Il Papa a Bogotà, la Colombia deve essere un paese che sia patria per tutti

Il Papa e il presidente Santos
Foto: Presidenza della Repubblica della Colombia
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Un paese che sia patria per tutti. Papa Francesco nel primo discorso ufficiale in Colombia davanti alle autorità civili della nazione e al Presidente ribadisce il senso del suo viaggio sulla orme di Paolo VI e Giovanni Paolo II, e dice che solo “con fede e speranza, si possono superare le numerose difficoltà del cammino e costruire un Paese che sia Patria e casa per tutti i colombiani”.

Parla delle ricchezze della natura e della “qualità umana della sua gente, uomini e donne di spirito accogliente e buono; persone tenaci e coraggiose per superare gli ostacoli”.

Poi Francesco ripercorre le tappe del processo di pace: “i passi avanti fanno crescere la speranza, nella convinzione che la ricerca della pace è un lavoro sempre aperto, un compito che non dà tregua e che esige l’impegno di tutti”, un impegno anche per “rifuggire da ogni tentazione di vendetta e ricerca di interessi solo particolari e a breve termine. Quanto più difficile è il cammino che conduce alla pace e all’intesa, tanto più impegno dobbiamo mettere nel riconoscere l’altro, sanare le ferite e costruire ponti, nello stringere legami e aiutarci a vicenda”.

L’accoglienza sul grande piazzale davanti al palazzo è stata solenne con una orchestra che eseguiva gli inni nazionali e canti tradizionali. L'accensione di una lampada della pace, i bambini e i loro canti hanno reso l'incontro un evento spettacolare.

Libertà e ordine quindi secondo il motto della  Colombia e quindi “non è la legge del più forte, ma la forza della legge, quella che è approvata da tutti, a reggere la convivenza pacifica. Occorrono leggi giuste che possano garantire tale armonia e aiutare a superare i conflitti che hanno distrutto questa Nazione per decenni; leggi che non nascono dall’esigenza pragmatica di ordinare la società bensì dal desiderio di risolvere le cause strutturali della povertà che generano esclusione e violenza. Solo così si guarisce da una malattia che rende fragile e indegna la società e la lascia sempre sulla soglia di nuove crisi. Non dimentichiamo che l’ingiustizia è la radice dei mali sociali”.

Lo sguardo va agli emarginati “quelli che non contano per la maggioranza e sono tenuti indietro e in un angolo. Tutti siamo necessari per creare e formare la società. Questa non si fa solo con alcuni di “sangue puro”, ma con tutti”.

Il modello è san Pietro Claver, per cui “fissiamo lo sguardo sulle diverse etnie e gli abitanti delle zone più remote, sui contadini. La fissiamo sui più deboli, su quanti sono sfruttati e maltrattati, su quelli che non hanno voce perché ne sono stati privati, o non l’hanno avuta, o non è loro riconosciuta. Fissiamo lo sguardo anche sulla donna, sul suo apporto, il suo talento, il suo essere “madre” nei diversi compiti. La Colombia ha bisogno di tutti per aprirsi al futuro con speranza”.

E questo è l’impegno della Chiesa attenta “in modo speciale il sacro rispetto della vita umana, soprattutto la più debole e indifesa, è una pietra angolare nella costruzione di una società libera dalla violenza. Inoltre, non possiamo non mettere in risalto l’importanza sociale della famiglia, sognata da Dio come il frutto dell’amore degli sposi, «luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri» (ibid., 66). E, per favore, vi chiedo di ascoltare i poveri, quelli che soffrono. Guardateli negli occhi e lasciatevi interrogare in ogni momento dai loro volti solcati di dolore e dalle loro mani supplicanti. Da loro si imparano autentiche lezioni di vita, di umanità, di dignità. Perché loro, che gemono in catene, comprendono le parole di colui che morì sulla croce – come recita il vostro inno nazionale”.

Il discorso del Papa si conclude con una frase del colombiano Gabriel García Marquez: “Tuttavia, davanti all’oppressione, il saccheggio e l’abbandono, la nostra risposta è la vita. Né diluvi né pestilenze, né fame né cataclismi, e nemmeno le guerre infinite lungo secoli e secoli hanno potuto ridurre il tenace vantaggio della vita sulla morte. Un vantaggio che aumenta e accelera”. E’ dunque possibile – continua lo scrittore – “una nuova e travolgente utopia della vita, dove nessuno possa decidere per gli altri persino il modo di morire, dove davvero sia certo l’amore e sia possibile la felicità, e dove le stirpi condannate a cent’anni di solitudine abbiano infine e per sempre una seconda opportunità sulla terra”. Una frase del discorso pronunciato alla ricezione del Premio Nobel nel 1982.

E chiosa Francesco: “Molto è il tempo passato nell’odio e nella vendetta… La solitudine di stare sempre gli uni contro gli altri si conta ormai a decenni e sa di cent’anni; non vogliamo che qualsiasi tipo di violenza restringa o annulli ancora una sola vita. E ho voluto venire fino a qui per dirvi che non siete soli, che siamo tanti a volervi accompagnare in questo passo; questo viaggio vuole essere un incitamento per voi, un contributo che spiani un po’ il cammino verso la riconciliazione e la pace”.

L’incontro si è svolto prima di quello privato con il presidente e nel palazzo di inizio ‘900 chiamato “Casa de Nariño” in onore di Antonio Nariño, politico colombiano vissuto tra il ‘700 e l’800 militante per l’indipendenza del Paese che ha tradotto in spagnolo e pubblicato la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del Cittadino della Rivoluzione francese. È la residenza ufficiale del Presidente della Colombia e la sede del governo. Il Palazzo, sito nel centro storico di Bogotá, è ricco di opere d’arte legate alla storia del Paese. Il Presidente. Juan Manuel Santos Calderón, classe1951, appartiene alla famiglia dei “Santos”, una delle dinastie più influenti del Paese. Nel 2016 ha ricevuto il Nobel per la Pace. Nel suo saluto al Papa Santos si è definto "uno dei tanti toccato dalle sue parole e dal sue esempio". Poi ha ricordato il cammino per la pace: "vogliamo riconciliarci e accettare l'altro". 

Al Papa Santos regala oggetti d’arte che ricordano la pace, e il Papa regala al presidente una scultura  della Via Crucis di Antonello Conti. I regali del presidente della Colombia, Juan Manuel Santos a Papa Francesco sono provenienti da diverse regioni del Paese e realizzati da artisti e artigiani colombiani: un rosario in filigrana di argento, uno zainetto in tessuto indigena e un paio di sculture in argilla e ceramica.

Il Papa poi che era arrivato al Palazzo scortato da militari a cavallo, si è recato in cattedrale, poco prima, davanti al Palazzo dei Canonici ha ricevuto dal sindaco le chiavi della città.

 

Ti potrebbe interessare