Il Papa in Svezia: "L'unità dei cristiani è una priorità"

Papa Francesco con il vescovo Yunan nella Malmoe Arena per l'evento ecumenico, Malmoe, 31 ottobre 2016
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Il cammino insieme “è il grande dono che Dio ci fa”, e l’ecumenismo è una “priorità”. Lo dice Papa Francesco, nella quarta parte di una commemorazione che si divide tra un incontro “Dal conflitto alla comunione”, la preghiera comune nella cattedrale di Lund, un evento “Oltre i confini” e infine l’evento “Insieme nella speranza”. Ed è in questa occasione che Papa Francesco prende la parola per la seconda volta nella giornata, sottolineando che proprio il cammino insieme è “un grande dono che Dio ci fa”.

“Rendo grazie a Dio – dice il Papa nella Malmoe Arena, dove arriva in pullmino e poi entra in una piccola macchinina – per questa commemorazione congiunta dei 500 anni della Riforma, che stiamo vivendo con spirito rinnovato e nella consapevolezza che l’unità tra i cristiani è una priorità”. Papa Francesco sottolinea che “è molto più quello che ci unisce da quello che ci separa”, mette in luce che il cammino “intrapreso per raggiungere” la comunione “è un grande dono che Dio ci fa”, loda Dio per lo “spirito di comunione” dell’incontro di Lund.

Linea guida dell’intervento di Papa Francesco è il testo “Dal Conflitto alla Comunione,” ovvero la riflessione congiunta cattolico-luterana per i 500 anni della Riforma. Si tratta del tentativo di una lettura della storia della Riforma da tutti e due i punti di vista, depurato dai toni polemici e alla ricerca di un punto di vista comunemente accettato. Un testo lungo (248 punti), il primo dal testo congiunto sulla Giustificazione del 1999. È forse il momento di una nuova primavera nel dialogo teologico?

Difficile dirlo, perché la commemorazione rappresenta soprattutto l’idea della fratellanza, di un cammino comune delle due confessioni su terreni come la difesa dell’ambiente e l’aiuto agli ultimi. Molto dicono le biografie delle quattro persone chiamate a testimoniare davanti a Papa Francesco: Marguerite Barankitse, cattolica, classe 1957 è la fondatrice di “Maison Shalom”, che è un complesso di scuole, ospedali e una rete di cura che si estende in tutto il Burundi; mons. Hector Fabio Henao Gaviria è direttore del Segretario Nazionale della Pastorale Sociale colombiana, e rappresenta il processo di pace in Colombia; Pranita Biswasi, indiana, ha partecipato come delegata dall’India della Lutheran World Federation all’incontro ONU di Parigi sul clima lo scorso dicembre; Rose Lokonyen, originaria del Sud Sudan, è stata membro e portabandiera del team di rifugiati alle ultime Olimpiadi.

India, Colombia, Sud Sudan, Burundi: quattro periferie esistenziali per un cammino comune. Ma c’è anche un evento: la firma di una dichiarazione comune tra Caritas Internationalis (l’ombrello di 165 Caritas di tutto il mondo, presente in 200 Paesi) e la Lutheran World Federation World Service (che serve circa 2,3 milioni di persone nel mondo) per sviluppare e “consolidare una cultura di collaborazione per la promozione della dignità umana e della giustizia sociale”, ricorda il Papa.

Che poi parla delle testimonianze. “Pranita - dice si è riferita alla creazione - E’ certo che tutta la creazione è una manifestazione dell’immenso amore di Dio verso di noi; per questo, anche attraverso i doni della natura noi possiamo contemplare Dio”. Il Papa condivide “la costernazione di Pranita” per “gli abusi che danneggiano il pianeta, la nostra casa comune, e che producono gravi conseguenze anche sul clima”, i cui impatti maggiori “ricadono spesso sulle persone più vulnerabili e con meno risorse, che sono costrette ad emigrare per salvarsi dagli effetti dei cambi climatici”. Ripercorrendo i temi della Laudato Si, il Papa dice che “tutti siamo responsabili della salvaguardia del creato, in modo particolare noi cristiani. Il nostro stile di vita, i nostri comportamenti devono essere coerenti con la nostra fede. Siamo chiamati a coltivare un’armonia con noi stessi e con gli altri, ma anche con Dio e con l’opera delle sue mani. Pranita, ti incoraggio a proseguire nel tuo impegno a favore della nostra casa commune”.

Quindi, il tema della pace in Colombia, terreno di lavoro congiunto per cattolici e luterani. “ E’ una buona notizia – chiosa il Papa - sapere che i cristiani si uniscono per dar vita a processi comunitari e sociali di comune interesse”. E Papa Francesco chiede una preghiera per cui si giunga finalmente alla pace, una preghiera che “abbracci anche tutti i Paesi in cui si stanno protraendo gravi situazioni di conflitto”.

Il Papa poi si rivolge a Marguerite, che ha parlato del suo lavoro con i bambini vittime di atrocità. Dice il Papa: “E’ qualcosa di ammirevole e, al tempo stesso, un appello a prendere sul serio innumerevoli situazioni di vulnerabilità sofferte da tante persone indifese, quelle che non hanno voce”. Il Papa plaude alla “missione” di Marguerite, un “seme che ha prodotto frutti abbondanti”, considerando che “quelli che ti conoscono pensao che quello che fai è la pazzia”. Ma – conclude il Papa – “magari questa pazzia potesse propagarsi?

E infine, il Papa si riferisce a Rose, la più giovane, che “ha saputo trarre profitto dal talento che Dio le ha dato mediante lo sport. Invece di sprecare le sue forze in situazioni avverse, le ha impiegate in una vita feconda. Mentre ascoltavo la tua storia, mi veniva in mente la vita di tanti giovani che hanno bisogno di testimonianze come la tua. Mi piacerebbe ricordare che tutti possono scoprire la meravigliosa condizione di essere figli di Dio e il privilegio di essere benvoluti e amati da Lui”.

Papa Francesco ringrazia “tutti i governi che assistono i rifugiati, i profughi e coloro che chiedono asilo, perché ogni azione in favore di queste persone che hanno necessità di protezione rappresenta un grande gesto di solidarietà e di riconoscimento della loro dignità”.

La priorità dei cristiani – dice il Papa – è di andare incontro agli scartati e agli emarginati del nostro mondo e rendere tangibile la tenerezza e l’amore misericordioso di Dio, che non scarta nessuno, ma accoglie tutti”.

Papa Francesco annuncia quindi la testimonianza di Antoine Audo, vescovo di Aleppo, nella martoriata Siria per cui Papa Francesco ha mostrato moltissima attenzione e interesse. “Le notizie – afferma - ci riferiscono quotidianamente l’indicibile sofferenza causata dal conflitto siriano, che dura ormai da più di cinque anni. In mezzo a tanta devastazione, è veramente eroico che rimangano lì uomini e donne per prestare assistenza materiale e spirituale a chi ne ha necessità”. Rivolgendosi al vescovo, il Papa dice che “è anche ammirevole che tu, caro fratello, continui a lavorare in mezzo a tanti pericoli per raccontarci la drammatica situazione dei siriani. Ciascuno di loro è nel nostro cuore e nella nostra preghiera. Imploriamo la grazia della conversione dei cuori di quelli che detengono la responsabilità dei destini di quella regione”.

Infine, il Papa invita a non lasciarsi abbattere dalle avversità. “Queste storie – esorta - ci motivino e ci offrano nuovo impulso per lavorare sempre più uniti. Quando torniamo alle nostre case, portiamo con noi l’impegno di fare ogni giorno un gesto di pace e di riconciliazione, per essere testimoni coraggiosi e fedeli di speranza Cristiana”.

Quindi, Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis, e Maria Immonen, direttore del Lutheran World Federation World Service, firmano la dichiarazione comune, in cui si definiscono aree di cooperazione, scopo della collaborazione e strumenti della collaborazione.

Ed arriva il momento della testimonianza del vescovo caldeo di Aleppo Audo. “Come Cristiani dell’Est appartenenti a nazioni islamiche e arabe del Medio Oriente, e che condividiamo con loro una lunga storia di cultura, umanità e dialogo vivente, non possiamo stare di fronte a voi in questo memorabile momento della storia senza avere nei nostri cuori e nelle coscienze i conflitti che i nostri fratelli arabi e musulmani stanno vivendo”.

Il vescovo Audo parla della Guerra che si vive ogni giorno in Siria, Iraq e in Medio Oriente, e che ci fa testimoni “della distruzione della nostra casa commune” e della morte di persone innocenti e dei più poveri.

Il vescovo di Aleppo racconta che la maggioranza degli ospedali sono distrutte e che l’80 per cento dei medici hanno lasciato Aleppo, mentre 3 milioni di bambini non frequentano la scuola, anche perché “scuole e università sono bombardate quasi ogni giorno”.

Il presule siriano parla quindi della tristezza di “vedere una ricca e bella cristianità sul punto di scomparire; un profondo senso di ecumenismo, uno stile di vita che permetteva a cristiani e musulmani di vivere insieme è stato ridotto a fanatismo e sfiducia”.

L’appello ai cristiani d'occidente è quello di non lasciare “distruggere e frammentare l’amata Siria”. “Spero – afferma – che la costruzione della pace nell’ascolto dei poveri possa diventare il pane quotidiano dell’umanità e una ispirazione divina per tutte le religioni e i credi”. Per questo, il servizio umanitario in Siria si chiamerà, da adesso in poi, “Diventare cristiani insieme”, che significa “implicare un processo di conversione a Cristo, rigettando ogni riflesso di esclusione e confine delle nostre Chiese orientali”.

“La religione non dovrebbe essere un impedimento all’incontro, ma piuttosto dovrebbe incoraggiare a difendere i valori umani della dignità, solidarietà e della ricerca del bene commune”, dice il vescovo Audo.

Una preghiera per la Siria viene dunque guidata dal Cardinal Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio dell'Unità dei Cristiani, e dal vescovo Yunan, e poi il Primo Ministro svedese, Stefan Löfven, tiene un discorso. 

I quattro testimoni - più il vescovo Audo -  lanciano poi una “call to action”, una chiamata all’azione. Ecco i punti: che i rifugiati perdano tutto ma non i loro diritti umani; il “no” ad ogni forma di violenza colpisce e distrugge le vitte di tanti esseri umani; che si lavori per riconoscere la connessione profonda tra le popolazioni e la creazione; e che si cambino stili di vita per la salvaguardia della casa comune.

L'evento si conclude. E Papa Francesco si reca in un incontro privato con i 30 membri delle delegazioni ecumeniche. Terminerà così la giornata di commemorazione della Riforma a Lund. 

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