Il Papa a Trujillo: “Affrontiamo le tempeste della vita con il Vangelo”

Il Papa celebra la messa a Trujillo
Foto: Aci Group/ Vatican Media
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Francesco è a Huanchaco, città storica del Perù, non lontana dai siti archeologici della cultura Inca; una delle località balneari più rinomate del Paese e meta di numerosi turisti dall’estero. Il suo litorale, affollato d’estate, si snoda in una baia a una decina di chilometri a nord ovest della città di Trujillo, su una terrazza ai piedi del Monte Campana. E qui, in questo paradiso, il Papa celebra la Messa in Onore di Santa Maria Porta del Cielo. “Tutto l’ambiente che ci circonda e questo immenso mare sullo sfondo ci aiutano a comprendere meglio l’esperienza che gli apostoli hanno vissuto con Gesù e che oggi anche noi siamo chiamati a vivere”, dice il Pontefice iniziando la quarta omelia di questo 22esimo viaggio apostolico.

La spianata costiera di Huanchaco può accogliere circa 500mila persone. La zona circostante conserva l’antico fascino in particolare per la presenza dei “caballitos de totora”, piccole imbarcazioni simili a delle canoe. Il Papa menziona queste imbarcazioni, usate oggi come duemila anni fa: “I discepoli di ieri, come tanti di voi oggi, si guadagnavano da vivere con la pesca. Uscivano sulle barche come alcuni di voi continuano a fare sui “cavallini di totora” e tanto loro quanto voi con lo stesso fine: guadagnarsi il pane quotidiano. In questo si giocano molte delle nostre fatiche di ogni giorno: poter portare avanti le nostre famiglie e procurare ad esse quanto le aiuterà a costruire un futuro migliore”.

Ma Francesco sa bene che la natura può dare e togliere allo stesso tempo. La sua forza è estrema. Per questo ricorda la tempesta disastrosa di qualche tempo fa, Marzo 2017: “Come i discepoli affrontarono la tempesta sul lago, a voi è toccato affrontare il duro colpo del Niño costiero, le cui conseguenze dolorose sono tuttora presenti in tante famiglie, specialmente quelle che non hanno ancora potuto ricostruire le loro case. Anche per questo sono qui a pregare con voi”.

“Questi scossoni – continua il Pontefice - mettono in discussione e in gioco il valore del nostro spirito e dei nostri atteggiamenti più elementari. Allora ci rendiamo conto di quanto sia importante non essere soli ma uniti, pieni di quella unità che è frutto dello Spirito Santo”.

Poi il Papa commenta il Vangelo odierno: “Che cosa è successo alle fanciulle del Vangelo che abbiamo ascoltato? Improvvisamente sentono un grido che le sveglia e le mette in movimento. Alcune si resero conto di non avere l’olio necessario per illuminare la strada nell’oscurità, altre invece riempirono le loro lampade e poterono trovare e illuminare la strada che le portava allo sposo. Nel momento indicato ognuna mostrò di che cosa aveva riempito la sua vita. Lo stesso succede a noi. So che, nel momento di oscurità, quando avete sentito il colpo del Niño, queste terre hanno saputo mettersi in movimento e avevano l’olio per correre e aiutarsi come veri fratelli. C’era l’olio della solidarietà, della generosità che vi ha messi in movimento e siete andati incontro al Signore con innumerevoli gesti concreti di aiuto. In mezzo all’oscurità, insieme a tanti altri, siete stati torce vive e avete illuminato la strada con mani aperte e disponibili per alleviare il dolore e condividere quello che avevate nella vostra povertà”.

Lo scorso Marzo in metà della nazione fu dichiarato lo stato di emergenza, El Nino spazzò letteralmente via le zone più povere del Perù; si contarono 67 vittime e oltre 7omila sfollati, accanto alla distruzione di una serie di infrastrutture chiave. “Ci sono cose, come ben sapete – commenta il Pontefice argentino - che non si improvvisano e tanto meno si comprano. L’anima di una comunità si misura da come riesce ad unirsi per affrontare i momenti difficili, di avversità, per mantenere viva la speranza”.

Poi il Papa menziona “altri tipi di tempeste” che si abbattono su questo meraviglioso Paese: “Tempeste che ci interpellano anche come comunità e mettono in gioco il valore del nostro spirito. Si chiamano violenza organizzata, come il “sicariato” e l’insicurezza che esso crea; la mancanza di opportunità educative e di lavoro, specialmente tra i più giovani, che impedisce loro di costruire un futuro con dignità; la mancanza di un alloggio sicuro per tante famiglie costrette a vivere in zone ad alta instabilità e senza accessi sicuri; come pure tante altre situazioni che voi conoscete e soffrite, che come le peggiori inondazioni abbattono la mutua fiducia, tanto necessaria per costruire una rete di sostegno e di speranza. Inondazioni che investono l’anima e reclamano da noi l’olio che abbiamo per farvi fronte”.

Conclude Francesco la sua omelia: “Molte volte ci interroghiamo su come affrontare queste tempeste, o su come aiutare i nostri figli e superare queste situazioni. Voglio dirvi: non c’è altra via d’uscita migliore di quella del Vangelo, e si chiama Gesù Cristo. Riempite sempre la vostra vita di Vangelo. Voglio esortarvi ad essere una comunità che si lasci ungere dal suo Signore con l’olio dello Spirito. Lui trasforma tutto, rinnova tutto, consola tutto”.

Infine il Papa invita tutti i fedeli a cantare la canzone dei marinai che si rivolge alla Madonna: "Madonnina della porta dammi la tua benedizione, Madonnina della parte dacci pace e tanto amore"!

Dopo la Messa, il Papa compie un giro in papamobile nella piazza del quartiere Buon Aires, la zona più colpita dalle inondazioni. Poi si trasferisce all’Arcivescovado di Trujillo per il pranzo in privato. 

Successivamente il Papa incontra privatamente a Trujillo alcuni studenti di Scholas Occurrentes, dal 2013 Fondazione di diritto pontificio. Si tratta di una rete internazionale di scuole - pubbliche e private, confessionali e non – nata più di 20 anni fa in Argentina su iniziativa dell'allora arcivescovo Bergoglio. Sono le cosiddette “scuole dell'incontro”: una realtà radicata oggi in tutto il mondo. La parola d'ordine è "no all'esclusione", "sì all'inclusione". E' presente in 190 Paesi, con quasi 450 mila istituti. I ragazzi peruviani parleranno con il Papa dei problemi che più li riguardano e dei progetti che hanno per le loro città e per il loro paese. Più di 200 studenti peruviani delle scuole superiori tra i 15 ei 17 anni hanno partecipato ai programmi di Cittadinanza di Scholas per queste due settimane, tra il 4 e il 12 gennaio, e hanno identificato e selezionato la "discriminazione" come il problema che più colpisce il paese.

 

Ti potrebbe interessare