I cristiani? Il gruppo più perseguitato. Lo dice anche il Parlamento Europeo

Una immagine del Parlamento Europeo di Bruxelles
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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A sottolineare che i cristiani sono il gruppo più perseguitato c'è anche un rapporto approvato dal Parlamento Europeo lo scorso 14 dicembre. E non è un dato da sottovalutare, perché fa seguito ad una serie di iniziative che hanno tutte un loro peso specifico.

Il testo votato era il “Rapporto Annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo e la politica dell’Unione Europea sul tema nel 2015”. Nel testo, i membri del Parlamento Europeo hanno sottolineato il bisogno di proteggere la libertà di religione nel mondo, partendo dall’impegno del’Unione Europea ai fondamentali diritti umani.

La nuova dimensione fornita dal rapporto è data proprio dalla note conclusive. In queste, si legge infatti che “i cristiani sono attualmente il gruppo religioso più attaccato e intimidito nelle nazioni in tutto il mondo, inclusa l’Europa, mentre i rifugiati cristiani soffrono in maniera regolare di persecuzioni con motivazioni religiose, e alcune delle più antiche comunità cristiane sono in pericolo di esistenza, specialmente in Nord Africa o nel Medio Oriente”

Il riconoscimento dei cristiani come gruppo più perseguitato è l’ultimo passo di una crescente sensibilità europea sul tema. Da poco, è stato nominato un inviato speciale UE sulla libertà religiosa, Jan Figel, che in una recente intervista ad ACI Stampa ha proprio posto il problema della persecuzione dei cristiani, dopo aver viaggiato nei luoghi dei conflitti. E nell’eurozona c’è l’esempio dell’Ungheria, che ha avviato un ufficio ad hoc sul tema dei cristiani perseguitati.

Certo, tutti gli uffici sul tema guardano spesso all’esterno dell’Europa, non tenendo in considerazione che i cristiani vivono una sorta di subdola discriminazione anche all’interno dell’eurozona. Succede quando, ad esempio, la libertà di coscienza non viene accettata, quando l’insegnamento religioso viene sradicato dalle scuole, persino quando si impedisce l’esposizione dei simboli del Natale per non offendere le alte confessioni.

Per questo, nel momento in cui il rapporto parla di una persecuzione che avviene ovunque “inclusa l’Europa” fa un passo avanti verso una autocritica fondamentale. Senza considerare lo sguardo che si deve avere a quello che succede. Solo recentemente un attentatore suicida si è fatto esplodere di fronte una chiesa al Cairo, causando la morte di 24 cristiani; in Sudan, ci sono pastori cristiani che affrontano la pena di morte; e il genocidio ad opera dell’autoproclamato Stato Islamico in Iraq e Siria continua: basti pensare che il numero di cristiani in Siria è crollato dai 2 milioni a meno di un milione, e quello dei cristiani in Iraq da 1,4 milioni a meno di 260 mila in pochissimi anni.

Il rapporto approvato dal Parlamento Europeo può aprire la strada a due iniziative che ancora non hanno preso piede, ma che sono spesso proposte: l’incriminazione presso la Corte Penale Internazionale di quanti perpetuano il genocidio (c’è una risoluzione UE del 4 febbraio 2016 in tal senso) e il rafforzamento delle prerogative di Jan Figel come inviato speciale UE per la promozione della libertà di religione o credo al di fuori dell’Unione Europea.

Al momento, il Parlamento Europeo ha richiesto di stabilire un gruppo di esperti con il compito di raccogliere prove riguardanti il genocidio contro le minoranze religiose ed etniche.

In generale, l’Europa lancia un messaggio chiaro: gli stati membri e l’intera Unione Europea devono fare di più nel cercare la giustizia per le vittime della persecuzione religiosa e per processare i perpetratori di questa persecuzione.

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