Il beato Arcangelo Canetoli: un canonico lateranense alla ricerca di Dio

Papa Benedetto XIV lo ha beatificato il 2 ottobre 1748

Il beato Arcangelo Canetoli
Foto: pubblico dominio
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La vita alle volte segue le sue strade e l'uomo che vuole amare Dio si incammina per questi sentieri anche se non li comprende da subito. Così è stata la vita del beato Arcangelo Canetoli.

Nato nel 1460 a Bologna, la sua famiglia è una delle più in vista della città, anche se per una faida con altri casati, vide presto la sua fine. Il giovane Arcangelo seppe vivere, nel silenzio e nella preghiera, questa vicenda che lo colpì in pieno. Non fu certamente una prova facile, nè spiritualmente nè materialmente.

Il suo biografo ufficiale scrisse che probabilmente, nella comunità di Venezia, nella quale il beato aveva l'ufficio di accogliere i pellegrini tra questi riconobbe gli autori della strage familiare, ma con la grazia di Dio, riuscì a perdonare, vivendo la sua esistenza serena e nelle mani del Padre.

Giovanissimo, sentendo la chiamata ad una vita di maggiore raccoglimento, vestì l'abito dei Canonici Regolari di Santa Maria di Reno - chiamati anche “renani” - della famiglia dei Canonici Regolari Lateranensi. Era il 29 settembre 1484.

Per umiltà chiese di essere accolto come semplice fratello, anche se dopo pochi anni, i superiori vedendo il gran bene svolto e le doti intellettuali del giovane, lo consigliarono di accettare, per obbedienza, l'ordinazione sacerdotale che ricevette nel 1498.

Fu un amante della preghiera e della meditazione. Nelle comunità nelle quali operò - Venezia, Padova, Vicenza e Gubbio - visse la Regola professata e l'amore al prossimo in difficoltà.

Dal 1498 per alcuni anni visse una esperienza di vita eremitica e contemplativa nella comunità di Sant'Ambrogio a Gubbio.

Ebbe diversi doni mistici che usò in favore degli altri. Visse la propria consacrazione all'insegna dell'umiltà e della semplicità rifiutando, più di una volta con decisione, l'Arcivescovado delle città di Bologna e di Firenze.

Fu un autentico padre degli umili e di tutti coloro che si rivolgevano al suo cuore. Nel suo procedere ebbe conobbe la famiglia dei Medici, di cui predisse l'elezione di Leone X al soglio pontificio, e degli Acquisti di Arezzo.

Arcangelo fu un religioso distaccato da tutto, amando solo Dio che incontrava nella meditazione e visitava nelle necessità dei poveri che ricorrevano al suo soccorso.

Alla sua morte i molti beneficati ne piansero la generosità, oltre che l'anima eletta nelle vie di Dio.

L'abate e canonico lateranense Giuseppe Ricciotti per devozione al beato nel 1913 ne scrisse una piccola vita.

Spirò il 16 aprile 1513 a Gubbio anelando ai soli beni eterni, cercati per tutta la vita. Papa Benedetto XIV lo ha beatificato il 2 ottobre 1748.

Il corpo è sepolto nella chiesa di Sant'Ambrogio di Gubbio e ad una prima ricognizione, fu trovato incorrotto.

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