Il cristianesimo in Medio Oriente, sfide vecchie e nuove per il Cardinale Sandri

Il cardinale Sandri in una recente visita a Cipro
Foto: Cong. Chiese Orientali
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Si è conclusa ieri la conferenza organizzata a Roma dai vescovi tedeschi dedicato al dialogo tra dei cristiani nei paesi arabi. Tra le relazioni anche quella del cardinale Sandri Prefetto della Congregazioni per le Chiese Orientali che ha ricordato la complessita dei territori del Medio Oriente con sfide “antiche e nuove”.

“Antiche- ha detto il cardinale- sono le radici del cristianesimo, anzi, lì si ebbero gli inizi e la pienezza della storia della salvezza. Antiche sono le Chiese che sono sorte per la predicazione degli Apostoli: verso di esse tutti noi siamo debitori del Vangelo. Antiche sono le divisioni che tra esse si svilupparono per controversie dottrinali e anche per fattori politici nelle diverse epoche, come antica è la convivenza che andò imponendosi con l’avvento dell’Islam, oltre che con le comunità ebraiche superstiti nei secoli prima della costituzione dello Stato di Israele nel 1948”.

Ma ci sono nuovi elementi come “l’ecumenismo del sangue, già anticipato da San Giovanni Paolo II con la memoria condivisa dei martiri durante il Giubileo del 2000, e ripreso poi con forza da Papa Francesco, fa da cornice a eventi davvero storici nella storia delle Chiese anche non cattoliche e nei rapporti ecumenici”. Il cardinale ricorda il Sinodo PanOrtodosso che si svolgerà a Creta nel giugno di quest’anno, gli incontri tra Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo, la grande preghiera per la Pace in Terra Santa nei Giardini Vaticani, nel 2014, e l’evento recente dell’abbraccio a Cuba tra il Santo Padre e il Patriarca di Mosca Kyrill.

Ma in particolare per il Prefetto è significativa “la presenza a Roma, il 12 aprile scorso, accanto a Papa Francesco, dei tre Patriarchi Armeni, cattolico ed apostolici, per la proclamazione di San Gregorio di Narek come Dottore della Chiesa e per commemorare le vittime dei tragici fatti del 1915; e l’elezione del nuovo Patriarca della Chiesa Assira dell’Est, avvenuta a settembre del 2015, ma che ha segnato un passo storico, e cioè il ritorno della sede in Iraq, dopo decenni in cui essa era stata spostata negli Stati Uniti d’America. Tali fatti nuovi ci restituiscono una realtà di Chiese che si sono messe in movimento, che non solo vanno nelle periferie esistenziali come chiesto da Papa Francesco, assistendo gli sfollati e rifugiati, ma insieme sembrano rendersi conto dell’unico centro che è Cristo, che tutti ugualmente crediamo e confessiamo come l’unico Signore della storia e Salvatore dell’uomo.

Con il suo nome sulle labbra sono morti i 21 cristiani copti sgozzati sulle rive del Mediterraneo poco più di anno fa, con il suo nome nel cuore sono sfollati dalla Piana di Ninive i nostri fratelli nell’agosto del 2014, e la loro comune appartenenza sta facendo condividere progetti di accoglienza a Erbil che oltrepassino la distinzione tra l’origine siro-cattolica, caldea o siro-ortodossa”.

Sandri pone due questioni che lascia come conclusione e sfide aperte: una al mondo politico internazionale: “va smascherato ogni tentativo più o meno velato di voler scomporre e ricomporre gli equilibri istituzionali della Regione in base a convenienze di alleanze strategiche ed economiche”. E l’altra per le Chiese dell’Europa, più ancora che per quelle del “Nuovo Mondo” – gli Stati Uniti e il Canada, o anche l’Australia: “quanto siamo capaci di pensarci autenticamente Chiese in comunione, pur dovendo condividere gli spazi e o vedere aumentate le giurisdizioni, in funzione dell’adeguata assistenza pastorale e del comune sforzo evangelizzatore nelle società ormai secolarizzate?”

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