Il Cardinale Bagnasco: "L'uomo moderno è smarrito perchè non guarda Dio"

La Messa presieduta dal Cardinale Bagnasco
Foto: Arcidiocesi di Genova
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Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, ha presieduto ieri al Santuario della Madonna della Guardia la Messa per la Giornata della Santificazione del Clero. Nella celebrazione è stato ricordato il Cardinale Giuseppe Siri, a 30 anni dalla morte.

“Dio - ha detto il porporato - ha scelto noi ad uno ad uno, ci conosce per nome, ci ha scritti sul palmo della Sua mano, ci ha chiamato amici, ci ha messo a parte dei Suoi segreti, ci ha dato il potere che non ha dato agli angeli, ci ha costituiti pastori delle anime che Lui ha redento con il Suo sangue”.

Gesù   ha proseguito l’Arcivescovo - chiamandoci a stare con Lui ci ha chiamati ad una intimità radicale, che ci porta a misurare tutto di noi su questa elezione di grazia, sul cuore a cuore con Dio che rischiara anche la notte e il riposo. Tutto di noi, e tutto della nostra esistenza, è segnato dall’essere scelti da Lui nonostante noi, per associarci alla sua missione di salvezza. Oggi Dio è spesso una presenza non guardata; per questo l’uomo moderno è smarrito: conquista il mondo e perde l’anima, ma la nostalgia resta e resterà sempre! E’ questa la ragione per cui il migliore alleato del Vangelo non sono i programmi, le risorse, la cultura, ma l’uomo nella profondità del suo essere e della sua misteriosa inquietudine”.

Secondo il Cardinale Bagnasco “la cultura odierna è una cultura di distrazione dall’essenziale, indebolisce i legami personali ed etici, tende ad omologare le differenze, vuole distruggere la tradizione e il senso della storia per trasformare la comunità in un agglomerato uniforme, dove nessuno trova casa ma solo alloggio. E, intanto, in nome della libertà la si distrugge: sappiamo, infatti, che il modo più efficace per sciogliere la libertà non è quella di reprimerla, ma quello di creare un labirinto di scelte tale da paralizzare la capacità di discernere e decidere responsabilmente. C’è bisogno di un’eruzione di lava bruciante per prosciugare l’alluvione inerte dei giorni, e questa lava è la nostra santità di Pastori”.

Al clero l’Arcivescovo di Genova non chiede di essere moderno ma attuale e - ha concluso - “la chiamata ricevuta è troppo bella per non viverla nella lode, protesi verso la santità che Dio ci offre. A noi tocca ripetere il gesto di Pietro che – camminando sulle acque – affonda, ma il Maestro gli tende la mano amica e salvatrice”.

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