Il Papa alla Dottrina della Fede: sinodalità, misericordia e integrità dei costumi

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez/CNA
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“Insieme alla dottrina della fede, bisogna custodire anche l’integrità dei costumi, particolarmente negli ambiti più delicati della vita” e per questo il Papa ringrazia la Congregazione per la dottrina della Fede “per tutto l’impegno e la responsabilità che esercitate nel trattare i casi di abuso di minori da parte di chierici. La cura per l’integrità della fede e dei costumi è un compito delicato.”

Papa Francesco ha ricevuto questa mattina la Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel suo discorso il Papa ha ricordato che “la misericordia costituisce l’architrave che sorregge la vita della Chiesa: la prima verità della Chiesa, infatti, è l’amore di Cristo”, e per questo è importante riscoprire le opere di misericordia perché “ quando, alla sera della vita, ci sarà chiesto se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete, ugualmente ci sarà domandato se avremo aiutato le persone a uscire dal dubbio, se ci saremo impegnati ad accogliere i peccatori, ammonendoli o correggendoli, se saremo stati capaci di combattere l’ignoranza, soprattutto quella riguardante la fede cristiana e la vita buona”. Ed ha aggiunto: "Dobbiamo riprendere a insegnare ai fedeli questa cosa, che è tanto importante".

Perché la fede va vissuta, spiega il Papa con la ragione e con l’amore: “L’adesione di fede alla persona di Cristo implica sia l’atto della ragione sia la risposta morale al suo dono”.

Il Papa sottolinea anche la importanza della sinodalità del lavoro della Congregazione che si avvale di consultori e collaboratori ma soprattutto ha ricordato la riunione con i rappresentanti delle Commissioni dottrinali delle Conferenze Episcopali europee, “per affrontare collegialmente alcune sfide dottrinali e pastorali”. Un modo per  “suscitare nei fedeli un nuovo slancio missionario e una maggiore apertura alla dimensione trascendente della vita, senza la quale l’Europa rischia di perdere quello spirito umanistico che pure ama e difende”.

Infine il grazie del Papa per “lo studio circa la complementarietà tra doni gerarchici e carismatici”, doni che “sono chiamati a collaborare in sinergia per il bene della Chiesa e del mondo”  e del resto la relazione fra doni gerarchici e carismatici riporta alla radice trinitaria, al “legame tra il Logos divino incarnato e lo Spirito Santo, che è sempre dono del Padre e del Figlio. Proprio questa radice, se riconosciuta ed accolta con umiltà, consente alla Chiesa di lasciarsi rinnovare in ogni tempo come «un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», secondo l’espressione di San Cipriano”.

Per questo, conclude il Papa  la dinamica sinodale, se rettamente intesa, nasce dalla comunione e conduce verso una comunione sempre più attuata, approfondita e dilatata, al servizio della vita e della missione del Popolo di Dio.

 

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