Harambee, lo sviluppo integrale dell’Africa passa dall’educazione

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Foto: Harambee
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In che modo l’istruzione superiore impatta sulla crescita economica e sociale dell’area sub-sahariana? Se lo sono chiesti i membri del Comitato Culturale di Harambee Africa International, la Onlus nata a seguito dalla canonizzazione di San José Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, con lo scopo di promuovere progetti di sviluppo nell’area sub-sahariana e attività di comunicazione e sensibilizzazione nel resto del mondo.

La ricerca di Harambee ha prodotto un rapporto, presentato lo scorso 10 novembre e curato dal Comitato Culturale, che ha proprio l’obiettivo di incoraggiare una corretta informazione sull’Africa e promuovere nuove vie per lo sviluppo nel continente Africano.

Il rapporto si concentra su Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio e Sud Africa. Dai dati del rapporto, emerge che l’aumento degli investimenti pubblici e privati nell’istruzione ha portato ad una alfabetizzazione crescente, una più diffusa scolarizzazione e un incremento nei tassi di iscrizione dell’università negli ultimi anni.

Questo sta a significare che c’è una forza di lavoro più istruita, che contribuisce allo sviluppo economico e sociale dell’Africa Sub-sahariana. Allo stesso modo, però questi progressi non mettono da parte problemi e debolezze, che sono comuni a tutti e quattro i Paesi analizzati. Più di un africano su cinque in età lavorativa resta disoccupato, e questo nonostante il fatto ci sia un numero sempre più grande di persone che considerano l’istruzione una priorità assoluta.

Il rapporto presenta fattori generali e specifici del sistema di istruzione. Tra i primi, la bassa entità di spesa per l’istruzione, il basso PIL che si uniscono alla crescita demografica. Tra quelli specifici, ogni Paese ha differenti quantità e qualità degli insegnanti, così come varia la presenza di infrastrutture.

E poi ci sono criticità più generali, date dalle privatizzazioni e il decentramento, che vanno anche ad indebolire l’azione degli Stati.

C’è bisogno – sottolinea il rapporto – di una riqualificazione degli insegnanti, miglioramento delle infrastrutture, sostegno alla concessione di borse di studio, piani di studio orientati alle necessità del mercato del lavoro.

Il tutto va inquadrato nell’Agenda 2063, vale a dire “il piano di trasformazione dell’Africa”. Delineato nel 2013 dai 54 membri dell’Unione Africana, il piano rappresenta un programma di cinquanta anni che ha l’obiettivo di costruire “una Africa prospera e unita”, e promuovere un “rinascimento africano”, basato su investimenti pubblici e privati nell’istruzione, nella tecnologia, nella scienza e nella ricerca, con l’obiettivo di avere nel 2063 almeno il 70 per cento di diplomati nelle scuole superiori iscritti a corsi di laurea, e di avere almeno il 70 per cento di questi ultimi laureati in materie scientifiche e tecnologiche.

Il rapporto è stato redato dai professori Raoul Kienge-Kienge Intudi, Università di Kinshasa (R.D. Congo); Philémon Muamba Muamba, Università Cattolica di Kinshasa  (R.D. Congo);  Fatou Ouattara-Soro , Università Félix Houphouët-Boigny (Costa d'Avorio); Marguerite Kouassi, Università des Lagunes (Costa d'Avorio); Theresa Okaford, Quality Assurance and Research Development Agency (Nigeria); Princess Anifowose e Eugene Ohu, Lagos Business School (Nigeria);Michele Aucokc e Andres Merino,  University of the Witwatersrand (Sudafrica) 

Lo studio è stato presentato a Roma in occasione del meeting annuale dei comitati Harambee provenienti dai diversi paesi nel corso del quale si fa il punto sui risultati conseguiti nell’anno in chiusura e si stabiliscono le priorità per l’anno nuovo.
L’incontro, inoltre, ha fornito un’occasione di approfondimento sull’Africa con la partecipazione di alcuni esperti (Carlo Papa, Direttore Fondazione Enel, e Giovanni Mazzacani, economista) e ha ospitato la seconda edizione del meeting di “Harambee Youth”, uno scambio di esperienze tra i giovani volontari attivi per Harambee.

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