Il Congresso Eucaristico a Matera, qual è oggi il "gusto del Pane"?

Un colloquio con l'arcivescovo Antonio Caiazzo, presidente del Comitato per i Congressi Eucaristici nazionali

L'arcivescovo Antonio Caiazzo
Foto: Arcidiocesi Matera-Irsina
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‘Torniamo al gusto del pane. Per una Chiesa eucaristica e sinodale’ è il tema del Congresso eucaristico nazionale, che inizia giovedì 22 settembre fino al 25 settembre a Matera, che “è parte integrante del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, in quanto manifestazione di una Chiesa che trae dall’Eucaristia il proprio paradigma sinodale. A fare da filo rosso alle giornate sarà, dunque, il tema del ‘pane’ che richiama quello della comunione, della partecipazione e della missione, in un’ottica di conversione ecologica, pastorale e culturale”. 

Per comprendere il sapore del gusto del pane abbiamo chiesto all’arcivescovo dell’arcidiocesi di Matera-Irsina, mons. Antonio Caiazzo, presidente del Comitato per i Congressi Eucaristici nazionali ed autore del libro ‘Tornare al gusto del pane. E farci noi stessi pane’, abbiamo chiesto di spiegarci cosa vuol dire tornare al gusto del pane: “Tornare al gusto del pane significa sentire il sapore dell’amore di Dio donato nell’Eucaristia, Parola che si è fatta carne nel seno di Maria e a noi donata nel Figlio, Gesù. Quanti riceviamo Gesù, diventiamo figli nel Figlio, quindi fratelli che si sanno accogliere, perdonare, gioire e piangere insieme, condividendo ogni cosa, facendo festa. E’ la logica del dono.

‘Tornare al gusto del pane’, per essere Chiesa in cammino, Chiesa Eucaristica capace di adorare e di nutrirsi del Dio che si è fatto carne in Gesù. Sfuggire la tentazione della ‘magia’ che viene creata e che dura un istante, un effimero istante e tutto ritorna esattamente come prima. L’Eucaristia che celebriamo ci rimanda esattamente a quell’inizio in cui Dio, prendendo carne da quella di Maria, si è mostrato per essere cibo di vita eterna. L’Eucaristia è l’oggi di Dio che nasce e si dona a noi. Se non c’è Eucaristia non ci potrà essere nemmeno il Natale di Gesù. 

‘Tornare al gusto del pane’ per poter far nostro il contenuto di un’antica e bella preghiera eucaristica del XV secolo che dice: ‘Ave vero corpo, nato da Maria Vergine, che veramente patì e fu immolato sulla croce per l’uomo, dal cui fianco squarciato, sgorgarono acqua e sangue; fa’ che noi possiamo gustarti, nella prova suprema della morte. O Gesù dolce, o Gesù pio, o Gesù figlio di Maria: pietà di me. Amen’. Il profumo del pane che soprattutto nei vicinati dei Sassi si sentiva, inebriando anche le case di chi non aveva impastato e infornato, lo sentiamo in quello eucaristico perché sia desiderato anche da coloro che, pur non ricevendolo, lo avvertono attraverso noi.

‘Tornare al gusto del pane’ per non spegnere la speranza verso il futuro. Questo è possibile solo se saremo capaci di ritornare all’esperienza passata. Stiamo correndo il rischio di cancellare la memoria. Il vero virus che circola indisturbato, infettando cuori e menti, è l’Alzheimer che conduce alla morte della memoria. Voler continuare a cancellare ogni radice cristiana o riferimento alla cultura religiosa del cristianesimo, in un’Europa che dice di essere attenta al rispetto delle minoranze, significa rimuovere il nostro passato a favore di una visione superficiale della storia.

‘Tornare al gusto del pane’ per ritornare alla sapienza che a Betlemme in Giudea si è mostrata, e oggi, nelle nostre Betlemme continua ad essere luce. Se è vero che il termine ‘sapienza’ deriva dal latino ‘sapere’, che letteralmente significa ‘avere sapore’, ‘ritrovare il gusto’, allora ritorniamo alla sapienza cristiana e impediamo che il virus dell’Alzheimer continui a contagiarci. Per curare questo tipo di malattia abbiamo bisogno del vaccino dell’amore eucaristico che diventa carne nella nostra carne, sangue nel nostro sangue. C'è bisogno di una memoria vivida, vissuta e vivente, che sia sempre testimone e mai abitudine. 

‘Tornare al gusto del pane’ significa, allora, ritrovare il volto del Padre misericordioso, del Dio amore che mette l’anello al dito del figlio ritrovato, i sandali ai piedi, i vestiti regali. E’ il Dio di Gesù Cristo che ridona dignità a chi l’ha perduta, apre i mari della disperazione, calma le acque agitate, fa approdare a nuovi lidi”.

Come potere farsi pane per gli altri?

“Ieri, come oggi, non si tratta di soddisfare solo il bisogno materiale del momento, ma di intridere il cuore di chi ha fede del grande insegnamento della condivisione: i discepoli devono dare ‘loro stessi da mangiare’. Questo ci fa capire che non è possibile scindere il dono del ‘Pane di vita’ dalla passione, morte e risurrezione. Banchetto conviviale e banchetto sacrificale stanno insieme. Se partecipare alla celebrazione eucaristica significa fare festa e convivialità, non bisogna mai dimenticare che il mistero pasquale è passione, morte e risurrezione, quindi il banchetto eucaristico resta sempre banchetto sacrificale.

La nostra vera ricchezza è esattamente ciò che avremo dato con gioia. Alla fine dei nostri giorni sul nostro ‘conto’ troveremo ciò che siamo stati capaci di condividere con gli altri, soprattutto con chi non conoscevamo. Se continueremo a fare solo adorazione eucaristica senza aprirci alla condivisione, saremo religiosi ma poco credibili perché poco credenti. Solo così comprendiamo che l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: ‘Il nostro modo di pensare è conforme all’Eucaristia, e l’Eucaristia, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare”.

Fine prima parte 

 

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