I cristiani in Iraq, una storia antica di sofferenza e cultura

Una chiesa in Iraq
Foto: ACS
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La tradizione vuole che l’Apostolo Tommaso andando verso Oriente evangelizzasse la zona che era sotto il dominio persiano. Già negli Atti degli Apostoli nel racconto della Pentecoste si parla di “ abitanti della Mesopotamia” tra i presenti. 

Altra fonte sulla evangelizzazione della regione è Eusebio da Cesarea che racconta come oltre la Siria Romana tagliando verso sud si arrivava a Ninive. 

Ma la storia della fede in quello che oggi chiamiamo Iraq inizia molto prima, con Abramo come ci racconta la Bibbia, cittadino di Ur, nomade che da quella città parte per arrivare alla terra che Dio gli indica. 

Una chiesa di origine apostolica dove il cristianesimo arriva dopo che quella terra ha dato via al dialogo tra Dio e l’uomo. Nella zona erano molte le comunità giudaiche e subito si formarono diverse comunità cristiane, ma presto nacquero anche le eresie. Come il nestorianesimo. Il Concilio di Efeso del 431, condannò Nestorio e definì dogmaticamente che Maria è Theotókos.

Ma nelle Chiese siriache ci furono anche grandi pensatori come Afraate ed Efrem, ai quali Benedetto XVI dedicò delle catechesi nel 2007. 

“Queste Chiese,- spiegava Benedetto- lungo il IV secolo, si sviluppano nel vicino Oriente, dalla Terra Santa al Libano e alla Mesopotamia. In quel secolo, che è un periodo di formazione a livello ecclesiale e letterario, tali comunità conoscono l’affermarsi del fenomeno ascetico-monastico con caratteristiche autoctone, che non subiscono l’influsso del monachesimo egiziano. Le comunità siriache del IV secolo rappresentano quindi il mondo semitico da cui è uscita la Bibbia stessa, e sono espressione di un cristianesimo, la cui formulazione teologica non è ancora entrata in contatto con correnti culturali diverse, ma vive in forme proprie di pensiero. Sono Chiese in cui l’ascetismo sotto varie forme eremitiche (eremiti nel deserto, nelle caverne, reclusi, stiliti), e il monachesimo sotto forme di vita comunitaria, esercitano un ruolo di vitale importanza nello sviluppo del pensiero teologico e spirituale”.

 

La dominazione araba iniziata dieci anni dopo l’ Egira di Maometto nel 622 arrivò velocemente anche in Mesopotomia. 

Le comunità cristiane con realismo politico si adattarono alle nuova situazione soprattutto con accordi economici. Ma presto per varie ragioni politiche ed economiche oltre che sociali, l’Islam prese il sopravvento. 

Lo ricordano grandi autori come Sofronio, vescovo di Gerusalemme o Giovanni Damasceno.

I secoli successivi furono complicati dalle invasioni dei mongoli e dei turcomanni. Da ricordare che Kublai Khan ebbe una madre cristiana. 

L’intreccio tra fedi prosegue per secoli, e i vari riti cristiani si fondono o si differenziano e il rapporto con Roma fu reso segnato dallo scisma d’ Oriente. 

Fu solo alla metà del 1500 che la Chiesa latina arrivò in Mesopotamia, dopo il Concilio di Trento in forma di missione. Fu Propaganda fide ad occuparsi dei territori. La prima delegazione apostolica in Medio Oriente fu costituita in Siria e da allora si cercò di andare ancor più verso Oriente. Con la presenza delle delegazioni il Papa si poneva a servizio delle Chiese Orientali. 

Ma gli sconvolgimenti politici e tribali non rendevano facile la vita dei cristiani.

Al momento del dissolvimento dell’ Impero Ottomano si arrivò anche alla divisione tra Francia e Inghilterra della sfera di interesse. 

Nel 1920 nasce l’ Iraq come lo immaginiamo oggi, ma le tante etnie e i tanti riti non facilitarono una vera autonomia delle Chiese cristiane. 

Da parte della Santa Sede venne istituita la Congregazione per le Chiese Orientali e nel tempo arrivarono diversi missionari ma la instabilità della regione rendeva difficile la vita dei cristiani. 

Nel XX secolo sono state tante le migrazioni che hanno allontanato i cristiani dall’ Iraq come dall’ Iran. E si arriva alla cronaca degli ultime decenni.

Oggi Bagdad è sede metropolitana ed eparchia propria del Patriarca di Babilonia dei Caldei e conta 200.000 cattolici, 108 battesimi nell’ultimo anno. Arcieparca metropolita di Baghdad dei Caldei è il Cardinale Louis Raphaël Sako, Papa Francesco lo ha creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 28 giugno 2018.

L’Arcidiocesi di Baghdad dei Latini,  conta 300.000 cattolici; 3 parrocchie 7 battesimi nell’ultimo anno. Arcivescovo di Baghdad dei Latini è Mons. Jean Benjamin Sleiman, O.C.D.

C’è poi l’Arcieparchia di Baghdad dei Siri, con 4.000 cattolici; 3 parrocchie, 23 battesimi nell’ultimo anno. Arcieparca di Baghdad dei Siri è Mons. Ephrem Yousif Mansoor Abba.

L’Arcieparchia di Baghdad degli Armeni, conta  500 cattolici; 2 parrocchie, 5 battesimi nell’ultimo anno. Amministratore Apostolico dell’Arcieparchia di Baghdad degli Armeni è il Rev.do Nersès (Joseph) Zabbara.

L’esodo più grave di cristiani è stato dopo il 2003, ma poi nel 2014 e nel 2017 dopo l’insediamento nel nord del Paese del sedicente Stato Islamico. Alla vigilia della seconda Guerra del Golfo, i cristiani in Iraq erano stimati tra 1 e 1,4 milioni. Da allora la loro presenza si è ridotta drasticamente. L’occupazione dell’Is della Piana di Ninive, culla storica del cristianesimo mesopotamico, ha letteralmente svuotato della presenza cristiana questa regione. Dopo la sconfitta del Califfato in Iraq nel 2017, i cristiani hanno iniziato lentamente a rientrare nella Piana di Ninive, grazie al sostegno della Chiesa universale e in particolare della Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs). A novembre 2020 quasi la metà dei cristiani di Ninive è rientrata, mentre l’80% delle chiese nella Piana era in fase di ricostruzione. Grazie ad Acs le 3 principali Chiese cristiane della Piana di Ninive (caldea, siro-cattolica e siro-ortodossa) hanno dato vita al Nineveh Reconstruction Committee (Nrc) con lo scopo di facilitare il ritorno dei cristiani alle loro comunità di origine e assicurare a loro e ad altre minoranze tutela giuridica e salvaguardia dei diritti umani fondamentali”. Il grande sforzo di solidarietà profuso dalla comunità cattolica internazionale ha permesso il rientro di oltre il 45% delle famiglie originariamente residenti nella Piana di Ninive e cacciate dalla violenza islamista. 

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