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Humanae vitae, 50 anni alla ricerca del dialogo sulla vita, se ne parla al Camillianum

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A 50 anni dalla pubblicazione dell’ Humanae vitae come si svolge il dibattito suall difesa della vita con il mondo non cattolico? Di questo e di altro si parla a Rom da oggi per due giorni al Camillianum. Un convegno che ha per tema “L’Humanae Vitae 50 anni dopo: tradizione, discernimento pastorale e riflessione bioetica. Per un’analisi storico-teologica, medico-sociale, etica e pastorale dell’Enciclica spartiacque del cambiamento d’epoca”.

L’iniziativa, in cui si farà il punto sui diversi aspetti del generare e dell’essere genitori oggi, è organizzata dal Camillianum, dall’Ufficio Famiglia del Vicariato di Roma e dal Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.

Maurizio Mori, Ordinario di Filosofia morale e bioetica dell’Università di Torino e membro del Comitato Nazionale di Bioetica presenta il convegno e spiega che “i cambiamenti che sono stati registrati nell’ultimo mezzo secolo equivalgono a quasi duecento anni della Storia” in precedenza vissuta dall’umanità.

Mori parla di tre  ‘rivoluzioni’ che hanno di fatto modificato la vita e l’approccio di tutti all’esistenza. Quella “biomedica, quella informatico-comunicativa, e quella dei trasporti di persone e materiali; la prima riguarda il controllo della vita biologica e tra l’altro comporta l’accresciuta attesa di vita, il controllo la fertilità umana e la capacità di intervento sui corpi”.

Cosa significa allora oggi essere genitori, come si crea dialogo tra la Tradizione viva della Chiesa  con la cultura contemporanea, in un ascolto profondo delle sofferenze delle persona, dei loro problemi e delle loro istanze”?

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Uno dei punti di partenza per la riflessione sarà la Costituzione Apostolica di Papa Francesco Veritatis gaudium, che regola le attività accademiche delle Università Pontificie e invita ad un ‘laboratorio culturale in cui la Chiesa dialoga con il mondo e a 50 anni dalla pubblicazione dell’Humanae vitae,  il convegno, propone una riflessione interdisciplinare, un pacato ‘dialogo a tutto campo’ sui diversi modi di interpretare la genitorialità responsabile.

Per la preside del Camillianum Palma Sgreccia “l’impegno è quello di affrontare questo tema così vitale cercando di mappare ciò che ci unisce e ciò che ci fa discutere e di trovare, ove possibile, punti condivisi. L’intendimento del nostro Istituto è di esaminare questo dibattito in ascolto delle ferite personali, in un rapporto vitale con la Tradizione. È la verità antropologica del nesso inscindibile di sessualità e generazione ad ispirare, a stimolare e dirigere la nostra ricerca. Il Camillianum intende dialogare nella verità, con la ragione, che non si contrappone alla fede. Anche quando le differenze paradigmatiche di fondo impediscono soluzioni condivise l’analisi teorica delle differenze non è priva di senso, afferma la comune ricerca della famiglia umana, la nostra civiltà, significa disporsi alla partecipazione e alla comunione, all’incontro sul piano umano”.