Il Papa: “La Chiesa, ospedale da campo, inviata anche nelle periferie assistenziali”

Papa Francesco in visita ad un ospedale pediatrico lo scorso febbraio
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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In un messaggio alla XXXI conferenza internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari, Papa Francesco ribadisce l’impegno della Chiesa a stare vicino all’uomo che soffre, qualunque sia la sua malattia. Perché la Chiesa - sottolinea - è chiamata ad essere un "ospedale da campo", in uscita non solo verso "le periferie esistenziali", ma anche quelle "assistenziali". 

La Conferenza è dedicata al tema “Per una cultura della salute accogliente e solidale a servizio delle persone affette da patologie rare e neglette”. Un settore medico-sanitario particolare, perché in realtà c’è anche poco interesse economico a mettere in campo terapie – e produrre medicinali – per curare o medicare le malattie rare. Per questo – ricorda il Papa – la conferenza si propone di individuare e rilanciare “linee praticabili di intervento in questo particolare scenario medico-sanitario, avendo come valori fondanti il rispetto della vita, della dignità e dei diritti dei malati, insieme con l’impegno accogliente e solidale”

Il Papa ricorda le cifre (400 milioni di persone affette da malattie rare, 1 miliardo di persone affette da malattie neglette) e il fatto che queste malattie, perlopiù infettive, vanno a colpire proprio “le popolazioni più povere del mondo, spesso in Paesi dove l’accesso ai servizi sanitari è insufficiente a coprire i bisogni essenziali, soprattutto in Africa e America Latina, in aree a clima tropicale, con una potabilità insicura dell’acqua e carenti condizioni igienico-alimentari, abitative e sociali”.

La sfida - dice il Papa - è “immane”, perché deve coinvolgere molti soggetti, ma “non impossibile”, da portare avanti con “un approccio multidisciplinare congiunto”, che chiama all’impegno “tutte le realtà umane interessate, istituzionali e non” e “fra di esse anche la Chiesa Cattolica, che da sempre trova motivazione e impulso nel suo Signore, Cristo Gesù, il Crocifisso Risorto, figura sia del malato (il “Christus patiens”) sia del medico (il “Christus medicus”, il Buon Samaritano)”.

Il Papa sottolinea che “la persona umana è il valore eminente” e dunque “ciascuna persona, soprattutto quella sofferente – anche per una malattia rara o negletta – merita senza alcuna esitazione ogni impegno per essere accolta, curata e, se possibile, guarita”.

Al di là degli approcci – aggiunge il Papa – ci vuole prima di tutto una “libera e coraggiosa volontà di bene finalizzata alla risoluzione di questo rilevante problema di salute globale: una vera e propria ‘sapienza del cuore’”, e per questo sono cruciali “la determinazione e la testimonianza di chi si mette in gioco nelle periferie non solo esistenziali, ma anche assistenziali del mondo”.

La Chiesa – aggiunge il Papa – è “da sempre in campo e continuerà su questa impegnativa ed esigente via di vicinanza e di accompagnamento all’uomo che soffre”.

Il Papa pone anche l’accento sul rispetto del creato, perché “la relazione tra queste malattie e l’ambiente è decisiva”, dato che i fattori ambientali hanno un rilievo quasi pari ai fattori genetici.

Il Papa poi sottolinea che è importante che la Chiesa si mantenga “in stato di uscita, per testimoniare nel concreto la misericordia divina, facendosi ‘ospedale da campo’ per le persone emarginate, che vivono in ogni periferia esistenziale, socio-economica, sanitaria, ambientale e geografica del mondo”.

Infine, il Papa sottolinea che ci vuole “giustizia” nel dare “uguale accesso alle cure efficaci per uguali bisogni di salute indipendentemente dai fattori contestuali socio-economici, geografici, culturali”. E invita a trovare soluzioni coraggiose e realistiche basandosi sui principi di socialità, sussidiarietà e solidarietà, capisaldi della Dottrina Sociale della Chiesa.

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