Il Papa e i vescovi italiani, dialogo cordiale a tutto campo

Papa Francesco interviene all'Assemblea Generale della CEI, Aula Paolo VI, Città del Vaticano, 18 maggio 2015
Foto: Daniel Ibañez / ACI Group
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Una sessione di domande e risposte, un dialogo fraterno in cui il Papa si è “davvero messo in ascolto”. Dopo il discorso del Papa all’Assemblea Generale della CEI, e prima della prolusione del Cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, il primate d’Italia e i vescovi hanno tenuto un colloquio a due che a detta di tutti si è “rivelato cordialissimo”.

Il dialogo si è tenuto a porte chiuse, per rendere più facile il dibattito. E infatti pochissimo trapela dei contenuti del colloquio, pochissimi i dettagli. Il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, uscito dall’incontro dice che “il Papa ha voluto parlare ai vescovi” e che si deve rispettare questa volontà. Almeno due vescovi raccontano che lo stesso Papa Francesco ha raccomandato loro di “non parlare con i leoni,” perché “ho parlato liberamente,” lasciando intendere che ci poteva essere il rischio di fraintendimento.

Dal racconto – sempre comunque sul filo del detto e non detto – di alcuni presuli, si capisce che sono stati toccati temi importanti. Uno di questi è il tema della pastorale per i divorziati risposati, particolarmente importante perché sarà durante questa assemblea generale che i vescovi italiani voteranno i loro rappresentanti al Sinodo del 2015.

Raccontano che alcuni vescovi hanno fatto notare di apprezzare “le aperture pastorali,” lamentando però il fatto che loro “sono in trincea” e che dunque devono trovare un giusto accordo con la dottrina. Come conciliare le aperture pastorali con la dottrina, catechizzando così le persone? Papa Francesco avrebbe risposto loro di dire alle persone che “il Papa è in trincea come voi,” e che in fondo lui spinge solo per una maggiore attenzione della pastorale, non per un cambiamento della dottrina. In pratica, il Papa ha invitato ad un approccio pragmatico sulle questioni, affidandosi molto alle confessioni (anche questo, un tema che sembra sia stato dibattuto tra i vescovi), chiedendo ai vescovi di formare i sacerdoti, che sappiano gestire al meglio le situazioni.

Si è parlato anche di persecuzione dei cristiani, della necessità di formare laici che sappiano intervenire a livello internazionale, anche di una maggiore presenza internazionale della Conferenza Episcopale Italiana. 

Nel mezzo, Papa Francesco ogni tanto salutava personalmente i vescovi, si informava delle loro condizioni, di come stavano nella loro diocesi. “E’ stato un dialogo vero, il Papa si è messo in ascolto di ciascuno di noi,” dice un vescovo.

Non sembra sia stato affrontato il problema degli accorpamenti di monasteri e congregazioni, che è stato accennato da Papa Francesco nel suo discorso ai vescovi. Un tema che era molto dibattuto prima dell’inizio dei lavori, quando qualche vescovo ha letto in anteprima il discorso del Papa. C’era qualche piccola obiezione, ovvero il fatto che dall’unione di debolezze non può nascere una forza, e che l’unione forzata dei carismi possa creare anche degli scompensi interni alle congregazioni. Ma poi tutti concordavano che c’era bisogno di una regolamentazione, che però deve venire dalla Santa Sede, e in particolare “dalla Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata” che dovrebbe dare linee guida per gestire determinate situazioni.

L’accenno del Papa, infatti, deriva da un problema che si nota in molte diocesi. Ad esempio, quando i rami femminili delle Congregazioni, con pochissime suore, vengono inglobati dai rami maschili, che ne incamerano i beni senza che il vescovo possa essere informato. Perlomeno, così racconta uno dei vescovi intervenuti all’assemblea generale.

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