I nuovi alabardieri della Guardia svizzera giurano di dare la vita per il Papa

Un alabardiere al Bettolino, la mensa ufficiali della GSP, davanti all' affresco dell'arrivo della Guardie nel 1506
Foto: AA
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

E’ vocazione di ogni battezzato, essere testimone di Cristo, del dono della vera vita in lui. Il cardinale Segretario di stato vaticano Pietro Parolin lo dice alle nuove reclute della Guardia Svizzera che oggi nel Cortile di San Damaso giurano di dare la loro vita per il Papa e per la Chiesa.

La giornata del giuramento, il 6 maggio di ogni anno, nel ricordo delle 147 guardie che hanno difeso il Papa con la loro vita nel 1527 durante il sacco di Roma, inizia con la messa. Nella Basilica vaticana, alle 7.30 di mattina, all’altare delle Cattedra, ci sono le famiglie, gli amici e qualche giornalista.

Il Segretario di Stato, che celebra normalmente la messa, ricorda che l’impegno delle nuove guardie deve essere basato sulla fede, che alla fine è martirio. Come quello delle 147 del sacco di Roma: “ Una simile morte eroica, un simile dono della vita non sarebbe stato possibile senza la fede nel Signore della vita, senza la fede nella resurrezione come fondamento e sostegno”.

Un invito alla testimonianza, un invito ad essere anche con i giovani svizzeri in modo che “ anche chi desidera la luce e la vita ma spesso non ha il coraggio di accoglierla” per coloro che “sono affamati di senso e pienezza, perché possiate dire loro che vale la pena proporsi  cose grandi e belle, pur comportando impegno e dedizione ed sssendo accompagnate da qualche fatica”.

La Guardia Svizzera Pontificia mantiene semprepiù il rapporto stretto tra innovazione e tradizione come ha ricordato incontrando i giornalisti il camandante Christoph Graf.

Negli ultimi tempi la collaborazione con la polizia del Ticino porta ad una maggiore formazione. Perché oggi le sfide sono sempre più grandi. Non solo la sicurezza, ma anche  lo stile di Papa Francesco, più vicino da avvicinare anche per la Guardia, ma con molte più necessità nel contatto con la gente.

Così le guardia hanno imparato a controllare la sicurezza mentre magari prendono in braccio dei neonati che il Papa vuole abbracciare.

Anche una cinquantina per ogni udienza.

Nuove sfide per la ricerca delle guardie. La Chiesa in Svizzera è in profonda crisi e trovare giovani fedeli ed impegnati diventa difficile.

In questo una grande collaborazione viene dalle ex guardie che vanno nelle scuole, nei paesi, nelle parrocchie a raccontare la bellissima esperienza di essere nlla Guardia del Papa.

Quest’anno ci saranno solo un ventina di nuovi alabardieri, non però perché non ci siano richieste, ma perché molti hanno deciso di rimanere in servizio più dei due anni minimi.

Questo, dice il comandante, vuol dire che si sta bene a fare la Guardia. In parte anche “effetto giubileo”, molti vogliono restare a Roma per la fine del Giubileo della misericordia.

Cantone ospite quest’anno quello di Glarona. Una delle 23 reclute giurerà in lingua italiana. Per accogliere le famiglie per alcuni giorni si svolgono conceerti e feste. Dopo la messa del 6 mattina, la Commemorazione dei Caduti con il conferimento delle onorificenze nel Cortile d’Onore del Quartiere Svizzero. Poi le 23 nuove guardie prestano il solenne giuramento sulla bandiera del Corpo, davanti al rappresentante del Papa Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato e presente il Presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann, e altri ospiti tra cui il Presidente della conferenza episcopale svizzera monsignor Charles Morerod.

Poi la festa per tutti e domani, sabato mattina il Presidente della Confederazione, Johann Schneider-Ammann, sarà ricevuto dal Papa Francesco, che poi riceverà le nuove guardie con le famiglie.

Viva la Guardia si dice spesso in Vaticano, e senza nulla togliere ovviamente alla Gendarmeria.

Ti potrebbe interessare