Il grido di pace del Papa di ritorno dall'Egitto: "Serve la diplomazia, non le armi"

Papa Francesco a bordo del volo Cairo-Roma
Foto: Edward Pentin CNA
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Come sempre il volo di ritorno da un viaggio apostolico è sempre occasione per i giornalisti di fare domande al Papa. E Francesco, di ritorno dall’Egitto, non si è sottratto affrontando argomenti ad ampio raggio.

Il Papa è preoccupato per le crisi internazionali, a cominciare da quella nella penisola coreana. “Io - ha detto il Pontefice - chiamo i leader a un lavoro di risoluzione diplomatica. Ci sono i Paesi che facilitano questo lavoro, come la Norvegia. Sempre pronta ad aiutare. Ma ce ne sono tanti. La strada è il negoziato, la diplomazia. Questa guerra mondiale a pezzi si sta allargando e si sta concentrando in punti che già erano caldi come la Corea del Nord. Adesso la cosa si è troppo riscaldata. Ci vuole la diplomazia, oggi una guerra allargata distruggerà una buona parte dell’umanità. Sarebbe terribile. Guardiamo a quei paesi dove si combatte al loro interno, Medio Oriente, Africa, Yemen. Fermiamoci. Cerchiamo una soluzione diplomatica. L’ONU ha il dovere di riprendere la leadership perché si è annacquata. Io non sono stato informato dalla Segreteria di Stato di richieste da Trump, ma io ricevo ogni capo di stato che chiede udienza”.

Il Papa risponde anche a una domanda sulle prossime elezioni presidenziali francesi: “C’è una dimensione dei populismi. Una parola che ho dovuto imparare in Europa… Quello che ho detto sull’Europa non lo ripeto. Ogni Paese è libero di scegliere secondo convenienza. Io non posso giudicare perché non conosco la politica interna. L’Europa è in pericolo di scioglimento, è vero. Dobbiamo meditare. Non dimentichiamo che l’Europa è stata fatta dai migranti per secoli. Ma è un problema che va studiato, rispettando le opinioni oneste. Una discussione politica con la 'P' maiuscola. Sulla Francia, dico la verità io non capisco la politica interna francese. Ho cercato di aver buoni rapporti con Hollande. Ho potuto parlare chiaro, rispettando la sua opinione. Dei due candidati non so la storia, non so da dove vengono. Uno è di destra, l’altro non so da dove venga. Non posso dare una opinione chiara. Parlando dei cattolici, qui salutando persone uno mi ha detto: perché non pensa alla politica grande? Faccia un partito cattolico… Questo signore vive nel secolo scorso…”.

Sul lato del viaggio, il Papa ha parlato approfonditamente. A partire dal caso di Giulio Regeni: “Su questo - ha precisato - do una risposta generale per arrivare al particolare. Generalmente quando sono con un Capo di Stato in privato, quello resta tale salvo accordi diversi. Ho avuto quattro discorsi privati, se è privato deve restare privato per riservatezza. Su Regeni: sono preoccupato, dalla Santa Sede mi sono mosso anche perché i genitori me lo hanno chiesto. Non dirò come né dove, ma ci siamo mossi”. Su quanto detto nel discorso al presidente Al Sisi Papa Francesco sottolinea che le sue parole “si devono interpretare letteralmente: difendere la pace, armonia dei popoli, la uguaglianza dei cittadini di qualsiasi religione. Sono valori. Ho parlato di valori. Ho fatto 18 viaggi, in parecchi paesi ho sentito che il Papa appoggia quel governo… sempre un governo ha le sue debolezze. Io non mi immischio, parlo dei valori. Ognuno veda e giudichi se quel governo difende quei valori”. 

Non è mancato anche un riferimento all’ecumenismo: “Con gli ortodossi ho avuto sempre grande amicizia. Da Buenos Aires. Siamo chiese sorelle, con Tawadros ho amicizia speciale, è un grande uomo di Dio e lui è un Papa che porterà la chiesa avanti, ha un grande zelo apostolico, è uno dei più “fanatici” nel volere una data comune della Pasqua. Quando era vescovo andava a dare da mangiare ai disabili. Sul battesimo il problema è storico, adesso la porta è aperta e siamo in buon cammino. Gli ortodossi russi riconoscono il nostro battesimo, così noi il loro. Anche con i georgiani. Il loro Patriarca è un mistico e noi dobbiamo imparare da loro. In questo viaggio abbiamo fatto questo incontro ecumenico, l’ecumenismo si fa in cammino, con la carità facendo le cose insieme. Non esiste ecumenismo statico. I teologi devono studiare, ma senza cammino comune non finirà bene. I rapporti con Kirill sono buoni, anche con Hilarion. So che il governo russo vuole difendere i cristiani del Medio Oriente, oggi ci sono più martiri che nei primi secoli”.

E dopo essere tornato a esprimere preoccupazione per la situazione in Venezuela, Papa Francesco ha concluso la conferenza stampa parlando dei migranti. “Grecia e Italia - ha detto - sono i Paesi più generosi sul fronte dei migranti, anche per la vicinanza. Della Germania ammiro la capacità di integrazione, quando io studiavo li c’erano tanti turchi integrati. Ci sono campi di rifugiati che sono veri campi di concentramento. Cosa fa la gente chiusa li dentro? Cosa è successo nel nord Europa quando volevano andare da Calais in Inghilterra… Sono chiusi dentro, mi ha fatto ridere la storia di un campo in Sicilia: c’è uno o due li nella zona, i capi di quella città hanno parlato alla gente del campo rifugiati e hanno detto uscite, ma per favore non fate cose brutte. Noi non possiamo aprire la porta, ma facciamo un buco… Fate una passeggiata. Si sono costruiti rapporti con i cittadini del luogo. Solo il fatto di esser chiusi dentro senza far niente quello è un lager”. 

 

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