Il Papa confessa in San Pietro: facciamoci guarire dalla cecità del peccato

Il Papa pronuncia l'omelia
Foto: CNA
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“24 ore per il Signore”, si apre in San Pietro con la celebrazione penitenziale alla vigilia della IV domenica di Quaresima, Dominica in Laetare. E si apre con le parole del Papa che commenta il Vangelo del cieco nato.

La cecità come il peccato “ci impoverisce e ci isola” e ci rende “insensibili agli altri e al bene”. E dice il Papa “Quanto è facile e sbagliato credere che la vita dipenda da quello che si ha, dal successo o dall’ammirazione che si riceve; che l’economia sia fatta solo di profitto e di consumo; che le proprie voglie individuali debbano prevalere sulla responsabilità sociale! Guardando solo al nostro io, diventiamo ciechi, spenti e ripiegati su noi stessi, privi di gioia e di vera libertà”.

Ma Gesù passa e ci guarda, si ferma “ci fa sentire bisognosi di salvezza, e questo è l’inizio della guarigione del cuore”.

Ma “c’è sempre qualcuno che non vuole fermarsi, che non vuole essere disturbato da chi grida il proprio dolore, preferendo far tacere e rimproverare il povero che dà fastidio”. Ma il Giubileo è invece il momento per fermarsi, per buttare via, “quello che ci impedisce di essere spediti nel cammino verso di Lui, senza paura di lasciare ciò che ci dà sicurezza e a cui siamo attaccati; non rimaniamo seduti, rialziamoci, ritroviamo la nostra statura spirituale, la dignità di figli amati che stanno davanti al Signore per essere da Lui guardati negli occhi, perdonati e ricreati”.

Il richiamo del Papa è ai pastori “chiamati ad ascoltare il grido, forse nascosto, di quanti desiderano incontrare il Signore. Siamo tenuti a rivedere quei comportamenti che a volte non aiutano gli altri ad avvicinarsi a Gesù; gli orari e i programmi che non incontrano i reali bisogni di quanti si potrebbero accostare al confessionale; le regole umane, se valgono più del desiderio di perdono; le nostre rigidità che potrebbero tenere lontano dalla tenerezza di Dio. Non dobbiamo certo sminuire le esigenze del Vangelo, ma non possiamo rischiare di rendere vano il desiderio del peccatore di riconciliarsi con il Padre, perché il ritorno a casa del figlio è ciò che il Padre attende prima di tutto”.

Il compito, dice il Papa, dei pastori è quello di “infondere coraggio”, “sostenere e condurre a Gesù”.

Ecco cosa significa accompagnare senza dimenticare che “è solo Dio che agisce in ogni persona” ei pastori sono scelti “per suscitare il desiderio della conversione, per essere strumenti che facilitano l’incontro, per tendere la mano e assolvere, rendendo visibile e operante la sua misericordia”.

Così come Bartimeo che si avvicina a Gesù e subito vede “anche noi, quando ci accostiamo a Gesù, rivediamo la luce per guardare al futuro con fiducia, ritroviamo la forza e il coraggio per metterci in cammino”. E, conclude il Papa, allora “seguiamolo, come discepoli fedeli, per fare partecipi quanti incontriamo sul nostro cammino della gioia del suo amore misericordioso”.

La celebrazione ha visto una liturgia della Parola, un esame di coscienza, e un rito penitenziale. Poi la confessione individuale con 60 confessori a disposizione tra i quali il Papa, che prima di iniziare a confessare si è confessato come aveva già fatto negli anni passati, e il Penitenziere maggiore e il reggente della Penitenziaria.

La celebrazione si è conclusa con il canto a Maria.

“24 ore per il Signore”, giunta anch’essa al terzo anno consecutivo. Organizzata dal Pontificio  Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, la “due giorni” dà la possibilità ai fedeli di accostarsi al sacramento della Riconciliazione e all’adorazione eucaristica secondo modalità straordinarie, alle quali si può ricorrere solamente una volta all’anno, e che offrono l’occasione di confessarsi per tutta la notte nelle chiese scelte appositamente dalle varie diocesi dei cinque Continenti.

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