Il Papa all'ONU: "Difendiamo il bene comune e la sacralità di ogni vita"

L'intervento del Papa all'ONU
Foto: Alan Holdren CNA
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L'Assemblea Generale dell'ONU ha tributato una vera ovazione a Papa Francesco che ha rivolto oggi al Palazzo di Vetro di New York un lungo e intenso discorso. Bergoglio è il quarto Papa a parlare all'ONU dopo Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

La difesa della terra come bene comune il cardine di tutto l'intervento del Pontefice.

"Il compito delle Nazioni Unite - ha ricordato il Papa - può essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranità del diritto, sapendo che la giustizia è requisito indispensabile per realizzare l’ideale della fraternità universale".

"Oggi il panorama mondiale - ha ammonito Francesco - ci presenta molti falsi diritti, e ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: l’ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi. Due settori intimamente uniti tra loro, che le relazioni politiche ed economiche preponderanti hanno trasformato in parti fragili della realtà. Per questo è necessario affermare con forza i loro diritti, consolidando la protezione dell’ambiente e ponendo termine all’esclusione".

Rilanciando l'Enciclica Laudato Si il Papa ha ribadito che "un vero diritto dell’ambiente: perché come esseri umani facciamo parte dell’ambiente. Qualsiasi danno all’ambiente è un danno all’umanità. In secondo luogo, perché ciascuna creatura ha un valore in sé stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature. L’abuso e la distruzione dell’ambiente, allo stesso tempo, sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili".

Questo modo di ragionare "è una negazione totale della fraternità umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e all’ambiente. I più poveri sono quelli che soffrono maggiormente questi attentati per un triplice, grave motivo: sono scartati dalla società, sono nel medesimo tempo obbligati a vivere di scarti e devono soffrire ingiustamente le conseguenze dell’abuso dell’ambiente. Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata cultura dello scarto".

Occorrono soluzioni urgenti, ha esortato Papa Bergoglio. Servono "passi concreti e misure immediate, per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli".

Perchè i poveri possano migliorare la propria vita è necessario che sia consentito loro di "essere degni attori del loro stesso destino. Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignità umana non possono essere imposti". Perciò bisogna esigere "il diritto all’istruzione – anche per le bambine escluse in alcuni luoghi", rispettare e rafforzare "il diritto primario della famiglia a educare e il diritto delle Chiese e delle altre aggregazioni sociali a sostenere e collaborare con le famiglie nell’educazione".

La famiglia è "la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertà dello spirito, che comprende la libertà religiosa, il diritto all’educazione e gli altri diritti civili".

Il Papa ha poi puntato il dito contro "le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dell’economia mondiale, guidato unicamente dall’ambizione di guadagno e di potere", queste "devono costituire un appello a una severa riflessione sull’uomo".

Ed ecco il richiamo all'etica e alla legge morale. "La difesa dell’ambiente e la lotta contro l’esclusione - ha precisato Francesco - esigono il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni".

In definitiva "la guerra è la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all’ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell’impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli. A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l’infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all’arbitrato".

Obiettivo dell'ONU è "la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni. Contrasta fortemente con queste affermazioni, e le nega nella pratica, la tendenza sempre presente alla proliferazione delle armi, specialmente quelle di distruzione di massa come possono essere quelle nucleari. Occorre impegnarsi per un mondo senza armi nucleari".

Il Papa invoca la pace per "il Medio Oriente, Nord Africa e altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dall’odio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nell’alternativa di fuggire o di pagare l’adesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitù". Davanti a questi orrore serve "un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilità della conduzione degli affari internazionali". Le vittime sono persone e non "materiale di scarto".

Non esiste solo la guerra classica, ma anche altri tipi di guerra come - ha tuonato il Pontefice - il narcotraffico "che silenziosamente comporta la morte di milioni di persone. Una guerra sopportata e debolmente combattuta".

"La casa comune di tutti gli uomini - ha auspicato Francesco - deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternità universale e sul rispetto della sacralità di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perché li si considera nient’altro che numeri di questa o quella statistica. La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralità della natura creata". Perchè tutto ciò accada bisogna rinunciare "alla costruzione di una élite onnipotente" e comprendere invece che "il senso pieno della vita individuale e collettiva si trova nel servizio disinteressato verso gli altri e nell’uso prudente e rispettoso della creazione, per il bene comune".

E' l'ora - ha concluso il Papa - di "decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi". Il risultato sarà positivo se "i rappresentanti degli Stati sapranno mettere da parte interessi settoriali e ideologie e cercare sinceramente il servizio del bene comune".

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