Il Papa in Egitto: "Dobbiamo smontare le idee omicide e le ideologie estremiste"

Papa Francesco a colloquio con il Presidente egiziano Al Sisi
Foto: L'Osservatore Romano
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"Sono lieto di trovarmi in Egitto, terra di antichissima e nobile civiltà. Questa terra rappresenta molto per la storia dell’umanità e per la Tradizione della Chiesa, non solo per il suo prestigioso passato storico ma anche perché tanti Patriarchi vissero in Egitto o lo attraversarono". Così Papa Francesco nel discorso rivolto al Presidente egiziano Al Sisi e alle autorità politiche del paese nordafricano.

Dopo aver ricordato l'ospitalità accordata alla Santa Famiglia dall'Egitto, il Papa ha parlato dell'Egitto di oggi come di "una terra che, in un certo senso, sentiamo tutti come nostra. Anche oggi vi trovano accoglienza milioni di rifugiati provenienti da diversi Paesi, rifugiati che con lodevole impegno si cerca di integrare nella società egiziana".

Il ruolo dell'Egitto è "insostituibile nel Medio Oriente" in chiave di argine ad una "violenza cieca e disumana causata da diversi fattori: dal desiderio ottuso di potere, dal commercio di armi, dai gravi problemi sociali e dall’estremismo religioso che utilizza il Santo Nome di Dio per compiere inauditi massacri e ingiustizie".

Dopo aver ricordato le tante efferate violenze subite anche recentemente dall'Egitto, il Pontefice ha parlato anche dell'esodo dei cristiani nel Nord della Penisola del Sinai: "esprimo la mia gratitudine alle autorità civili e religiose, e a tutti coloro che hanno accolto queste persone che soffrono così tanto". Il pensiero ed il cordoglio del Papa sono andati poi ai Copti, massacrati dai terroristi a dicembre e la scorsa Domenica delle Palme.

L'Egitto si sta sforzando per ottenere pace, sviluppo e prosperità che sono "beni irrinunciabili che richiedono un lavoro serio", in primis "il rispetto incondizionato per i diritti inalienabili dell'uomo e di uguaglianza tra tutti i cittadini, la libertà religiosa e di espressione, senza distinzione".

Secondo il Papa "la grandezza di una nazione si rivela nella cura a servire i più deboli nella società: le donne, i bambini, gli anziani, gli ammalati, disabili, le minoranze, in modo che nessuno, né alcun gruppo sociale sia escluso o emarginato".

Siamo - aggiunge ancora Francesco - in una guerra mondiale a pezzi e per questo "non si può costruire una civiltà senza ripudiare tutti i tipi di ideologia del male, della violenza e ogni interpretazione estremista che cerca di annullare l'altra parte ed annientare le differenze, manipolando e oltraggiando il Santo nome di Dio".

Il nostro compito è insegnare ai giovani - sottolinea Papa Bergoglio "che è Dio che protegge gli uomini, che Dio non vuole mai la morte dei suoi figli, ma che vivano e siano felici; Dio non chiede la violenza, ma la rifiuta e la disprezza. Abbiamo il dovere di affermare insieme che la storia non perdonerà coloro che proclamano la giustizia e praticano l'ingiustizia; non perdona chi parla di uguaglianza e non la pratica. Dio è Dio della libertà: e questo è vero! Dobbiamo smontare le idee omicide e le ideologie estremiste, affermando l'incompatibilità tra la vera fede e la violenza, tra Dio e gli atti di morte. La storia onora i costruttori di pace".

Compito dell'Egitto - sostiene il Papa - è quello di lavorare per la pace di questa Regione, sconfiggendo violenza e terrorismo, seminando la pace. L'Egitto è chiamato a testimoniare come si possa "vivere in armonia con gli altri, condividendo con loro i valori umani fondamentali e il rispetto della libertà e della fede di tutti".

I rapporti tra Egitto e Santa Sede - ricorda ancora il Papa - sono "sono sempre stati caratterizzati da amicizia, stima e collaborazione reciproca. Mi auguro che questa mia visita contribuisca a consolidarli e rafforzarli".

"La pace - dice Francesco - è un dono di Dio, ma anche lavoro dell'uomo. E' un bene da costruire e da proteggere nel principio della forza della legge e non della legge della forza. Pace per questo amato paese. Pace per l'intera regione, in particolare in Palestina e Israele, Siria, Libia, Yemen, Iraq, Sudan meridionale; pace per tutti gli uomini di buona volontà".

Concludendo Papa Francesco saluta i cristiani egiziani, affidandoli alla protezione di San Marco, fondatore della Chiesa in Egitto: "la vostra presenza in questo paese non è una novità o un caso, ma storica. Siete parte integrante di questo paese, avete dimostrato e dimostrate che è possibile vivere insieme nel rispetto reciproco e nel leale confronto".

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