Il Papa e il ruolo della coscienza nell'impegno della Rota Romana

Il Papa e i giudici della Rota Romana
Foto: ACI Group/ Vatican Media
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Il tema è quello della coscienza, quella che serve per essere esperti della coscienza dei fedeli cristiani e quella che si unisce alla certezza morale che è data grazie alla luce dello Spirito Santo.

Il Papa l’ha messo al centro della riflessione proposta per l’ apertura dell’ Anno Giudiziario della Rota Romana.

“La coscienza assume un ruolo decisivo nelle scelte impegnative che i fidanzati devono affrontare per accogliere e costruire l’unione coniugale e quindi la famiglia secondo il disegno di Dio” spiega il Papa.

Serve dunque un coscienza formata per formare, serve una certezza e una celerità nei processi di nullità e più giustizia.

L’idea di fondo del Papa è rispondere alle necessità: “come salvare i giovani dal frastuono e rumore assordante dell’effimero, che li porta a rinunciare ad assumere impegni stabili e positivi per il bene individuale e collettivo. Un condizionamento che mette a tacere la voce della loro libertà, di quell’intima cella – la coscienza appunto – che Dio solo illumina e apre alla vita, se  gli si permette di entrare”.

Come salvare la coscienza cristiana allora? Per il Papa è da ribadire  “il necessario rapporto tra la regula fidei, cioè la fedeltà della Chiesa al magistero intoccabile sul matrimonio, così come sull’Eucaristia, e l’urgente attenzione della Chiesa stessa ai processi psicologici e religiosi di tutte le persone chiamate alla scelta matrimoniale e familiare”.

Spazio alla preparazione al ”catecumenato matrimoniale”, impegno non solo per i pastori ma di tutti i fedeli battezzati.

Una formazione che sia continua perché “l’unione sponsale può dirsi vera solo se l’intenzione umana degli sposi è orientata a ciò che vogliono Cristo e la Chiesa”.

Il Papa conclude con un invito, niente burocratismi: “Se i tribunali ecclesiastici cadessero in questa tentazione, tradirebbero la coscienza cristiana. Ecco perché, nella procedura del processus brevior, ho stabilito non solo che sia reso più evidente il ruolo di vigilanza del Vescovo diocesano, ma anche che egli stesso, giudice nativo nella Chiesa affidatagli, giudichi in prima istanza i possibili casi di nullità matrimoniale. Dobbiamo impedire che la coscienza dei fedeli in difficoltà per quanto riguarda il loro matrimonio si chiuda ad un cammino di Grazia. Questo scopo si raggiunge con un accompagnamento pastorale, con il discernimento delle coscienze e con l’opera dei nostri tribunali. Tale opera deve svolgersi nella sapienza e nella ricerca della verità: solo così la dichiarazione di nullità produce una liberazione delle coscienze”.

Nel suo saluto introduttivo il decano della Rota ha ricordato l’impegno di  molti vescovi locali per la attuazione della riforma voluta dal Papa sul processo per la nullità matrimoniale.

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