Il Cardinale Wojtyła al sacerdote pedofilo: ogni reato deve essere punito

Da Cardinale il futuro Giovanni Paolo II fu esponente della linea dura contro sacerdoti che avevano compiuto reati a sfondo sessuale

Il Cardinale Wojtyla
Foto: Primate Cardinal Stefan Wyszynski Institute/CNA
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"La mancata misura punitiva da parte del tribunale ecclesiale non annulla il reato né cancella la colpa" – ha scritto nel 1971 l’allora Cardinale Karol Wojtyła, Arcivescovo Metropolita di Cracovia al rev. Józef Loranc, accusato di abusi sessuali su alcune ragazzine, dopo aver lasciato il carcere. La lettera è stata trovata dai giornalisti di ‘Rzeczpospolita’ Tomasz Krzyżak e Piotr Litka negli archivi dell’Istituto di Memoria Nazionale (IPN). Insieme ad altro materiale a cui hanno avuto accesso – come affermano i giornali nell’edizione odierna – esso getta luce sul modo di comportarsi del futuro Papa con coloro che hanno commesso reati sessuali nel periodo del suo ministero a Cracovia. "Nell’opinione degli specialisti di diritto penale ecclesiastico – si legge – questo comportamento differisce in modo significativo dalla pratica allora comune di indulgenza nei confronti di chi aveva commesso tali reati".

Nel testo precedente – "Pellegrinaggi ecclesiali di predatori sessuali" di "Plus Minus" del 26-27 novembre - i giornalisti avevano scritto la storia di don Eugeniusz Surgent e le decisioni di alcuni vescovi che "sapevano o potevano sapere delle sue attività criminali". "E sebbene gli fossero state imposte alcune limitazioni, il sacerdote vagava per le diocesi e continuava ad abusare dei bambini […]. Decisioni in merito al Rev. Surgent furono prese anche dal Card. Karol Wojtyła. Ci si potrebbe domandare se fossero state sufficiente, ma ci sembra di aver dimostrato in modo abbastanza convincente che abbia agito nell'ambito delle sue competenze e aveva lasciato l'ultima parola su un'eventuale sanzione al sacerdote, al suo ordinario, il vescovo di Lubaczów. Sul fatto che Surgent, uscito dalla prigione, abbia lavorato in altre due altre diocesi, l’allora Metropolita di Cracovia, non aveva potuto farci nulla. – hanno affermato i giornalisti Krzyżak e Litka.

L’esempio descritto oggi riguarda don Józef Loranc [1932], che dal momento dell’ordinazione sacerdotale [1958] fino alla sua morte nel 1992 è stato un presbitero dell’Arcidiocesi di Cracovia. "Dai materiali d’archivio a cui abbiamo attinto, risulta che nel suo caso il Card. Wojtyła abbia preso decisioni immediate, in conformità al Codice di Diritto Canonico (KPK). E sebbene in seguito abbia gradualmente abrogato le pene canoniche che gravavano su di lui e gli abbia dimostrato ampia misericordia, tuttavia è rimasto vigile" – assicurano i giornalisti.

Citano le successive parrocchie nelle quali ha insegnato religione ai bambini. Vi ha ricevuto relazioni positive anche la polizia segreta fino a quando fu trasferito, nel 1968 alla parrocchia di Jeleśnia. Il 5 marzo 1970 giunse al Comando Provinciale di Polizia Locale di Cracovia una nota della polizia segreta di Zywiec, la cui conclusione si riduceva alla dichiarazione che "insegnando religione nel villaggio di Mutne il vicario della Parrocchia di Jeleśnia, durante le lezioni di religione nella locale cappella parrocchiale corrompe i bambini e si abbandona ad atti osceni con ragazzine minorenni". I giornalisti hanno presentato relazioni particolareggiate su questo tema; hanno scritto che il 12 marzo è iniziata l’indagine della Procura Provinciale di Cracovia; l’arresto del Rev. Loranc nel monastero dei cistercensi di Mogile; l’ammissione della sua colpevolezza "già alla prima udienza"; l’esame psichiatrico, dal quale è risultato che durante i reati aveva "piena consapevolezza del significato di tali atti" e che è caratterizzato da un "alto livello intellettuale".

"L’Atto d’accusa è stato depositato alla IV Sezione Penale del Tribunale Provinciale di Cracovia il 12 giugno 1970”. " Emerse l'immagine di un uomo adulto spietato che, sfruttando la sua posizione e autorità, ha abusato dei bambini per molti mesi. Le ragazzine che davanti a lui scappavano all’ultimo banco, venivano da lui rimesse al primo banco e se non volevano "giocare a nascondino", le puniva "abbassando il voto di condotta". Durante l’udienza, che "era di natura riservata", il 10 settembre 1970 il sacerdote fu condannato e due anni di carcere e ad un’ammenda di 500 zloty.  

Più avanti i giornalisti si sono concentrati sul percorso ecclesiastico del caso di don Loranc. E così, alla fine di febbraio 1970, le madri dei bambini molestati hanno reso noto a don Feliks Jura, parroco di Jeleśnia, ciò che il catechista faceva alle loro bambine. "Le donne si vergognavano molto e per questo non mi dissero i particolari, ma intuendo di cosa si trattasse, neanche io ho chiesto i particolari" – ha riferito il parroco, sottolineando che le relazioni erano praticamente identiche. Ha inoltre "domandato, naturalmente in termini molto generici" alle bambine e si convinse che "le accuse delle loro madri erano fondate". Don Loranc "è scoppiato in lacrime – davanti a lui – e ha dichiarato: "ho davvero oltrepassato i limiti della decenza". Il giorno successivo don Jura si recò a Łodygowic, dove presentò la questione al Rev. Jan Marszałek, decano del decanato di Żywiec-Północ. Lui mi "consigliò di non indugiare e di andare immediatamente a Cracovia a presentare tutto al Card. Karol Wojtyła".  

Il 2 marzo il parroco entrò per primo nell’ufficio del Metropolita e relazionò tutto ciò che lui stesso aveva stabilito riguardo alla questione di don Loranc. "Il Cardinale Wojtyła rimase scioccato da tutto ciò, ‘non credendo che don Loranc avesse potuto arrivare a tanto". Successivamente nella stanza fu fatto entrare il colpevole.

Il Parroco: "Quando il Card. si rese conto che la mia relazione era veritiera, perché confermata dallo stesso don Loranc, dichiarò che in queste circostanze don Loranc non poteva più svolgere il suo ministero nella Parrocchia di Jeleśnia e che al suo posto avrebbe inviato un altro sac[erdote]. Raccomandò a don Loranc di andare da sua madre a Łodygowice e di attendere lì la decisione della Curia". Qualche giorno dopo il parroco Jura ricevette dalla Curia una lettera. In essa si evinceva che don Loranc "è sospeso, cioè non può svolgere nessuna funzione sacerdotale", inoltre "dovrà risiedere per un certo periodo nel monastero e fare gli esercizi spirituali, inoltre dovrà sottoporsi a cure".

"Come si vede – scrivono Krzyżak e Litka – in quel momento Wojtyła prese tutte le decisioni necessarie: rapida rimozione del sacerdote dalla parrocchia, sospensione e fino al chiarimento della questione, obbligo di residenza in monastero". Loranc si sottomise al superiore e si trasferì nell’abbazia dei Cistercensi di Mogiła, dove fu arrestato.

Fu rilasciato con la condizionale dopo aver scontato metà della pena, probabilmente a metà del 1971 [mancano i documenti su questo tema]. Nell’autunno del 1971 il sacerdote si stabilì a Zakopane. Il 27 settembre di quell’anno il Card. Karol Wojtyła gli inviò una lettera [che fu intercettata e copiata dalla polizia segreta, e pertanto ne conosciamo il contenuto]. Il Metropolita di Cracovia diede il permesso al Rev. Loranc di soggiornare "presso la parrocchia della Sacra Famiglia a Zakopane". Ma sottopose il suo caso anche al giudizio del Tribunale Metropolitano di Cracovia [le questioni penali riguardanti abusi sessuali sono state riservate alla Congregazione per la Dottrina della Fede solo nel 2001], che ha esercitato il suo diritto di clemenza e si è astenuto dal comminare la punizione. Wojtyła – si legge su ‘Rzeczpospolita’ – lo spiegò a Loranc così: “La mancata misura punitiva da parte del tribunale ecclesiastico non annulla il reato né cancella la colpa. Ogni reato deve essere punito. Se quindi nel suo caso non si è giunti a una pena, è dovuto a particolari circostanze, previste dal Legislatore ecclesiastico nel can. 2223 comma 3 n. 2. La circostanza particolare che ha indotto i giudici del Tribunale Metropolitano di Cracovia a rinunciare alla punizione, è stata la sentenza del tribunale statale, cioè la punizione del sacerdote da parte delle autorità secolari". In seguito sottolineò che in considerazione del comportamento di Loranc "che testimonia la volontà di rimediare al male e un sincero cambiamento", avrebbe reintrodotto gradualmente il sacerdote al ministero. Revocò la pena della sospensione che gravava su di lui dal marzo 1970 e gli permise di celebrare la messa. Lasciò la decisione di affidare ulteriori funzioni sacerdotali al parroco di Zakopane, ma non fece ritornare don Loranc alla "missione canonica di catechizzare i bambini e i giovani", né al ministero della confessione. Questa doveva riceverla "in un secondo momento".

Don Loranc si stabilì a Zakopane. Ma non insieme agli altri sacerdoti della Parrocchia della Sacra Famiglia, bensì nel convento dei padri albertini in via Kościeliskiej [il canone 2298 del Codice di Diritto Canonico in vigore allora diceva semplicemente che per la correzione di sacerdoti o allo scopo di rimediare a un reato, l'Ordinario poteva collocarlo in una "casa religiosa o di correzione"]. Risiedendo in monastero, Lorenc trascrisse i testi liturgici per l’Ufficio Pastorale della Curia. Nel settembre 1973, il Rev. Władysław Curzydło, parroco della parrocchia di Zakopane, scrisse una lettera al Card. Wojtyła, nella quale chiedeva che don Lorec, "occupato unicamente nella trascrizione", potesse svolgere "tutte le funzioni pastorali ad esclusione della catechesi". La richiesta fu ascoltata, ma don Loranc non fu nominato vicario parrocchiale – nel novembre 1973 ottenne solo lo status di residente nella parrocchia. Nel luglio 1974 la polizia segreta preparò una denuncia anonima. L’autore, affermando di essere un fedele della parrocchia di Zakopane, scrisse al Card. Wojtyła "con imbarazzo", che "l’autorità della Santa Chiesa non è degnamente rappresentata dai sacerdoti della nostra parrocchia”. E "circolano sempre più forti voci sul comportamento di don Loranc che si comporta in modo equivoco nei confronti delle ragazze che frequentano l’ora di religione, o che si trattengono a volte nella canonica".

"Non si può escludere – ritengono i giornalisti di ‘Rzeczpospolita’ – che il sacerdote si sia effettivamente comportato in modo ‘equivoco’ nei confronti delle ragazze. Però è molto più probabile che fosse una provocazione della polizia segreta". "Non si sa – si legge più avanti – se quella lettera anonima arrivò sulla scrivania del Card. Wojtyła, né se la Curia verificò la segnalazione. Si sa, però, che l’anno successivo don Loranc fu trasferito alla parrocchia di Chrzanów-Kościelec, dove fu cappellano dell’ospedale locale. Se ci fossero accuse su di lui – non lo sappiamo […]. Un esame del suo fascicolo personale, che si trova nell’Archivio della Curia Metropolitana di Cracovia, potrebbe dare le risposte, ma è inaccessibile fino al 2042". A Chrzanów il sacerdote abitava nella canonica ed ha svolto il suo servizio nell’ospedale fino al 1983. Da allora negli elenchi del clero compare come residente nella parrocchia di Chrzanów. E’ morto il 1 ottobre 1992. 

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