Il Cardinale De Donatis: "L'umorismo cristiano strada per la santità"

Il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
Foto: Diocesi di Roma
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Prosegue il ciclo di catechesi sulla Esortazione Apostolica di Papa Francesco Gaudete et exsultate tenute dal Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale per la Diocesi di Roma.

Il porporato ricorda che il credente rischia di essere miope, di non mettere a fuoco le tante benedizioni divine con cui viene a contatto. E questo accade per tanti motivi: ansietà nervosa, violenza, accidia comoda, falsa spiritualità. E tutto ciò “rende tristi, di una tristezza che non è il capriccio frustrato del bambino, ma qualcosa di più profondo: una sorta di alzheimer dello spirito per cui non cogliamo più la bellezza, la grazia, I’ opportunità divina”.

Ecco perché il cristiano deve essere gioioso: “chi è contento non fa peccati! Per peccare bisogna essere tristi: quali possono essere le caratteristiche di una santità quotidiana capace di riaccendere in noi la santa letizia? Prima di tutto la pazienza. Attenzione: la pazienza non è la virtù degli sconfitti, ma dei potenti. Il paziente inarrivabile è Dio”.

Insieme alla pazienza, ecco “la contentezza, l’umorismo. Noi cristiani che siamo figli di Dio non possiamo permetterci il lusso di scoraggiarci, di sentirci abbandonati. L’umorismo è il privilegio divino delle persone amate. Una comunità di figli di Dio progredisce se c'è anche chi sa smitizzare, far sorridere, sgonfiare le tensioni con una battuta. L'umorista cristiano sa una cosa semplicissima: che solo Dio è buono”.

“Come crescere nella contentezza, nell’umorismo? - si chiede, concludendo, il Vicario di Roma -  due semplici accortezze: l'umorismo cristiano è proprio di chi ha smesso le vesti dell'onnipotenza. ln tal senso l'umile è sempre contento, perché non ha più pretese sulla vita, non la violenta, non la spreme per ottenere il soddisfacimento dei suoi sogni adolescenziali. L'umorismo cristiano, poi, richiede di dementalizzarci, cioè di non ridurre tutto a ragionamento. spesso facciamo l'errore di scambiare i nostri processi mentali con la verità di noi stessi. Non è così! Noi abbiamo preoccupazioni, dolori, ma non siamo le nostre preoccupazioni, i nostri dolori. Siamo solo figli. Ecco la verità che ci salva da noi stessi”.

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