Il Papa: “L’unità dei cristiani oggi è più urgente che mai”

Videomessaggio di Papa Francesco in occasione della Veglia Ecumenica Internazionale organizzata da CHARIS

Un videomessaggio del Papa
Foto: Vatican Media / ACI group
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"Anche se questa registrazione è fatta a Roma, sarà pubblicata nella Chiesa anglicana di Cristo, la Christ Church, a Gerusalemme, dove si sono riuniti credenti di diverse tradizioni cristiane. Desidero ringraziare questa Chiesa anglicana per la sua ospitalità, ringraziare le persone che hanno reso possibile questa trasmissione, e, in primo luogo, ringraziare il mio fratello e amico, l’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che ha condiviso con noi una bellissima riflessione sullo Spirito Santo. Ringrazio anche la Charis, per avermi ascoltato e reso realtà in questa veglia la missione che le ho affidato di lavorare per l’unità dei cristiani”. Con queste parole Papa Francesco apre il suo videomessaggio inviato in occasione della Veglia Ecumenica Internazionale organizzata da CHARIS.

"Questa è una notte molto speciale. Desidero condivider con voi quello che c’è nel mio cuore pensando a Gerusalemme, la città santa per i figli di Abramo. Penso alla stanza di sopra, la upper room, dove l’inviato del Padre, lo Spirito Santo che Gesù promette dopo la sua resurrezione, discende potentemente su Maria e i discepoli, trasformando per sempre la loro vita e tutta la storia", dice il Papa nel videomessaggio inviato a conclusione di questa veglia ecumenica.

"Penso alla Chiesa di San Giacomo, la Chiesa Madre, la prima, la Chiesa dei credenti in Gesù, il Messia, tutti loro ebrei. La Chiesa di san Giacomo che non scomparve mai dalla storia. È viva oggi. Penso alla mattina seguente. Risiedevano a Gerusalemme, ci dicono gli Atti degli Apostoli, ebrei devoti di tutte le nazioni, che ci sono sotto il cielo, che “pieni di stupore”, udirono quei galilei parlare nella loro lingua. E più avanti, il racconto descrive la comunità dei credenti in Gesù: nessuno si trovava nel bisogno perché avevano tutto in comune. E il popolo diceva di loro: “guarda come si amano”. L’amore fraterno li identifica. E la presenza dello Spirito li rende comprensibili. Questa notte risuona dentro di me più che mai il “guarda come si amano”. Com’è triste quando si dice dei cristiani “guarda come litigano”. Può il mondo oggi dire dei cristiani: “guarda come si amano”, o può dire con verità “guarda come si odiano” o “guarda come litigano”? Che cosa ci è successo? Abbiamo peccato contro Dio e contro i nostri fratelli. Siamo divisi, abbiamo rotto in mille pezzi ciò che Dio ha fatto con tanto amore, con passione e tenerezza. Tutti, tutti, abbiamo bisogno di chiedere perdono al Padre di tutti, e abbiamo anche bisogno di perdonare noi stessi", dice il Pontefice.

Francesco è chiaro: " Se sempre è stata necessaria l’unità dei cristiani nell’amore reciproco, oggi è più urgente che mai. Guardiamo il mondo: la peste, effetto non solo di un virus, ma anche dell’egoismo e della cupidigia che fanno sì che i poveri siano sempre più poveri e i ricchi più ricchi. La natura sta arrivando al limite delle sue possibilità per l’azione predatrice dell’uomo. Sì, l’uomo, al quale Dio affidò di prendersi cura e fare fruttificare la terra".

Conclude il Papa: " Fratelli e sorelle, la notte odierna può essere una profezia, può essere l’inizio della testimonianza che noi cristiani, insieme, dobbiamo dare al mondo: essere testimoni dell’amore di Dio che è stato versato nei nostri cuori dallo Spirto Santo che ci è stato dato. Questa notte vi esorto ad affacciarvi al mondo e rendete realtà e testimonianza della prima comunità cristiana: “guarda come si amano”. Uscite insieme a contagiare il mondo!".

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