Il Papa ai sacerdoti: nelle difficoltà scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale

Papa Francesco invia a tutti i sacerdoti, una lettera, in occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, di cui oggi ricorre la memoria liturgica. Una lettera in spagnolo, di incoraggiamento, di sostegno e di ringraziamento

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Dolore, gratitudine, coraggio, lode. Sono queste le quattro parole che Papa Francesco "consegna" a tutti i sacerdoti, con una lettera, in occasione del 160° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, di cui oggi ricorre la memoria liturgica.

E' lo stesso Papa Francesco a spiegare il perchè della lettera proprio nel giorno dedicato al patrono dei parroci nel mondo. "Nella festa di santo Curato d'Ars - dice Francesco - voglio scrivervi questa lettera, non solo ai parroci ma anche a tutti voi, fratelli presbiteri, che senza fare rumore lasciate tutto per impegnarvi nella vita quotidiana delle vostre comunità. A voi che, come il Curato d’Ars, lavorate in trincea, portate sulle vostre spalle il peso del giorno e del caldo e, esposti a innumerevoli situazioni, ci mettete la faccia quotidianamente e senza darvi troppa importanza, affinché il Popolo di Dio sia curato e accompagnato. Mi rivolgo a ciascuno di voi che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumete la missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte le difficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale".

"Qualche tempo fa - scrive ancora il Pontefice continuando a spiegare il motivo di questo invio - ho manifestato ai Vescovi italiani la preoccupazione che, in non poche regioni, i nostri sacerdoti si sentono ridicolizzati e colpevolizzati a causa di crimini che non hanno commesso e dicevo loro che essi hanno bisogno di trovare nel loro vescovo la figura del fratello maggiore e il padre che li incoraggi in questi tempi difficili, li stimoli e li sostenga nel cammino".

Francesco inizia la lettera parlando del dolore nella Chiesa e nella vita dei sacerdoti. "Negli ultimi tempi abbiamo potuto sentire più chiaramente il grido, spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati. Indubbiamente, è un tempo di sofferenza nella vita delle vittime che hanno subito diverse forme di abuso; anche per le loro famiglie e per tutto il Popolo di Dio.  Riconosco e vi ringrazio per il vostro coraggioso e costante esempio che, nei momenti di turbolenza, vergogna e dolore, ci mostra come voi continuate a mettervi in gioco con gioia per il Vangelo. Sono convinto che, nella misura in cui siamo fedeli alla volontà di Dio, i tempi della purificazione ecclesiale che stiamo vivendo ci renderanno più gioiosi e semplici e, in un futuro non troppo lontano, saranno molto fruttuosi".

La seconda parola del Pontefice ai sacerdoti è gratitudine. "Un giorno abbiamo pronunciato un sì - osserva Francesco - che è nato e cresciuto nel seno di una comunità cristiana grazie a quei santi della porta accanto che ci hanno mostrato con fede semplice quanto valeva la pena dare tutto per il Signore e il suo Regno. Un sì la cui portata ha avuto e avrà una trascendenza insospettata, e che molte volte non saremo in grado di immaginare tutto il bene che è stato ed è capace di generare. Nei momenti di difficoltà, di fragilità, così come in quelli di debolezza e in cui emergono i nostri limiti, quando la peggiore di tutte le tentazioni è quella di restare a rimuginare la desolazione spezzando lo sguardo, il giudizio e il cuore, in quei momenti è importante –persino oserei dire cruciale– non solo non perdere la memoria piena di gratitudine per il passaggio del Signore nella nostra vita, la memoria del suo sguardo misericordioso che ci ha invitato a metterci in gioco per Lui e per il suo Popolo, ma avere anche il coraggio di metterla in pratica. La gratitudine è sempre un’arma potente".

Poi nella lettera c'è la parola coraggio. "Di fronte a esperienze dolorose - spiega Francesco -  tutti abbiamo bisogno di conforto e incoraggiamento. La missione a cui siamo stati chiamati non implica di essere immuni dalla sofferenza, dal dolore e persino dall'incomprensione; al contrario, ci chiede di affrontarli e assumerli per lasciare che il Signore li trasformi e ci configuri di più a Lui.  Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da noi stessi, possiamo vivere la tentazione di aggrapparci ad una tristezza dolciastra, che i padri dell’Oriente chiamavano accidia.   Fratelli, quando quella tristezza dolciastra minaccia di impadronirsi della nostra vita o della nostra comunità, senza spaventarci né preoccuparci, ma con determinazione, chiediamo e facciamo chiedere allo Spirito che venga a risvegliarci.  aumentate e nutrite il vincolo con il vostro popolo. Non isolatevi dalla vostra gente e dai presbiteri o dalle comunità. Ancora meno non rinchiudetevi in gruppi chiusi ed elitari. Questo, alla fine, soffoca e avvelena lo spirito. Un ministro coraggioso è un ministro sempre in uscita".

Infine, l'ultima parola, la lode. "Se qualche volta lo sguardo inizia a indurirsi - confida Papa Francesco nella lettera - o sentiamo che la forza seducente dell'apatia o della desolazione vuole mettere radici e impadronirsi del cuore; se il gusto di sentirci parte viva e integra del Popolo di Dio comincia a infastidirci e ci sentiamo spinti verso un atteggiamento elitario ... non avere paura di contemplare Maria e intonare il suo canto di lode".

 

 

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