Il Concilio di Costanza 600 anni dopo, i conciliaristi non frenano la riforma

La placca ricordo nella Piazza del Mercato
Foto: AA
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Grande Papa Gregorio XII senza di lui il Concilio di Costanza, anticipo della secessione della Chiesa in Germania da quella di Roma, sarebbe stato un fallimento e davvero avrebbe sancito lo scisma definitivo. Ma la sua rinuncia ha aperto la strada nel 1417 alla elezione di Martino V che ha riportato, almeno per qualche decennio, la Chiesa all’unità.

A Costanza in Germania si celebrano i 600 anni di quell’evento storico con diverse iniziative culturali. L’11 novembre prossimo, giorno della elezione di Martino V, il cardinale Marx consegnerà il Premio del Concilio ad un rappresentante del mondo culturale che li stesso avrà scelto, e sarà solo uno dei tanti eventi che durante l’anno animano la cittadina che custodisce la memoria del Concilio nelle sue chiese e nei suoi palazzi.

Costanza oggi è soprattutto meta turistica tutta distesa sul lago, il Bodensee, e le sue case antiche.

Non fu bombardata come altre città tedesche nella II Guerra Mondiale perchè troppo vicina alla neutrale Svizzera. In effetti Costanza e Kreuzlingen sono una sola città divisa da un confine.

Nella cattedrale ci sono i ricordi del Concilio. Anche un segno nel pavimento che sarebbe, secondo una tradizione, quello del rogo di Jan Hus, il predicatore Boemo condannato per eresia proprio dal Concilio che si diceva riformista.

Il luogo dove avvenne invece la elezione del Papa era un edificio commerciale del porto, grande abbastanza per accogliere il conclave che certo non dobbiamo immaginare come oggi.

L’elezione del Papa venne fatta non solo dai cardinali, ma anche da rappresentanti delle diverse nazioni. Deposto Giovanni XXIII come antipapa, e il papa avignonese, l’unico che si poteva definire Papa era Gregorio, che infatti è inserito nella lista dei pontefici.

Ma lui, unico Papa eletto validamente, rinuncia, e solo dopo aver convalidato la indizione del Concilio che voleva strappare il potere delle chiavi a Pietro. La grande disputa tra conciliaristi e papisti che ancora oggi è viva in alcuni settori della cultura cattolica nasce lì, sulle rive del lago di Costanza. Nel 1417 si elegge un nuovo papa, uno solo dopo aver avuto uno scisma di fatto per 40 anni con la fedeltà avignonese, quella romana, e qualche papa utile ai potenti germanici.

Ma grazie a Gregorio XII, andato in ritiro come cardinale ad Ancona, a Costanza è stato fatto un conclave e la via della Chiesa é proseguita. Certo la politica, i principi tedeschi, non hanno lasciato la morsa, e 100 anni dopo Lutero è stato il portavoce della loro anti romanità 

Non c'era scampo. I riformatori veri, quelli che la Chiesa la volevano davvero rendere migliore, hanno perso in quella occasione. La vera conquista del Concilio fu la elezione del Papa, unico finalmente, e il documento Frequens del 1417  che imponeva la indizione frequente del Concilio Ecumenico. Due anni prima il Concilio aveva approvato un testo di cinque articoli, che affermava la superiorità del concilio sul Papa: In Haec sancta si leggeva: “ Questo santo sinodo di Costanza, (..) legittimamente riunito nello Spirito santo, essendo concilio generale ed espressione della chiesa cattolica militante, riceve il proprio potere direttamente dal Cristo e che chiunque di qualunque condizione e dignità, compresa quella papale, è tenuto ad obbedirgli in ciò che riguarda la fede e l'estirpazione dello scisma”.

Non fu un successo però per i conciliaristi.  I Concili vennero indetti per breve periodo con alterne vicende sempre con la tentazione germanica del distacco da Roma, e fino a quello di Firenze che segnò un breve periodo di unione tra Oriente ed Occidente. Ma la forza della protesta era ormai nell’aria. A Roma non si riuscivano a fare riforme, e in Europa la richiesta era forte e sostenuta dai principi.

Jan Hus faceva nascere dal rogo di Costanza il movimento Hussita, una parte del quale nel 1920 si è staccato dalla Chiesa cattolica. Anche il presidente Vaclav Klaus appartiene a questa storica minoranza. E la storia della "riabilitazione" di Jan Hus inizia già durante il Concilio Vaticano II e a raccontarla è stato Giovanni Paolo II nel 1997 nel suo terzo viaggio a Praga il 27 aprile 1997. Aveva sentito le parole del cardinale Beran al Concilio Vaticano II e arrivo a costituire la Commissione ecumenica "Husovská". Nel 1999 alla vigilia del Grande Giubileo diceva : “sento il dovere di esprimere profondo rammarico per la crudele morte inflitta a Jan Hus e per la conseguente ferita, fonte di conflitti e divisioni, che fu in tal modo aperta nelle menti e nei cuori del popolo boemo”.

Da ricordare che a raccontare per primo la cronaca del Concilio non fi un teologo o un ecclesiastico, ma un mercante di Costanza, Ulrich Richental. Compose una cronaca in dialetto locale, riccamente illustrata, e piena di dettagli sulla vita e le usanze di quei quattro anni, dai gradi fatti ai dettagli di come, ad esempio, venen portato il cibo nell'edificio del conclave. Cinque illustratori contribuirono al racconto. Il manoscritto è conservato a Costanza nel museo Rosgarten ed è del 1464.

A Costanza il Concilio non segnò la fine di un movimento, ma piuttosto l’inizio di una serie di divisioni che ancora affliggono i cristiani.

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