Il Papa ai Guanelliani: "La Provvidenza non è poesia ma realtà"

Il Papa con i guanelliani
Foto: Osservatore Romano
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Fidarsi, guardare, affrettarsi. Sono i tre pilastri del discorso che il Papa ha offerto ai partecipanti del pellegrinaggio della Famiglia Guanelliana, ricevuti stamane nell’Aula Paolo VI.

San Luigi Guanella si è fidato di Dio. “La vita di Don Guanella – ha spiegato Francesco – ha avuto al centro la certezza che Dio è Padre misericordioso e provvidente. Questo era per lui il cuore della fede: per lui la Provvidenza non era una poesia, ma la realtà. Dio ha cura di noi e vuole che ci fidiamo di Lui”.

“Penso – ha aggiunto il Papa – che il Padre celeste sia molto dispiaciuto, quando vede che i suoi figli non si fidano pienamente di Lui: credono forse a un Dio lontano, più che nel Padre misericordioso. In tanti può sorgere anche il dubbio che Dio, pur essendo Padre, sia anche padrone. Allora sembra meglio non affidarsi a Lui fino in fondo, perché potrebbe chiedere qualcosa di troppo impegnativo o persino mandare qualche prova. Ma questo è un grande inganno: è l’inganno antico del nemico di Dio e dell’uomo, che camuffa la realtà e traveste il bene da male. È la prima tentazione: prendere le distanze da Dio, intimoriti dal sospetto che la sua paternità non sia davvero provvidente e buona. Dio è invece soltanto amore, puro amore provvidente. Egli ci ama più di quanto amiamo noi stessi e sa qual è il nostro vero bene. Per questo desidera che nel corso della vita diventiamo quello che siamo dal momento del Battesimo: dei figli amati, che sono in grado di vincere la paura e di non cadere nel lamento, perché il Padre ha cura di noi”.

Guardare. Chi vive come figlio di Dio impara “a guardare il mondo con occhi nuovi, resi più luminosi dall’amore e dalla speranza. Sono occhi che permettono di guardarsi dentro con verità e di vedere lontano nella carità. A questo sguardo gli altri non appaiono come ostacoli da superare, ma come fratelli e sorelle da accogliere. Si scopre così, come disse Don Guanella, che l’amore del prossimo è il conforto della vita”. Come Don Guanella impariamo ad avere “lo stesso sguardo del Signore: uno sguardo che infonde speranza e gioia, capace al tempo stesso di provare un “vivo senso di compatimento” nei confronti di chi soffre”.

Pensando ai poveri – ha concluso il Papa – è necessario affrettarsi. “Come il Padre è delicato e concreto nei riguardi dei figli più piccoli e deboli, così anche noi non possiamo far attendere i fratelli e le sorelle in difficoltà, perché – sono sempre parole di Don Guanella – la miseria non può aspettare. E noi non possiamo fermarci fino a quando ci sono poveri da soccorrere! Anche noi ascoltiamo l’invito dello Spirito ad andare subito incontro a chi ha bisogno delle nostre cure e del nostro affetto, perché, come insegnava san Luigi, un cuore cristiano che crede e che sente non può passare davanti alle indigenze del povero senza soccorrervi”.

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