Il Papa ai Vescovi USA: "Aborto, migranti, guerre... Non possiamo tacere"

Papa Francesco incontra i Vescovi USA
Foto: Alan Holdren CNA
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Un discorso ampio, lungo, ricco ed articolato quello che il Papa ha offerto ai Vescovi degli Stati Uniti riuniti nella nella Cattedrale di S. Matteo Apostolo a Washington.

"Le vittime innocenti dell’aborto - ha ricordato Francesco - i bambini che muoiono di fame o sotto le bombe, gli immigrati che annegano alla ricerca di un domani, gli anziani o i malati dei quali si vorrebbe far a meno, le vittime del terrorismo, delle guerre, della violenza e del narcotraffico, l’ambiente devastato. Non è lecito evadere da tali questioni o metterle a tacere. Di non minore importanza è l’annuncio del Vangelo della famiglia che, nell’imminente Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia, avrò modo di proclamare con forza insieme a voi e a tutta la Chiesa. Questi aspetti irrinunciabili della missione della Chiesa appartengono al nucleo di quanto ci è stato trasmesso dal Signore. Abbiamo perciò il dovere di custodirli e comunicarli, anche quando la mentalità del tempo si rende impermeabile e ostile a tale messaggio".

Ai Vescovi statunitensi il Papa ha proposto una serie di minuziose raccomandazioni. Prima però ha voluto sottolineare che "il cuore del Papa si dilata per includere tutti. Allargare il cuore per testimoniare che Dio è grande nel suo amore è la sostanza della missione del Successore di Pietro, Vicario di Colui che sulla croce ha abbracciato l’intera umanità. Che nessun membro del Corpo di Cristo e della nazione americana si senta escluso dall’abbraccio del Papa. Il Papa non sia un mero nome abitudinariamente pronunciato, ma una tangibile compagnia volta a sostenere la voce che si eleva dal cuore della Sposa: Vieni Signore!".

Il Pontefice ha poi apprezzato il dinamismo della Chiesa degli Stati Uniti, "l’indomito impegno per la causa della vita e della famiglia, motivo preminente di questa mia visita. Lo sforzo ingente di accoglienza e di integrazione degli immigrati, la missione educativa e l’opera caritativa". Nello stesso tempo il Papa ha elogiato "il coraggio con cui avete affrontato momenti oscuri del vostro percorso ecclesiale senza temere autocritiche né risparmiare umiliazioni e sacrifici, senza cedere alla paura di spogliarsi di quanto è secondario pur di riacquistare l’autorevolezza e la fiducia richiesta ai Ministri di Cristo, come desidera l’anima del vostro popolo. So quanto ha pesato in voi la ferita degli ultimi anni, e ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti, e per continuare a operare affinché tali crimini non si ripetano mai più".

Il messaggio del Papa - ha aggiunto - si mette in scia delle visite dei suoi "venerati Predecessori" Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. La Chiesa di Roma è quanto mai vicina a quella degli Stati Uniti. Sono qui per "parlare come un fratello tra fratelli"perchè "siamo Vescovi della Chiesa, Pastori costituiti da Dio per pascere il suo gregge. La nostra gioia più grande è essere Pastori, nient’altro che Pastori, dal cuore indiviso ed una irreversibile consegna di sé. Bisogna custodire questa gioia senza lasciare che ce la rubino".

Dobbiamo offrire "non una predicazione di complesse dottrine, ma l’annuncio gioioso di Cristo, morto e risorto per noi". Il gregge affidato a voi - ha proseguito il Papa - trovi "sulle vostre labbra l’apprezzamento per la capacità di fare e costruire nella libertà e nella giustizia la prosperità di cui è prodiga questa terra" guardando "sempre verso gli orizzonti di Dio, che oltrepassano quanto noi siamo capaci di prevedere o pianificare. Vegliare pure su noi stessi, per sfuggire alla tentazione del narcisismo, che acceca gli occhi del Pastore, rende la sua voce irriconoscibile e il suo gesto sterile".
Al Vescovo è sì utile "possedere la lungimiranza del leader e la scaltrezza dell’amministratore" ma "è necessaria la lucida percezione della battaglia tra la luce e le tenebre che si combatte in questo mondo. Guai a noi, però,se facciamo della Croce un vessillo di lotte mondane, dimenticando che la condizione della vittoria duratura è lasciarsi trafiggere e svuotare di sé stessi".

Il Vescovo non deve aver paura o essere timido, sia fautore della cultura dell'incontro. Il dialogo è il metodo da usare. Un "dialogo tra di voi, dialogo nei vostri Presbiteri, dialogo con i laici, dialogo con le famiglie, dialogo con la società. Non mi stancherei di incoraggiarvi a dialogare senzapaura. Tanto più è ricco il patrimonio, che con parresia avete da condividere, tanto più sia eloquentel’umiltà con la quale lo dovete offrire".

La nostra grande missione - ha ancora detto Papa Bergoglio - è "collegiale. La nostra missione episcopale è primariamente cementare l’unità. È un imperativo, pertanto, vegliare per tale unità, custodirla, favorirla, testimoniarla come segno e strumento che, di là di ogni barriera, unisce nazioni, razze,classi, generazioni". L'imminente Giubileo sia "occasione privilegiata per rafforzare la comunione, perfezionare l’unità, riconciliare le differenze, perdonarsi a vicenda e superare ogni divisione".

Il servizio all'unità è quanto mai importante per gli Stati Uniti. Offrite al vostro Paese "l’umile e potente lievito della comunione". Affrontate le sfide attuali: "il futuro della libertà e della dignità delle nostre società dipende dal modo in cui sapremo rispondere a tali sfide".

Due le raccomandazioni conclusive: la prima riguarda la paternità episcopale. Il Vescovo sia vicino alla gente e ai sacerdoti., aiutandoli a non accontentarsi "delle mezze misure" perchè non siano "notai e burocrati, ma siano espressione della maternità della Chiesa che genera e fa crescere i suoi figli".

La seconda riguarda i migranti. E qui il Papa parla come Vescovo di Roma e Vescovo venuto dal sud: "nessuna istituzione americana fa di più per gli immigrati che le vostre comunità cristiane. Ora avete questa lunga ondata d’immigrazione latina che investe tante delle vostre diocesi: forse sarete messi alla prova dalla loro diversità. Sappiate, comunque, che possiedono anche risorse da condividere. Perciò accoglieteli senza paura. Questa gente arricchirà l’America e la sua Chiesa".

Infine gli auguri, pronunciati a braccio all'inizio del discorso, ai "fratelli ebrei" per la festa di Yom Kippur.

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