Il Museo dell'arte recuperata, la Chiesa di camerino rinasce dopo il terremoto

Il Marec apre l' 11 giugno sotto la direzione direzione di Barbara Mastracola

Immagini del MARec
Foto: MARec
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Quando i musei diocesani non sono dei magazzini semichiusi, ma fucine di arte viva. L'arte ha come obiettivo insegnare e trasmettere un messaggio nel corso del tempo e lo fa nelle sue forme più disparate.

L'arte sacra, in alcuni luoghi, specie quelli colpiti da eventi tellurici, risulta, nella maggior parte dei casi la vera e propria 'Cenerentola' dei beni culturali.

Il museo di una Chiesa locale è il luogo in cui i beni artistici trovano degno ricovero e, come dovrebbe anche essere, la meritata fruizione. Capita, purtroppo, girando per il Bel Paese, che questi luoghi presentino orari e modalità di fruizione sempre più difficoltose per il turista preso a morsi dall'incalzare delle tempistiche. E quel che è peggio è quando il museo diocesano, per recuperare qualche altro bene, debba ricorrere a periti e botteghe d'arte lontane dal luogo di origine ovvero di provenienza dell'opera. Questo è ciò che non accadrà nel camerte.

Il genio di questa Chiesa, la più grande per territorio della Regione e la più ferita dai fenomeni sismici, sceglie di inaugurare un nuovo polo museale e di inserirvi al suo interno un laboratorio artistico per il recupero ed il restauro delle opere: un unicum che la rende seconda solo ai Musei Vaticani che, storicamente, contano le officine per il restauro e la sistemazione delle opere d'arte che colà vi giungono. L'Arcivescovo, Francesco Massara, presenta il nuovo fiore all'occhiello della Chiesa camerte-settempedana, ricordando a tutti che questo è il "Museo della Rinascita", il Marec, acronimo che sta per "Museo dell'arte recuperata". Rinascita piena, completa; una rinascita che si schiude nei giorni che seguono la Pentecoste.

Una rinascita che, dall'11 Giugno, sotto la direzione di Barbara Mastracola, diviene realtà. Non basta -leggendo i gesti di Monsignor Arcivescovo- dare un posto all'arte locale che spazia dal Duecento in avanti, ma occorre valorizzare il territorio ed i suoi talenti, affinché, stando alla parabola, nessuno di questi vada sotterrato, e, così, ancora una volta si possa affermare che il bello aiuta ad elevare meglio l'anima a Dio. Un progetto ambizioso? Per ora ci basti dire che il seme è stato gettato sulla terra buona.

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