso il caso con urgenza ed ha anche rifiutato una richiesta del governo polacco di rimpatriare il paziente.

Dopo l’ultima sospensione del 7 gennaio, le donne si sono appellate alla Corte Suprema di Giustizia, presentando prove che la condizione di salute di RS era migliorata. Prove ricusate dalla Corte Suprema, che ha invece deciso che la cosa migliore era appunto sospendere alimentazione e idratazione. “Non ho alcun dubbio del fatto che RS non abbia avuto miglioramenti – ha detto Jonathan Cohem, giudice della Corte Suprema – e dunque non ci sono basi perché io cambi la mia decisione su cosa sia meglio”. La corte avrebbe anche rifiutato una istanza della famiglia affinché RS fosse esaminato da un altro neurologo.

Anche la Corte di Appello ha autorizzato a ritirare le sonde di alimentazione a partire dalle 18 del 13 gennaio. Le sorelle hanno chiesto allora che la Polonia sottometta un caso contro la Gran Bretagna in virtù dell’articolo 33 della Convenzione Europea dei Diritti Umani, cosa che costringerebbe la corte ad ascoltare il caso.

Mark O’Toole, vescovo di Plymouth, ha espresso solidarietà con la famiglia, definendo “preoccupante la decisione del tribunale”, perché dare “cibo e acqua a pazienti molto infermi è un principio base di attenzione”.

In una lettera al Cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza Episcopale del Regno Unito, l’arcivescovo Stanislaw Gadecki, che presiede i vescovi di Polonia, ha messo in luce come l’opinione pubblica del Regno Unito sia “scossa dalla decisione del Tribunale britannico di sospendere alimentazione e idratazione a un cittadino polacco ricoverato a Plymouth con un danno cerebrale”, perché si tratta “di fatto di una condanna a morte per fame”.

L’arcivescovo Gadecki ha anche affermato che “le autorità della nostra nazione hanno assicurato che potrebbero coprire i costi del trattamento medico e del trasporto, ma il Tribunale britannico non ha accettato di trasferire il paziente, considerando che il viaggio possa mettere a rischio la sua vita”.

Le ultime notizie, però, aprono ad una speranza, In Polonia c’è Budzik (La Sveglia) una clinica molto famosa specializzata in ricovero a lungo termine di pazienti in coma e stato vegetativo. La clinica ha dichiarato il 19 gennaio che sono pronti ad accogliere R.S. e che il trasporto non sarebbe un problema.

Nella serata del 20 gennaio, la Conferenza Episcopale di Gran Bretagna ha reso noto che il vescovo John Sherrington, ausiliare di Westminster nel board etico di diversi ospedali, e il vescovo Mark O'Toole di Plymouth ha scritto a Matt Hancock, segretario di Stato per la Sanità, ribadendo la loro opposizione alla definizione di idratazione e alimentazione artificiale come trattamento medico, perché si tratta "di un livello basico di cura" che deve essere dato "ogni qualvolta sia possibile, a meno che non si medicalmente indicato che sia un accanimento o che non riesca a raggiungere il suo scopo".

La lettera mette in luce l'offerta delle Autorità Polacche di aiutare nel trasferimento di RS in Polonia per le sue cure" e fa riferimento alla lettera dell'arcivescovo Gadecki, che esprime il desiderio che RS sia trasferito e curato in Polonia

(articolo aggiornato alle 20.45 con le dichiarazioni dei vescovi britannici)

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