Il Papa in Uganda: ecumenismo del sangue e fuoco dello Spirito per costruire il futuro

Il Papa pronuncia l'omelia
Foto: CTV
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Due santuari uno non lontano dall’altro, solo tre chilometri tra il Nakiyanja-Namugongo Anglican Shrine  che sorge sul luogo della morte dei Martiri ugandesi (1884-1887), cattolici e anglicani. Le loro reliquie sono conservate nella Cappella del Santuario, e Namugongo il santuario cattolico che ricorda gli stessi martiri. Due luoghi che non riescono a riunire le due comunità. Già Paolo VI nel suo viaggio li visitò insieme e così anche Giovanni Paolo II

Il Papa è stato accolto dall'Arcivescovo della Chiesa di Uganda, il reverendo Stanley Ntagali e dal Vescovo anglicano del luogo vista anche il museo e il luogo in cui i martiri furono condannati, torturati ed uccisi. Al termine della visita il Papa e i vescovo hanno pregato insieme il Padre nostro e dato insieme la benedizione ad un piccolo gruppo di fedeli di fronte al santuario. I diversi fabbricati del complesso religioso, evocano nelle forme architettoniche la classica capanna africana. Nel complesso è ancora in costruzione il Museo e nel progetto sono inclusi altri fabbricati: una scuola e una nuova sede per il Seminario anglicano di Namirembe fondato nel 1977 per celebrare il centenario della presenza della Chiesa Anglicana in Uganda.

Francesco si è poi recato in papamobile al santuario cattolico dove è stato accolto dal Rettore, e si raccolto in preghiera davanti all'altare, che conserva le reliquie di S. Carlo Lwanga.

Poi la messa celebrata su un grande altare costruito al centro di un piccolo lago artificiale.

Il tema del martirio nella omelia del Papa diventa una occasione per ricordare l’ecumenismo del sangue e del dono dello Spirito Santo. “ Ogni giorno - dice il Papa - siamo chiamati ad approfondire la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, a “ravvivare” il dono del suo amore divino in modo da essere a nostra volta fonte di saggezza e di forza per gli altri.” Un dono da trasmettere come fecero i martiri anche” in tempi pericolosi.” Occorre essere missionari “anche per coloro che non conosciamo, specialmente per quelli che potrebbero essere poco benevoli e persino ostili nei nostri confronti”, ma  soprattutto in famiglia e nella cura verso gli anziani e i poveri, le vedove e gli orfani. Famiglia un altro tema affrontato dal Papa: “ Possa la Chiesa in questo Paese, specialmente mediante le comunità parrocchiali, continuare ad assistere le giovani coppie nella preparazione al matrimonio, incoraggiare gli sposi a vivere il legame coniugale nell’amore e nella fedeltà, e assistere i genitori nel loro compito di primi maestri della fede dei figli.”

E la testimonianza dei martiri prosegue il Papa “mostra a tutti coloro che hanno ascoltato la loro storia, allora e oggi, che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature. Piuttosto, la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri ci portano quella pace che il mondo non può offrire.”

Questo non “diminuisce la nostra cura per questo mondo, come se guardassimo soltanto alla vita futura. Al contrario, offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una società più giusta, che promuova la dignità umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita, dono di Dio, e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune.”

E, conclude il Papa l’eredità dei Martiri ugandesi non sono “un ricordo di circostanza” non si conservano in “un museo come fosse un gioiello prezioso” ma devono essere testimonianza “a Cristo nelle nostre case e ai nostri vicini, sui posti di lavoro e nella società civile, sia che rimaniamo nelle nostre case, sia che ci rechiamo fino al più remoto angolo del mondo.”  Omukama Abawe Omukisa! Dio vi benedica! Dice il Papa.

Alla messa, animata da un coro che eseguiva canti occindentali in inglese e latino, ma nche musiche ugandesi, hanno partecipato più di cento mila fedeli, ma ogni 3 giugno arrivano quasi due milioni di persone per la festa dei Martiri. Il fabbricato, costruito per volere del cardinale Emmanuel Nsubuga,  come una capanna tipica della regione ha una struttura circolare che si regge su 22 pilastri di rame alti circa 30 metri e il suo unico ambiente interno può accogliere mille persone sedute.

Carlo Lwanga, fu arso vivo, insieme ad altri dodici cattolici e alcuni cristiani di altre confessioni, il 3 giugno 1886 a Namugongo. Lo stesso Paolo VI, nel suo viaggio in Uganda del 1969, volle consacrare l’altare maggiore del santuario di Namugongo, eretto sul luogo del martirio di Carlo Lwanga e dei suoi compagni.

 

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