Il diritto costituzionalmente garantito allo studio in Don Milani

Don Lorenzo Milani
Foto: Fondazione Don Lorenzo Milani
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Il 26 giugno del 1967 a via Masaccio a Firenze moriva il grande educatore don Lorenzo Milani. Son passati cinquant'anni da quel giorno eppure oggi come ieri non si può che restare ammirati dalla lezione di questo giovane sacerdote italiano.

Il sacerdote fiorentino riproposto all'attenzione dei fedeli dalla solerte attenzione di papa Francesco ha speso tutta la sua vita di educatore e membro della chiesa Fiorentina, per l'educazione culturale e civile dei ragazzi della sua parrocchia di Barbiana nel Mugello.

Il punto centrale del suo insegnamento è stata la scuola popolare.

All'epoca dei fatti i ragazzi delle zone di campagna difficilmente potevano andare a scuola perche impegnati nel duor lavoro nei campi ed il giovane sacerdote propose ed attuò la prima scuola popolare a San Donato di Calenzano (comune poco distante da Firenze dov'era stato mandato in qualità di vice parroco).

La scuola era la vita e la vita era la scuola. Nessuna stortura o incoraggiamento dovevo spingere i ragazzi se non studiare per rendersi utile al loro prossimo. Del resto la nostra Costituzione sul punto all'articolo 34 recita che: "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso".

Don Milani da uomo di grande spessore morale ed elevata cultura ben comprese ciò e volle attuarlo schierandosi dalla parte dei più deboli e sfruttati. La sua scuola non fu pubblica in quanto finanziata da uno Stato ma fu tale in quanto aperta ai più poveri e bisognosi. Non fù popolare per scelta ma per vocazione.

Per don Milani non esisteva una scuola irregimentata e borghese ma una palestra dove i suoi ragazzi imparavano le lingue,studiavano la Costituzione e leggevano costantemente il giornale.

Questo era l'insegnamento più grande di Barbiana: render dei ragazzi cittadini sovrani. Su questo il priore (come lo chiamavano i piccoli alunni) non risparmiava metodi educativi e rimproveri li voleva uomini e spesso soleva ripetere ai suoi allievi che”una parola che oggi non si impara è un calcio che si prende domani”. Don Milani seppe intravedere nel bambino di eiri l'adulto di domani e vero educatore ne seppe trarre fuori il meglio ovvero l'uomo che può diventar santo.

Grazie a questo modo spicciolo e sbrigativo ed alle volte estremamente plastico seppe render uomini e cittadini dei bambini donandogli il grande ideale di spender la vita per l'altro.

Don Milani ci ha lasciato non solo un modello educativo di tutto rilievo ma ha saputo trasmetterci ciò che il Cristo ha lasciato duemila anni fa ai suoi discepoli :ama il prossimo tuo come te stesso.

Di questo siamo e saremo sempre grati a questo educatore che ha saputo insegnarci con la testimonianza cosa significhi vivere ed insegnare a studiare.

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