Il Papa: aprite le porte dei cuori per non convivere con il peccato

Il Papa tiene l'omelia
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
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Il Signore sa quanto abbiamo bisogno di perdono per questo sa che ci occorre sentirci amati per compiere il bene. Papa Francesco lo ha ripetuto ai missionari della misericordia riuniti con gli altri fedeli nella Basilica vaticana intorno alle spoglie di due santi confessori, Pio e Leopoldo.

“Da soli non siamo in grado- dice il Papa- per questo l’Apostolo non ci dice di fare qualcosa, ma di lasciarci riconciliare da Dio, di permettergli di perdonarci, con fiducia, perché «Dio è più grande del nostro cuore»”. É Dio che “vince il peccato e ci rialza dalle miserie, se gliele affidiamo. Sta a noi riconoscerci bisognosi di misericordia: è il primo passo del cammino cristiano; si tratta di entrare attraverso la porta aperta che è Cristo, dove ci aspetta Lui stesso, il Salvatore, e ci offre una vita nuova e gioiosa”.

Il rischio è quello di chiudere le porte del cuore “ossia di convivere col proprio peccato, minimizzandolo, giustificandosi sempre, pensando di non essere peggiori degli altri” e poi la vergogna che non deve “mai trasformarsi in timore o paura” e infine, spiega il Papa c’è il rischio “di allontanarci dalla porta: succede quando ci rintaniamo nelle nostre miserie, quando rimuginiamo continuamente, collegando fra loro le cose negative, fino a inabissarci nelle cantine più buie dell’anima” e invece bisogna “non rimanere in sé stessi, ma andare da Lui! Lì ci sono ristoro e pace”.  E sono i missionari ad avere il compito di “aiutare ad aprire le porte dei cuori, a superare la vergogna, a non fuggire dalla luce. Che le vostre mani benedicano e risollevino i fratelli e le sorelle con paternità; che attraverso di voi lo sguardo e le mani del Padre si posino sui figli e ne curino le ferite!”.

E c’è poi l’invito del ritorno a Dio: “Se bisogna ritornare è perché ci siamo allontanati. È il mistero del peccato: ci siamo allontanati da Dio, dagli altri, da noi stessi. Non è difficile rendersene conto: tutti vediamo come facciamo fatica ad avere veramente fiducia in Dio, ad affidarci a Lui come Padre, senza paura; come è arduo amare gli altri, anziché pensare male di loro; come ci costa fare il nostro vero bene, mentre siamo attirati e sedotti da tante realtà materiali, che svaniscono e alla fine ci lasciano poveri”.

Ecco allora le medicine per la guarigione, la preghiera “espressione di apertura e di fiducia nel Signore: è l’incontro personale con Lui, che accorcia le distanze create dal peccato”. Poi la carità “per superare l’estraneità nei confronti degli altri. L’amore vero, infatti, non è un atto esteriore, non è dare qualcosa in modo paternalistico per acquietarsi la coscienza, ma accettare chi ha bisogno del nostro tempo, della nostra amicizia, del nostro aiuto”. E infine il digiuno “per liberarci dalle dipendenze nei confronti di quello che passa e allenarci a essere più sensibili e misericordiosi. È un invito alla semplicità e alla condivisione: togliere qualcosa dalla nostra tavola e dai nostri beni per ritrovare il bene vero della libertà”.

Il Papa conclude la sua riflessione con l’invito ad una “benefica “potatura” della falsità, della mondanità, dell’indifferenza: per non pensare che tutto va bene se io sto bene; per capire che quello che conta non è l’approvazione, la ricerca del successo o del consenso, ma la pulizia del cuore e della vita; per ritrovare l’identità cristiana, cioè l’amore che serve, non l’egoismo che si serve”.

Prima della messa il Papa aveva venerato le reliquie dei due santi confessori che poi vengono, al termine della messa, portate in processione nella basilica per i fedeli.

Dopo la omelia si svolge il rito di imposizione delle ceneri. Al Papa vengono imposte dal Cardinale Comastri, Arciprete della Basilica. Il Papa impone le ceneri sulla fronte a sua volta ai cardinali all’anticamera, ad alcuni fedeli, ai diaconi assistenti e ministranti, e al Maestro delle celebrazioni.

Domani mattina alle 8.00 sarà celebrata la messa all'Altare della Confessione, presieduta dall'arcivescovo Rino Fisichella. Subito dopo le teche con i due santi raggiungeranno le rispettive destinazioni. La basilica di San Pietro sarà aperta a partire dalle ore 6.30 per consentire, fino all'inizio della Messa, la possibilità di un'ultima visita ai fedeli.

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