Il Museo della Memoria di Assisi esposto a New York

L’esposizione è dedicata al salvataggio dei 300 ebrei

Convegno
Foto: Ufficio stampa Diocesi Assisi
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Il Museo della Memoria, Assisi 1943-1944 continua il suo viaggio negli Stati Uniti. Fino al 10 di giugno l’esposizione sarà visitabile all’Istituto italiano di cultura di New York, al 686 Park Avenue, a New York, e il 17 maggio è stato protagonista di una tavola rotonda dal titolo: “Lo Spirito di Assisi, tra passato e presente”.

Il Museo, ideato e curato dalla giornalista Marina Rosati e realizzato dall'Opera Casa Papa Giovanni, fondazione della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino racconta la storia dei 300 ebrei salvati grazie allo spirito dell’accoglienza francescana di Assisi.

“Grazie alla collaborazione con Pave the Way Foundation e il supporto tecnico e logistico della DeSales Media- spiega Rosati - abbiamo portato il Museo della Memoria negli Stati Uniti dove nelle due occasioni espositive e convegnistiche organizzate ha avuto uno straordinario successo. Durante la nostra missione abbiamo conosciuto Fabio Finotti, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a New York, che è rimasto molto colpito dalla storia straordinaria di Assisi e per questo ci ha manifestato la volontà di ospitare il Museo. In più abbiamo pensato che fosse una bella occasione per promuovere la città di Assisi grazie a un video in doppia lingua che racconta le bellezze della città e il messaggio francescano”.

Ma di cosa si tratta questa esposizione? Attraverso la riproduzione di alcuni pannelli sarà possibile conoscere e approfondire l’opera di salvezza portata avanti, subito dopo l’8 settembre del 1943, dalla chiesa di Assisi e da tanti cittadini. Si parla dell’operato di don Aldo Brunacci, già fondatore dell’Opera Casa Giovanni che negli anni ha mantenuto viva questa memoria, dell’allora vescovo monsignor Giuseppe Placido Nicolini che tirò le fila dell’organizzazione clandestina, di padre Rufino Niccacci, frate minore, padre guardiano del convento di San Damiano, degli ordini religiosi, del frate conventuale padre Michele Todde e tutti gli altri che si prodigarono per salvare la vita a tante persone, destinate altrimenti alla deportazione.

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