Il Papa a Cesena in Piazza del Popolo spiega cosa deve fare un buon governo

Papa Francesco a Cesena
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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Quella a Cesena è la prima, veloce, tappa della visita pastorale di Papa Francesco in Emilia-Romagna, 31 anni dopo quella di San Giovanni Paolo II. La città romagnola celebra i 300 anni dalla nascita di Pio VI, al secolo Giannangelo Braschi. Francesco arriva in elicottero nella cittadina romagnola e fa subito il suo saluto alla cittadinanza, in Piazza del Popolo.

Accolto dal Vescovo della diocesi, Monsignor Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena-Sarsina, saluta i fedeli nella piazza più importante della città: la denominazione Piazza del Popolo è acquisita dopo la Seconda Guerra Mondiale, mentre era Piazza Vittorio Emanuele in epoca fascista. Si ha notizia di Piazza del Popolo fin dall’antichità, quando la romana Via Emilia, la tagliava nel suo percorso verso Rimini. Assunse fin da subito l’onore di luogo privilegiato per manifestazioni pubbliche e per il mercato cittadino.

Per Francesco, questa Piazza è “un luogo emblematico, dove le aspirazioni dei singoli si confrontano con le esigenze, le aspettative e i sogni dell’intera cittadinanza; dove i gruppi particolari prendono coscienza che i loro desideri vanno armonizzati con quelli della collettività”. “Qui si 'impasta' e si lavora per il bene comune di tutti”, aggiunge a braccio Francesco.

Ma più di tutti, per Papa Francesco, la piazza è rappresenta il “messaggio che è essenziale lavorare tutti insieme per il bene comune”. “E’ questa – commenta Francesco - la base del buon governo della città, che la rende bella, sana e accogliente, crocevia di iniziative e motore di uno sviluppo sostenibile e integrale”. Il Papa sa che il popolo ha bisogno di “una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza”.

“Questo è il volto autentico della politica – ribadisce il Papa - e la sua ragion d’essere: un servizio inestimabile al bene all’intera collettività. E questo è il motivo per cui la dottrina sociale della Chiesa la considera una nobile forma di carità”.

“Questa città, come tutta la Romagna, è stata tradizionalmente terra di accese passioni politiche”, ricorda il Pontefice. Da qui il suo augurio: “Riscoprite anche per l’oggi il valore di questa dimensione essenziale della convivenza civile e date il vostro contributo, pronti a far prevalere il bene del tutto su quello di una parte; pronti a riconoscere che ogni idea va verificata e rimodellata nel confronto con la realtà; pronti a riconoscere che è fondamentale avviare iniziative suscitando ampie collaborazioni più che puntare all’occupazione dei posti”.

"Il buon politico deve essere forte, deve lasciare le sue idee personali per armonizzarle con le idee degli altri, il buon politico finisce quasi per essere un martire al servizio, perchè non abbandona le proprie idee, ma le mette in discussione per andare verso il bene comune", dice a braccio il Pontefice.

Conclude Francesco il suo primo discorso in Emilia Romagna: “Occorre rilanciare i diritti della buona politica, la sua idoneità specifica a servire il bene pubblico, ad agire in modo da diminuire le disuguaglianze, a promuovere con misure concrete il bene delle famiglie, a fornire una solida cornice di diritti–doveri e a renderli effettivi per tutti. Tutti hanno diritto di voce, ma soprattutto ascoltate i giovani e gli anziani: i giovani perchè hanno il coraggio e gli anziani perchè hanno l'autorità e la saggezza".

Papa Francesco fa un saluto alle persone invalide presenti in Piazza, incontra il Sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, per uno scambio di doni, e infine si dirige presso la Cattedrale per l’incontro con i religiosi della città.

 

 

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