Il Cardinale Zuppi apre il Giubileo di San Domenico Guzman a Bologna

Tema dell' anno giubilare " A tavola con San Domenico"

La Tavola Mascarella
Foto: pd
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

“E’ una grazia per noi tutti questo anno giubilare in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Domenico. La santità aiuta sempre la santità. Ringrazio tutta la famiglia domenicana, il maestro dell’Ordine dei frati predicatori, che ha voluto condividere questa gioia con la Chiesa e in particolare con la Chiesa e la città di Bologna”.

Con questo ringraziamento il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha aperto le celebrazioni per l’VIII centenario della morte di Domenico di Guzman, il santo spagnolo che ha vissuto a lungo in Italia e in particolare nella città emiliana, dove è morto il 6 agosto 1221 e sepolto nella Basilica a lui dedicata, all’interno dell’arca scolpita da Niccolò da Bari, detto proprio per questa sua opera ‘Niccolò dell’Arca’, alla presenza del maestro dei domenicani, il filippino p. Gerard Francisco Timoner.

Nell’omelia Zuppi ha ricordato in particolare il tema dell’anno giubilare, ‘A tavola con san Domenico’, molto curioso, ma che ha una precisa ispirazione: una tavola dipinta, la cosiddetta ‘Tavola della Mascarella’, perché è conservata nella chiesa bolognese di Santa Maria e San Domenico della Mascarella, prima sede dei domenicani a Bologna. Essa raffigura san Domenico (si tratta del primo ritratto del santo, 1235-50 circa) a tavola con 24 frati provenienti da tutta Europa: “San Domenico ci aiuta a sentire il freddo di un mondo segnato da tante pandemie e il caldo della passione perché l’amore di Cristo raggiunga il cuore di tanti, lo scaldi e lo illumini.

Ci aiuta la commovente immagine della Mascarella, che avete scelto come icona di questo giubileo e che ci riporta alla prima generazione domenicana. Si tratta della più antica raffigurazione di San Domenico (pochi anni dopo la sua morte) ma è anche, ed è tipicamente di San Domenico, la raffigurazione dell’intera comunità insieme a lui”.

Quindi ha osservato che presso la tavola i domenicani valorizzavano la fraternità, generata dalla comunione: “L’umile è sempre in una comunione, frutto dello Spirito, che valorizza il nostro carisma, ci genera e ci rende una cosa sola: da questa veniamo e in questa saremo riuniti. In un mondo di solitudine e di tanto individualismo quanto sono necessarie tavole di amicizia e di intimità profonda, non efficienti self service o anonime mense aziendali! I frati sono raffigurati a due a due, tutti seduti alla mensa ricolma di pani.

Fraternità e missione, perché la comunità non è un gruppo di auto aiuto, non vive per sé, ma per mettere in pratica e predicare il vangelo con la parola e i gesti. I fratelli sono raffigurati insieme ma non sono uguali, tanto che i volti dei frati hanno tratti diversi, come ad indicare varie provenienze”.

Una tavola che invita alla festa ed alla convivialità: “San Domenico ci insegna a vestire l’abito della festa, perché quella tavola è gioia, pienezza… San Domenico ci comunica oggi la passione di portare il vangelo del Signore ovunque, a tutti, ai lontani, ai poveri, agli studenti, ai piccoli e agli intelligenti. Voleva che il fuoco dell’amore di Cristo venisse acceso nel cuore e nella mente delle persone. E’ proprio questo, mi sembra, il kairos che stiamo vivendo, quindi la decisività dell’ora che non ammette rimandi e ci libera da un senso del tempo dilatato e fuori dal tempo”.

San Domenico annunciava il Vangelo in modo comprensivo per il popolo: “San Domenico predicava il Vangelo rendendolo attraente e comprensibile, non condannando, come spesso avviene dalle postazioni sempre affollate dei profeti di sventura, quelli che non imparano dalla storia e sanno vedere solo nemici, rovine e guai e non opportunità, sfide, enormi campi che già biondeggiano. ‘Armati con la preghiera, non con la spada! Vestiti di umiltà, non di abiti eleganti!’, raccomandava san Domenico”.

Il card. Zuppi ha concluso l’omelia, elencando tre ‘doni’ per ‘andare avanti’: “Sono i tre doni che ci impegniamo a portare in questo anno, perché San Domenico ci aiuti ad apparecchiare tavole di comunione per spezzare il pane sempre abbondante e pieno della Parola, dell’Eucarestia, dell’amore fraterno”.

 

Questo giubileo domenicano sarà segnato da diverse celebrazioni fra cui quella del 24 maggio, festa della traslazione di san Domenico, alla quale è stato invitato a partecipare, presiedendo la Messa, lo stesso papa Francesco. Dal 22 al 25 settembre sempre a Bologna è previsto un convegno internazionale sul tema ‘Domenico e Bologna. Genesi e sviluppo dell’Ordine dei predicatori’ a cui parteciperanno studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Il comitato organizzatore propone anche un pellegrinaggio per ripercorrere l’ultimo viaggio di san Domenico (febbraio- aprile 1221) da Roma a Bologna.

Ti potrebbe interessare