I professori universitari di Lettera 150 chiedono che le messe siano di nuovo pubbliche

A rischio la libertà di culto e gli accordi dei Patti lateranensi

Messa senza fedeli
Foto: cremonaoggi.it
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E’ sempre più pressante la richiesta di permettere di nuovo ai fedeli la partecipazione alla messa nel rispetto delle norme di sicurezza per evitare il contagio da Covid-19.

Arriva anche l’appello del Comitato Valori e Identità Religiose di «Lettera 150».

“L’attivazione dei canali previsti dagli Accordi con le Confessioni, nonché l’apposita Commissione governativa sulla libertà religiosa, consetirebbe di concordare con tutte le religioni modalità utili per l’effettuazione dei riti collettivi sull’esempio di ciò che avviene in Polonia ed in Sassonia” scrivono in una nota diffusa alla stampa

“L’impatto delle misure di contrasto al Covid-19 sulla libertà di culto, definita da Alexis de Tocqueville “la prima, la più santa, la più sacra di tutte le libertà umane”, è stato estremamente duro” si legge nel testo che ricorda che “la Corte Costituzionale della Repubblica Federale Tedesca ha recentemente ribadito il primato della protezione dai “pericoli per il corpo e la vita”, ma ha allo stesso tempo riconosciuto che il divieto di riunione nei luoghi di culto costituisce una “grave limitazione dell’esercizio della libertà religiosa””.

Si accenna anche al tentativo di interruzione della celebrazione eucaristica e con le multe comminate ai presenti a Cremona e che “la situazione di “lockdown” della libertà di culto si ripercuote anche sulle altre confessioni religiose presenti in Italia, che si trovano costrette ad una compressione notevole della loro esperienza di fede. E’ qui in gioco non soltanto la libertà di culto, ma il principio della libertà dell’individuo. Si segnala inoltre che alcune forme di esercizio della libertà religiosa sono protette dalla normativa di derivazione pattizia e, quindi, sottratte alla potestà legislativa unilaterale dello Stato”.

La proposta è quella di concordare modalità concrete di esercizio della libertà di culto tali da garantire la sicurezza e la salute dei fedeli, senza rischi per la salute pubblica”.

Inoltre l’appello afferma che “dovrebbe poi essere naturale il concedere, ai sacerdoti che lo desiderino, l’autorizzazione sottraendoli all’obbligo di autocertificazione a recarsi presso le abitazioni dei malati con appositi presidi e dispositivi per somministrare, laddove richiesto e laddove possibile, i sacramenti. Si chiede Inoltre come ad esempio in Svizzera, di ripristinare la possibilità di celebrare i riti funebri «nella stretta cerchia familiare», ovviamente con l’uso dei medesimi presidi di protezione”.

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