I vescovi europei, radicati in Cristo con lo sguardo alle grandi sfide

Presidente e vicepresidenti del CCEE presentano il messaggio al termine dell'assemblea plenaria in Terrasanta
Foto: CCEE
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Si chiude con un messaggio di due pagine la plenaria dei vescovi europei del Consiglio delle Conferenze Episcopali, che si sono riuniti in plenaria in Terrasanta dall’11 al 16 settembre. Una plenaria con il duplice obiettivo di tornare lì dove tutto è cominciato, per dare solidarietà ai cristiani perseguitati in Medio Oriente e trovare anche nuova linfa per l’impegno nella vecchia Europa.

Il messaggio è una sintesi delle esperienze che i vescovi hanno fatto in questa eccezionale plenaria itinerante, dove sono stati tra la Galilea e Gerusalemme, hanno visitato ospedali pediatrici e mostrato vicinanza alle scuole cristiane a rischio, ma hanno anche discusso della situazione dell’Europa attuale, rendendosi conto – si legge nel messaggio – che “l’Europa chiede alla Chiesa, anche se non sempre consapevolmente, che annunzi senza paure e con gioia la novità della vita in Cristo che è l’Evangelo.”

Una buona novella difficile da annunciare. C’è il dramma dell’immigrazione, e dei rifugiati, che bussano alle porte dell’Europa. Un esodo “complesso,” che richiede una risposta “da parte dei singoli Stati,” dato che ogni territorio ha “situazioni radicalmente diverse.” Da parte loro, i vescovi sottolineano il “grande impegno delle Chiese d’Europa,” che collaborano con gli Stati, i quali sono chiamati “attraverso le istituzioni necessarie,” a “mantenere l’ordine pubblico, garantire la giustizia per tutti e offrire una generosa disponibilità per chi ha veramente bisogno.” I vescovi chiedono anche un intervento delle Nazioni Unite, invitando l’organismo internazionale a “giungere ad efficaci soluzioni non solo nel rispetto della prima accoglienza, ma anche ai Paesi di provenienza dei migranti.” Va insomma, fermata la violenza, perché “la pace in Medio Oriente e Nord Africa” è vitale per l’Europa.

Sullo sfondo, il no deciso agli interventi armati, la ricerca di una soluzione politica che si è rispecchiata nelle parole del Patriarca di Gerusalemme Fouad Twal. E infatti, i vescovi europei sottolinea che il Medio Oriente “ha bisogno di giustizia e di stabilità nelle diverse regioni e popoli.” “I vescovi affermano che il dialogo e lo sviluppo sono il vero nome della pace,” chiedono di garantire “l’uguaglianza dei cittadini e dei Paesi” perché così “le società mediorientali potrebbero essere un esempio di convivenza per la comunità internazionale.”

I vescovi sperano anche in una soluzione della zona di Cremisan, dove varie terre sono state confiscate, mentre non citano mai espressamente il problema del taglio di fondi alle scuole cristiane, pure molto presente nel loro messaggio.

Lo si trova in controluce anche nella richiesta di “rispettare la libertà religiosa, diritto umano fondamentale senza il quale gli altri diritti diventano fragili,” come prova tragicamente “la persecuzione dei cristiani;” e lo si trova esplicitamente nella rivendicazione del “diritto fondamentale dei genitori ad educare i propri figli,” una libertà che viene resa possibile quando “le scuole cattoliche possono svolgere il loro compito educativo a favore di tutta la società con ogni opportuno sostegno.”

E poi, lo sguardo va alla sfide più immediate. Al Sinodo dei vescovi, per il quale si pregherà ogni giorno nella Basilica dell’Annunciazione, come richiesto negli scorsi giorni dal Cardinal Petr Erdo, presidente del CCEE. Mettendo in chiaro le cose, i vescovi europei sottolineano che “la Chiesa crede fermamente nella famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna,” spiegano che “non si vede perché realtà diverse di convivenza debbano essere trattate allo stesso modo,” si dicono preoccupati dal tentativo di “applicare la teoria del gender,” un prodotto del “pensiero unico che tende a colonizzare l’Europa,” espressione di “una antropologia contraria alla vera e autentica valorizzazione della persona umana.”

Ti potrebbe interessare