Grecia, le ferite ancora aperte tra cattolici e ortodossi

Durante il viaggio di Papa Francesco in Grecia, l’arcivescovo Ieronymos ha preso una posizione forte, chiedendo al Papa le scuse per la posizione dei cattolici durante la guerra di indipendenza di duecento anni fa

Papa Francesco e l'arcivescovo ortodosso Ieronymos II durante l'incontro privato in nunziatura il 6 dicembre 2021
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Tornando dalla Grecia, Papa Francesco aveva spiegato così la sua richiesta di perdono riguardo i comportamenti di alcuni cattolici, raccontando come, durante la Guerra di Indipendenza greca di duecento anni fa, i cattolici del centro non si erano uniti all’insurrezione, ma aggiungendo che quelli delle isole, sì. Si trattava, però, di un riassunto che non rendeva giustizia alla storia, molto semplificato come possono essere le dichiarazioni estemporanee, e che invece andava a toccare una ferita ancora aperta nella storia dei (difficili) rapporti tra cattolici e ortodossi in Grecia.

Una ferita così aperta che tutto nasceva da parole molto dure da parte dell’arcivescovo ortodosso Ieronymos proprio di fronte al Papa, in un discorso ufficiale, a rivangare un passato che, tra l’altro, mette sotto accusa scelte di tipo politiche, non scelte di tipo religioso.

Don Markos Foskolos, storico, archivista, che ha contribuito a mettere su l’archivio storico della Chiesa Cattolica di Grecia, ha spiegato ad ACI Stampa di non essersi ancora spiegato la mossa dell’arcivescovo Ieronymos. Anche perché, aggiunge, durante la rivoluzione del 1821 “la Santa Sede è stata l’unico Stato in Europa che ha supportato i Greci. Lo ha fatto come poteva, in un momento storico difficile, quando la Chiesa era sotto la protezione dell’Austria e aveva appena vissuto la deportazione di Pio VII a Parigi”.

Ma – aggiunge - fu lo stesso Papa a dare ordini al suo segretario di Stato di portare le rivendicazioni dei Greci di fronte al Consilio dei Capi di Stato che si riunivano a Verona. Quindi, il Papa ha permesso ai rifugiati greci di installarsi dalle parti di Ancona, che apparteneva allo Stato pontificio”.

Insomma, non c’è “niente da rimproverare alla Santa Sede.” Mentre “il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli aveva condannato l’insurrezione greca, persino scomunicandone i principali protagonisti. Eppure, durante la visita del Patriarca Bartolomeo in Grecia per i 30 anni da patriarca ecumenico, di questa storia non è stata fatta menzione”.

Da cosa viene dunque il pregiudizio? Don Markos Foskolos guarda ai dati storici, nota che all’inizio i cattolici “sono stati molto attenti a prendere le parti degli insorti”. E questo perché, ad esempio, più della metà della popolazione cattolica delle isole lavorava a Istanbul e Smirne e rischiava la decapitazione. Così, si è atteso che tutti i cattolici tornassero in Grecia prima di prendere una posizione ufficiale, che non c’è stata dal marzo 1821 al febbraio 1822. “I turchi non scherzavano – aggiunge don Foskolos – avevano distrutto l’isola di Chios fino alla fondamenta, hanno sterminato le popolazioni di Psarà, Samos, Kasos”. In più, le comunità cattoliche erano “da cinquanta anni sotto gli attacchi degli ortodossi”.

Don Foskolos è ancora più tranchant. Sottolinea, dati storici alla mano, che le ferite di cui si parla “sono false,” e che la comunità cattolica greca “non si può rimproverare quasi niente in senso nazionalistico”.

La storia dei cattolici in Grecia è “complicata e lunga”. Inizialmente, il 90 per cento dei cattolici in Grecia era sottoposto al Patriarcato di Roma, e il suo vicario era il metropolita di Salonicco. Quindi, durante il periodo iconoclasta, l’imperatore ha tolto la giurisdizione papale al Sud dell’Italia e della Greci”.

Nel 1204 fu creato “l’impero latino di Costantinopoli”, voluto dai veneziani per ragioni economiche, e allora sono stati mandati vescovi, installando una gerarchia latina”. Insomma, “la nostra tradizione religiosa è una mistura di tradizioni bizantine locali e barocco. Su questo esiste una enorme bibliografia“.

Oggi, in una nazione a maggioranza ortodossa, la Chiesa cattolica vive come una minoranza che deve ancora superare le ferite della storia. Il lavoro storico è fondamentale per rendere giustizia alla Chiesa, messa ai margini di ogni vicenda e persino posta sotto accusa.

Per questo, le parole di Ieronymos avevano toccato una ferita aperta. Una ferita che non si è ancora riusciti ad emarginare.

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