Abusi, la Corte Australiana respinge l'appello del Cardinale Pell

La sentenza di appello ha confermato la condanna a sei anni di carcere. Ora ci sono 28 giorni per presentare l’ultimo possibile ricorso

Il Cardinale George Pell in Sala Stampa della Santa Sede
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Il Cardinale George Pell, prefetto emerito della Segreteria per l’Economia, torna in carcere. È stato infatti respinto il suo appello contro la condanna dello scorso 13 marzo a sei anni per abusi. Dal momento della sentenza, il cardinale già iniziato a scontare la pena. L’udienza di appello si è tenuta il 5 e 6 giugno. Ora, la conferma del reato di colpevolezza. I legali del Cardinale hanno 28 giorni di tempo per presentare l’ultimo ricorso possibile all'Alta Corte di Australia.

Un portavoce del Cardinale Pell ha sottolineato che il cardinale è "ovviamente deluso dalla decisione di oggi" e che il suo "team legale andrà ad esaminare con cura il giudizio per determinare uno speciale ricorso all'alta corte". Il portavoce nota che la decisione è venuta con due voti a favore e uno contrario, segno di una "divisione". "Il Cardinale Pell - conclude il portavoce - continua a dichiararsi innocente". 

Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, sottolinea che "ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di
respingere l’appello del Cardinale George Pell".

"In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario - prosegue Bruni -  (la Santa Sede) ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte. Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili".

In una successiva dichiarazione, la Sala Stampa della Santa Sede chiarisce che "come per altre vicende, la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso".

I giudici hanno deliberato con due voti a favore della colpevolezza e uno contrario. La decisione dei giudici giunge dopo che un primo processo per “reati storici” di abuso sessuale si è concluso senza un verdetto. Nel nuovo processo, una nuova giuria ha approvato all'unanimità un verdetto di colpevolezza. Un secondo capo di imputazione è stato invece respinto dal tribunale per mancanza di prove ammissibili.

Il Cardinale George Pell era stato giudicato colpevole dal tribunale dello stato di Victoria, in Australia, di abusi sessuali su due ragazzi di 13 anni. La sentenza era stata resa nota a febbraio, ma era stata emessa l’11 dicembre dopo oltre due giorni di deliberazione. Il tribunale aveva però vietato di darne notizia.

Il Cardinale George Pell era stato membro del Consiglio dei Cardinali fino a dicembre, quando è uscito per ragioni di età dal Consiglio insieme ai Cardinali Errazuriz e Mosengwo Pasinya. Papa Francesco lo aveva invece lasciato nel suo incarico di prefetto della Segreteria per l’Economia, nonostante il suo mandato fosse scaduto e avesse superato di due anni i 75 anni, età del pensionamento. La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto la fine del mandato del Cardinale Pell il giorno dopo la sentenza, mostrando che la fine mandato non era legata alle vicende giudiziarie.

Il Cardinale Pell è rimasto in carcere durante tutto il periodo dell’appello.

La Conferenza Episcopale di Australia afferma che i vescovi di Australia devono essere "rispettosi della legge" e quindi accettare la sentenza" e allo stesso tempo ci tengono a far sapere che si rendono conto che "questo è stato e resta un tempo molto difficile per i sopravvissuti di abuso sessuale su minori e per quanti li supportano" e riconoscono "il dolore che quanti sono stati abusati hanno vissuto nel lungo processo dei processi e dell'appello del Cardinale Pell" e che il giudizio sarà "doloroso per molte persone". 

In comunicato, l'arcivescovo Anthony Fisher di Sydney ha chiesto "calma e civiltà", notato che la divisione dei giudici rispecchia la divisione che c'era stata sia nel primo che nel secondo processo, affermato che il Cardinale si è sempre proclamato innocente e che comunque qualunque decisione sul suo status sarà presa dalla Santa Sede e certamente non prima dell'ultimo appello.

L'arcivescovo Peter Comensoli di Melbourne, che negli scorsi giorni ha anche visitato il Cardinale Pell in carcere,  e ha sottolienato che si "assicurerà che il cardinale avrà supporto pastorale e spirituale mentre continua a scontare la pena". 

Il Cardinale Pell aveva lasciato Roma nel giugno 2017, in un congedo concessogli da Papa Francesco per andare a difendersi in Australia, dove era stato incriminato con diversi capi di imputazione per “reati storici di violenza sessuale”, in due casi separati. Il 26 febbraio 2019, la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso una dichiarazione in cui ha confermato le misure cautelari già disposte nei confronti del cardinale Pell dall’Ordinario del luogo al suo rientro in Australia, misure che gli proibiscono “l’esercizio pubblico del ministero” e “il contatto in qualsiasi modo e forma con minori d’età”.

Il Cardinale Pell aveva presentato lo scorso 1 maggio un'istanza di "non colpevolezza" alla Magistrates' Court di Melbourne. Le accuse hanno portato a due procedimenti denominati "Processo della cattedrale" e "Processo dei nuotatori".

Nel primo caso, il cardinale Pell è stato accusato di atti osceni e di aggressione sessuale contro due ragazzi del coro nella sacrestia della cattedrale di Melbourne dopo la Messa di mezzogiorno, alla fine del 1996 e di nuovo all'inizio del 1997. Nel secondo caso le accuse erano di aggressione a sfondo sessuale contro due ragazzi mentre si trovavano in piscina alla fine degli anni Settanta.

I giurati non hanno raggiunto un verdetto unanime o a maggioranza sul “Processo della Cattedrale”, mentre un nuovo processo iniziato a novembre 2018 con una nuova giuria ha riconosciuto il Cardinale Pell colpevole. Il “processo dei nuotatori, che era previsto ad aprile, non è andato avanti per mancanza di prove ammissibili.

Contro il Cardinale Pell, c’era stata una forte campagna mediatica. In particolare, era stato un libro della giornalista di ABC Australia Louise Milligun ad aver attaccato il cardinale di aver insabbiato casi di pedofilia e di essersi macchiato di abusi egli stesso. Il libro è stato ritirato dal mercato su richiesta dei legali del Cardinale Pell.

Nel 2016, tra fine febbraio e inizio marzo, il Cardinale era stato ascoltato a Roma dalla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse, la commissione che era stata messa su dal governo australiano per indagare su come la Chiesa avesse risposto ai casi di abusi negli anni 1970-1980. Il Cardinale non era andato in Australia a causa di problemi di salute.

Il Cardinale era accusato di aver occultato casi di pedofilia sia da sacerdote e vescovo ausiliare della sua città natale di Ballarat e poi da vescovo di Melbourne tra il 1996-2001.

Il Cardinale Pell ha sempre sostenuto la propria innocenza. Ha negato di essere a conoscenza di atti criminali e ha rifiutato anche ogni accusa di complicità con sacerdoti abusatori, in particolare con Gerard Risdale, con cui aveva condiviso un appartamento nei primi anni di sacerdozio.

Durante gli interrogatori con la Royal Commission, il cardinale aveva anche sottolineato gli errori di gestione della Chiesa in Australia, e in particolare la pratica di non segnalare alla polizia le segnalazioni di abusi.

Articolo aggiornato alle 11:38 con le ulteriori dichiarazioni della Sala Stampa della Santa Sede

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