Il cardinale Piacenza chiede ascolto, prudenza e gioia ai confessori in attesa del Natale

In una lettera per la preparazione al Natale chiede ai confessori di essere ministri della vita

Confessione
Foto: pd
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“L’ascolto umile e fedele, attento e generoso delle confessioni sacramentali sia il tratto dominante di questi ultimi giorni della novena, che ci prepara alla grande solennità e, poi, dell’intero Tempo di Natale, nel quale, sempre e ancora, i fedeli continuano ad accostarsi al confessionale”.

A ribadirlo parlando direttamente ai confessori è il Cardinale Mauro Piacenza Penitenziare Maggiore che in prossimità del Natale ha inviato una lettera a tutti i sacerdoti che in questi giorni si apprestano ad ascoltare le confessioni.

Il Santo Natale del Signore - scrive Picenza- è la “Festa della vita”” . E ancora di più è una occasione per un incontro d’amore: “il Padre ama l’uomo, sua creatura, fino al punto da inviare il Figlio, che assume un’integra natura umana creata, che si fa carne, partecipando interamente alla vicenda degli uomini”. E “La vita, quella guadagnataci da Cristo crocifisso e risorto, viene donata sacramentalmente, cioè realmente, all’uomo in ogni confessione”, perciò “Il fedele che si accosta umilmente e con le debite disposizioni al sacramento della Riconciliazione, può dire con serena certezza: “Ho trovato la vita”!

Ecco che un buon confessore quindi non deve mai trascurare di avere, “l’attenzione nell’ascolto. Una sola parola, il tono della voce, una sfumatura, un cenno indiretto, possono svelare i segreti dell’anima e permettere il giusto consiglio, la giusta parola, l’autentica indicazione di percorso. Al contrario, parole avventate o disattente possono bloccare, anche per anni, una coscienza che fatica ad aprirsi a Dio. La delicatezza non è mai troppa!”

Ancora “indispensabile è la prudenza nel giudizio. Il penitente non sempre può portare il peso di tutto quanto gli si vuole dire nel breve colloquio della confessione. È necessario essere estremamente prudenti, per non scoraggiare nel cammino di fede o nella lotta contro il peccato, e per introdurre sempre in quella gioia della vita, che il sacramento della Riconciliazione è chiamato continuamente a ridonare”.

E naturalmente la confessione deve riportare gioia e “dovrebbe sempre essere, per tutti, sia ministri sia penitenti, una “Festa della fede”: un momento di lieta celebrazione della rinnovata comunione con Dio e con la Chiesa”.

Ovviamente, conclude il cardinale, “la Grazia del sacramento non è opposta alla libertà, ma, al contrario, la libertà è figlia della Grazia: un uomo che cercasse sempre solo se stesso, perderebbe se stesso e perderebbe la vita. L’uomo che, invece, dimentica se stesso non cerca la propria vita, ma si mette, senza paura, a disposizione dell’amore, trova Dio e trova se stesso, in una libertà che solo la fede e la grazia sono capaci di donare. Siamo così ministri della vita”.

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