I riflettori della Chiesa sui lavoratori del mare che non possono tornare a casa

In occasione della Domenica del Mare, il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale invia un messaggio e pone i riflettori sui lavoratori costretti a rimanere in barca per la chiusura dei confini

Una immagine dell'Apostolato del Mare
Foto: humandevelopment.va
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I lavoratori del mare sono spesso costretti lontano da casa, in condizioni difficilissime, con contratti di lavoro che a volte rasentano la schiavitù e l’impossibilità di vedere terra per diverso tempo. Ora, con la crisi del Coronavirus, hanno dovuto persino prolungare il loro turno di lavoro, sono rimasti ancora più a lungo lontano da casa per via della chiusura dei confini, e sono a volte colpiti anche dallo stigma del possibile contagio.

Ad accendere i riflettori su questa categoria di lavoratori quasi sempre dimenticata ci pensa la Chiesa cattolica, che all’Apostolato del Mare ha dedicato una sezione ora inclusa nel Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Proprio il prefetto del Dicastero, il Cardinale Peter Turkson, ha inviato un messaggio in occasione della Domenica del Mare.

L’idea era quella di celebrarla a Glasgow, dove cento anni fa, nel 1920, vede le prime mosse l’apostolato del Mare, che prese a prestito il nome di apostolato dai gesuiti. Fu lì che un gruppo di laici, tra cui un anglicano convertito al cattolicesimo, pensò di dare forma all’impegno per i marittimi. Questa sollecitudine divenne parte dell’impegno ufficiale del Vaticano, con un segreteria inserita prima nella Sacra Congregazione Concistoriale negli anni Cinquanta, poi nel Pontificio Consiglio dei Migranti, oggetto anche di un motu proprio di Giovanni Paolo II, e infine, oggi, nel dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale.

Ma a Glasgow non si può andare, la grande conferenza del centenario è rinviata al 2021 per via del lockdown completo proclamato da molti Paesi.

Nota il Cardinale Turkson che se molte aziende hanno chiuso, “l’industria marittima ha continuato ad operare, aggiungendo così una moltitudine di sfide alla vita già di per sé problematica dei marittimi, mettendoli in prima linea nella lotta contro il coronavirus”.

Sì, perché queste navi trasportano “il 90 per cento dei prodotti che ci sono necessari per continuare a vivere normalmente”, come medicinali e attrezzature mediche, mentre le crociere, prima di fermarsi, hanno dovuto trattare con i governi per far sbarcare con sicurezza gli ospiti e hanno dovuto lottare per contenere l’infezione al loro interno.

Eppure, i marittimi sono stati “appena considerati”, nonostante “il ruolo fondamentale che hanno avuto” e le difficoltà che hanno affrontato. Perché in questa situazione, “i membri dell'equipaggio, che avevano già trascorso tra i sei e i dieci mesi a bordo, hanno dovuto subire il grande inconveniente di vedersi estendere il periodo di lavoro, con la conseguenza di un aumento della fatica personale e di un’assenza prolungata dai loro cari e dal comfort delle proprie case”.

Sono circa 100 mila i marittimi che ogni mese potrebbero tornare a casa alla fine del contratto, e non hanno potuto per via dell’emergenza COVID, e lo stesso numero pronto a partire non ha potuto farlo, rimanendo così senza lavoro.

Alcuni si sono persino suicidati, perché non potevano scendere a terra, ma nemmeno ricevere visite, altri si sono ammalati, e quanti hanno ricevuto cure mediche urgenti le hanno viste negate, mentre quelli che sono riusciti a tornare sono stati sottoposti a quarantena, o sono stati persino discriminati.

Il tutto mentre – denuncia il dicastero – “alcuni armatori, agenzie di reclutamento e dirigenti senza scrupoli usano la scusa della pandemia per revocare i propri obblighi nei loro confronti, rifiutandosi di garantire i loro diritti lavorativi, salari adeguati e la promozione di ambienti di lavoro sicuri e protetti per tutti”.

La sicurezza è un tema cruciale: nei primi tre mesi del 2020, attacchi e tentativi di sequestro da parte dei pirati sono aumentati del 24 per cento.

In molti, nota il Cardinale Turkson, perderanno il lavoro, ed è a loro che viene dedicata la domenica del Mare. Il cardinale ricorda ai marittimi che non sono soli, che “i cappellani e i volontari della Stella Maris sono con voi ovunque voi siate, non necessariamente in cima alla passerella ma attraverso una ‘cappellania virtuale’ che si tiene in contatto con voi mediante i social media, sempre pronti a rispondere alla vostra chiamata, a porgere un orecchio compassionevole e a pregare per il vostro benessere e la sicurezza delle vostre famiglie”.

E il Cardinale ricorda poi che “nessuno vi abbandonerà: i cappellani e i volontari della Stella Maris saranno con voi nei prossimi mesi, quando la vostra capacità di resilienza sarà messa alla prova, e cercheranno di rispondere ai vostri bisogni materiali e spirituali. Essi saranno sempre al vostro fianco, alleviando le vostre preoccupazioni, difendendo il vostro lavoro e i vostri diritti e combattendo la discriminazione Non siete soli”.

Il cardinale annuncia anche che l’intenzione di preghiera di Papa Francesco per il prossimo mese di agosto sarà proprio dedicata al mondo marittimo. A questa preghiera, si aggiunge quella del Dicastero per quest’anno, tutta dedicata a Maria Stella Maris.

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