Il Papa ai cappellani degli aeroporti: “In questi luoghi siete chiamati a portare Cristo”

Papa Francesco durante un'Udienza in Clementina
Foto: Vatican Media / ACI group
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“In occasione dei miei Viaggi Apostolici ho avuto l’opportunità di passare per molti aeroporti, dove voi, cari Cappellani e operatori qui presenti, prestate il servizio pastorale in situazioni complesse e specifiche”. Il Papa saluta così i partecipanti all’Incontro mondiale dei Cappellani dell’Aviazione civile in occasione dell’inizio del XVII Seminario Mondiale, promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sul tema: “I Cappellani cattolici e gli operatori di pastorale dell’Aviazione Civile al servizio dello sviluppo umano integrale”.

L’incontro, al quale hanno aderito circa 90 rappresentanti di cappellanie aeroportuali e agenti pastorali religiosi e laici (le cappellanie aeroportuali cattoliche risultano essere ad oggi 92), si terrà presso il Centro Congressi di Villa Aurelia a Roma.

L’evento favorirà uno scambio di riflessioni ed esperienze per rafforzare una visione comune dei compiti e delle competenze degli operatori pastorali coinvolti. I principali temi saranno: l’apostolato aeroportuale attraverso la presenza concreta di edifici adibiti a cappelle; gli aspetti di tale specifico apostolato da un punto di vista del dialogo interreligioso ed ecumenico; la tutela del lavoro per gli operatori aeroportuali; e l’accoglienza e l’assistenza ai passeggeri in condizioni di particolare vulnerabilità o povertà.

Lo sviluppo tecnologico, la frenesia del lavoro, il continuo transito di gente favoriscono nelle aerostazioni un’atmosfera di anonimato e di indifferenza, rendendole grandi periferie umane – commenta il Papa nel suo discorso ai cappellani aeroportuali - Milioni di persone di diverse nazionalità, culture, religioni e lingue vi si incrociano ogni giorno; ognuna è una storia, che solo Dio conosce: gioie, dolori, attese, preoccupazioni… In questi luoghi voi siete chiamati a portare la parola e la presenza di Cristo, il Solo che conosce quello che c’è nel cuore di ogni uomo; a portare a tutti, fedeli e gentili, il Vangelo della tenerezza, della speranza e della pace”.

“Negli aeroporti – continua il Papa nel suo discorso - voi siete anzitutto una presenza di gratuità: rappresentate la gratuità dell’amore di Dio in un ambiente dove tutti si trovano o per lavoro o viaggiano per i più diversi interessi. In quel contesto, voi offrite in modo molto rispettoso e discreto la possibilità di incrociare l’adesso di Dio. Perché quel giorno, quell’ora di passaggio, è in realtà irripetibile, e voi siete bravi a cogliere le opportunità che vi si presentano per avvicinarvi alle persone con la fantasia della carità pastorale: sia ai dirigenti, sia agli impiegati e ai diversi operatori, come pure ai passeggeri. La vostra testimonianza e il messaggio che date, qui e ora, può lasciare un segno che dura per tutta la vita, proprio con la forza della gratuità”.

"Un uomo di affari sempre preoccupato per i suoi affari era in aeroporto - il Papa racconta a braccio una storia che ha conosciuto - è andato in cappella e ha cercato una fonte elettrica per il suo computer e l'ha trovata. Un cappellano si è avvicinato e ha detto ha fatto bene, c'è anche l'energia di Dio e quell'uomo ha capito che in quel momento ha incontrato Gesù ed è andato a comprare il Vangelo per rivedere quel Gesù che aveva incontrato in aereoporto".

Con questo sguardo, gli aeroporti diventano porte e ponti di incontro con Dio e con i fratelli, figli dell’unico Padre”, auspica ancora il Papa.

Il Papa conclude il discorso con questo pensiero: “Non posso qui non menzionare i migranti e i profughi che raggiungono i maggiori aeroporti con la speranza di poter chiedere asilo o trovare un rifugio, o che sono bloccati in transito. Invito sempre le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei loro confronti, pur se si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili. Fa parte anche della vostra cura pastorale vigilare che sia sempre tutelata la loro dignità umana e siano salvaguardati i loro diritti, nel rispetto della dignità e delle credenze di ciascuno. Le opere di carità nei loro confronti costituiscono una testimonianza della vicinanza di Dio a tutti i suoi figli”.

 

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