Il Papa con gli immigrati a Bologna: voglio portarvi nei miei occhi e nel mio cuore

Il Papa saluta gli immigrati ospiti dell'Hub a Bologna
Foto: Marco Mancini / Aci Stampa
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Il primo impatto con Bologna è con gli immigrati. Nell’ Hub regionale dove i rifugiati vengono assistiti. Accolto da Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, e dalle autorità civili il Papa ha incontrato i circa 1.000 migranti ospiti del Centro. Un incontro commovente di famiglia in un "“porto” di approdo di coloro che vengono da più lontano e con sacrifici che a volte non riuscite nemmeno a raccontare” dice Francesco. Nei loro sguardi c’è paura mista a gioia, il Papa sa cogliere quella sensazione: “Molti non vi conoscono e hanno paura” dice, ma solo “con la vicinanza che dà la misericordia” si supera la paura.

Il Papa è stato accolto come uno degli ospiti, “come uno arrivato qui” con una tesserino e un braccialetto. “A questo punto è quasi regolare” dice Zuppi che presenta uno ad uno gli ospiti una lunga serie di giovani africani che voglio tutti una foto con Francesco.

Vedere da vicino perché “da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet. Se guardiamo il prossimo senza misericordia, non ci rendiamo conto della sua sofferenza, dei suoi problemi”. E se guardiamo senza misericordia richiamo che anche Dio ci guarderà senza misericordia dice il Papa.

“In voi - aggiunge- vedo, come in ogni forestiero che bussa alla nostra porta, Gesù Cristo, che si identifica con lo straniero, di ogni epoca e condizione, accolto o rifiutato”.

Ma certo il fenomeno è complicato,  “credo davvero necessario che un numero maggiore di Paesi adottino programmi di sostegno privato e comunitario all’accoglienza e aprano corridoi umanitari per i rifugiati in situazioni più difficili, per evitare attese insopportabili e tempi persi che possono illudere”.

Ma la conoscenza è il primo passo, “ il contatto con l’altro porta a scoprire il “segreto” che ognuno porta con sé e anche il dono che rappresenta”.

Ognuno di voi ha la propria storia, e questa storia è qualcosa di sacro dobbiamo rispettarla, ricervelrb e andare avanti, dice il Papa e parla dei minorenni: “Vengo in mezzo a voi perché voglio portare nei miei i vostri occhi, nel mio il vostro cuore. Voglio portare con me i vostri volti che chiedono di essere ricordati, aiutati, direi “adottati”, perché in fondo cercate qualcuno che scommetta su di voi, che vi dia fiducia, che vi aiuti a trovare quel futuro la cui speranza vi ha fatto arrivare fino a qui".

E voi siete dei “lottatori di speranza”, dice Francesco e pensa a chi non ce l’ha fatta. prega in silenzio. “Nel mio cuore- dice Francesco- voglio portare la vostra paura, le difficoltà, i rischi, l’incertezza” e parla delle lettere di chi chiede di avere documenti.

E aggiunge “vi esorto ad essere aperti alla cultura di questa città, pronti a camminare sulla strada indicata dalle leggi di questo Paese”.

Francesco parla della generosità della Chiesa e della genio di Bologna : “La città non abbia paura di donare i cinque pani e i due pesci: la Provvidenza interverrà e tutti saranno saziati”. Poi un ricordo storico: “Bologna è stata la prima città in Europa, 760 anni or sono, a liberare i servi dalla schiavitù. Erano esattamente 5855. Tantissimi. Eppure Bologna non ebbe paura. Vennero riscattati dal Comune, cioè dalla città. Forse lo fecero anche per ragioni economiche, perché la libertà aiuta tutti e a tutti conviene. Non ebbero timore di accogliere quelle che allora erano considerate “non persone” e riconoscerle come esseri umani. Scrissero in un libro i nomi di ognuno di loro! Come vorrei che anche i vostri nomi fossero scritti e ricordati per trovare assieme, come avvenne allora, un futuro comune”.

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