Il Papa in Kenia, tribalismo e corruzione sono sfide che devono diventare opportunità

Il Papa nello stadio con i giovani
Foto: Martha Calderon/ Aci Group
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Una vera festa africana, con migliaia di giovani nelle loro uniformi scolastiche, decine di vescovi e il presidente della repubblica che attendono il Papa nello stadio Kasarani di Nairobi ballando.

Giovani che presentano al Papa le grandi questioni della loro terra,  dal tribalismo alla piaga della corruzione, ma anche la sfida dei social media con la loro influenza non sempre positiva, e si chiedono come usare le rete per fare la differenza, e poi il dramma delle guerre e dei bambini soldato, i comportamenti imposti dall’esterno che distruggono le famiglie, la società, l’ambiente. Quelle tragiche pressioni internazionali che distruggono l’anima stessa dell’Africa. Giovani che al termine dell’incontro donano al Papa una placca con il numero di rosari recitati per le sue intenzioni.

Francesco arriva alle 10.30 nello stadio dove i giovani lo attendono da diverse ore cantando “Hakuna matata”, e la band viene da una bidonville, al termine dell’incontro pianta ancora tre alberi secondo la tradizione keniota, ma soprattutto parla ai giovani che hanno prima ascoltato le parole di San Paolo.

Il vescovo Muheria, responsabile della pastorale dei laici, spiega come i giovani si sono preparati a questo momento, e “sono tutti qui per dire quanto la ammirano e quanto la amano”.

Il vescovo denuncia la cultura del permissivismo che fa cadere i giovani in una vita priva di Dio.

Il Papa durante le testimonianze è chino su un foglio con una penna in mano, prende appunti.

Mentre arrivano le parole dei giovani che raccontano come sono sempre sotto pressione, come rischiano di essere coinvolti più nell’odio che nell’amore.

E le risposte del Papa che sceglie di parlare in spagnolo a braccio con la traduzione simultanea sono semplici ed articolate nel suo consueto stile popolare, perchè ci sono due modi di affrontare le difficoltà: lasciarsi abbattere o usarle come opportunità. Ecco che allora per combattere il tribalismo  servono l’ orecchio per l’ascolto, un cuore da aprire e una mano da tendere. E il Papa per primo invita tutto lo stadio a darsi la mano perchè: “ Se non dialogate ci sarà sempre il tribalismo, un tarlo che corrode la società.”

Corruzione, altro capitolo drammatico per l’ Africa. Ma anche in questo caso la “ricetta” del Papa è quella di non “prendere gusto” al dolce zucchero della corruzione che fa ammalare di diabete le nazioni e le istituzioni: “E questo in tutte le istituzioni incluso nel Vaticano ci sono casi di corruzione.”

La corruzione lascia ferite nel cuore, la corruzione è un cammino di morte dice il Papa. Parla della rete sociale più potente, il gesto,il sorriso,la vicinanza “gesti di comunicazione più contagiosi di ogni rete tv”.

E poi il dramma dei giovani che “si fanno reclutare” perché non hanno speranze, lavoro, educazione. Reclutati dall’odio e dalla disperazione e questo, dice il Papa dipende da un sistema internazionale che è ingiusto, che ha al centro non la persona ma il dio denaro”.

E allora servono preghiera ed amore per far desistere un giovane dal cammino dell’ odio.

Infine il Papa mostra un rosario e una via crucis che porta sempre in tasca, perchè la via della croce è quella che ci insegna Gesù e che porta alla resurrezione.

Il discorso del Papa si conclude con un accorato appello alla difesa della famiglia e con una frase che ama ripetere: c’è un solo rimedio per uscire dalle sofferenze: fare verso gli altri quello che non ho ricevuto. “La carne si cura con la carne e Dio si è fatto carne per curare noi anche noi dobbiamo fare lo stesso con gli altri .”

Finito l’incontro con i giovani il Papa si è riunito in privato con i vescovi del Kenia, una trentina di persone in un locale dello stadio, poi il rientro in nunziatura da dove alle 14.30 ora di Nairobi, il Papa riparte per andare all’ aeroporto e volare verso l’ Uganda.

 

 

Ti potrebbe interessare