Il Papa risponde alle domande di alcuni studenti dell’Università di Tokyo

Papa Francesco in collegamento
Foto: Youtube
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L’unico impegno di stamattina per Papa Francesco è stato un video collegamento speciale con l’Università gesuita di Tokyo, la Sophia University, un'università privata di ricerca con sede in Giappone e campus principale collocato vicino alla stazione di Yotsuya, in un quartiere di Tokyo chiamato Chiyoda. La Sophia University fu fondata dai gesuiti nel 1913. Papa Francesco ha dialogato con gli studenti della prestigiosa università toccando vari argomenti e tesi. I Giovani, i migranti, la religione, il denaro, l’ambiente.

Prima del collegamento, agli studenti è stato presentato un video degli ultimi anni della Chiesa Cattolica e dei Pontefici: dall’elezione di Giovanni Paolo II, alla rinuncia di Benedetto XVI, al Pontificato di Francesco.

Il Papa risponde alla domanda di una ragazza del terzo anno di teologia, battezzata quest’anno. “Qual è stata la sua gioia più grande da quando lo hanno eletto Papa?”, chiede la studentessa al Pontefice. Francesco si congratula con lei per lo studio della teologia: “Le donne che studiano teologia possono arrivare ad una profondità a cui non arrivano gli uomini”. “Non è solo una la gioia, sono tante le gioie – risponde il Papa alla domanda - mi piace quando posso stare con la gente, salutarla, quando posso conversare con i bambini, anziani, gli infermi. Mi aiuta molto stare con la gente, mi fa sentire più giovane. E questo mi da molta allegria, gioia. Queste sono le gioie più grandi da Pontefice”.

Un’altra domanda arriva da un ragazzo che studia ingegneria. La questione riguarda l’educazione universitaria. “Qual è il principale obiettivo degli studi universitari?” chiede lo studente a Francesco. “Per arrivare più in alto si arriva a cose brutte – commenta il Papa - per esempio salire sulla testa degli altri. L’educazione deve essere invece una crescita armonica della persona. Usare tutti i 3 linguaggi umani che abbiamo: dell’intelletto, del cuore, il linguaggio della mano. Un’educazione vera deve armonizzare questi 3 linguaggi, cosi alla fine degli studi avremo un uomo o una donna che sente quello che pensa e fa, e che farà quello che sente e pensa. L’armonia non è equilibrio, ma è sempre aperta al servizio e adesso faccio un passo in più: un’educazione che non pensa ai più va incontro alla rovina, un’educazione involutiva che guarda se stessa e questo è pericoloso. La frase della vostra università è relativa al servizio, è un concetto molto ricco. Ogni volta che pensiamo all’educazione guardiamola come armonia attiva a questi 3 linguaggi”.

Una studentessa di ingegneria pone al Papa una domanda sui giovani: “Quali sono le sue preoccupazioni e le sue speranze più grandi per i giovani di oggi?”. “Sui giovani normalmente dicono che sono la speranza del futuro – dice Papa Francesco - spero che abbiano la forza di andare avanti, ma mi preoccupa una certa accelerazione nelle relazioni e nelle espressioni che fanno perdere ai giovani la memoria e le radici. La mia più grande preoccupazione per i giovani è che perdano le radici culturali, storiche, umane. Giovani, senza radici. Circa 26 anni fa ho visto un film di Kurasawa “rapsodia in Agosto” , Kurosawa tocca il dialogo tra giovani e anziani, in questo caso bambini e nonni. I bambini hanno incontrato le radici. Le radici sono nascoste per questo ci vuole memoria per trovarle. I giovani si abituino a parlare con gli anziani. Bisogna cercarle le radici della patria, della famiglia, del vostro essere umano. Perché non hanno possibilità di fiorire, c’è una poesia di un argentino Bernardes, perché io ho capito che il fiore dell’albero viene da sotto”. “Questa argomentazione delle radici va in tre tempi – continua ancora il Papa rispondendo alla domanda - passato la memoria, il presente la sfida, il futuro la promessa. I giovani non devono stare quieti, devono essere sempre in movimento in tutto il loro essere, però radicati nelle loro radici. La mia preoccupazione sono i giovani quieti, che si sentono già arrivati a 25 anni e si trovano in un benessere che li annulla. Invece di essere giovani che camminano verso un futuro, “i giovani divano”, i giovani da museo. Con un giovane cosi il mondo cambia totalmente”.

La quarta domanda per il Papa arriva da uno studente del Mynamar. “Molte persone pensano che la religione sia una cosa pericolosa, altri necessaria. Quale pensi che sia l’importanza per il nostro mondo della religione? “Francesco osserva: “La risposta può venire dalla radice religiosa del tuo popolo che ho appena visitato e può provare che tutto il Myanmar è religioso: buddista, induista, cristiano…il tuo popolo è molto religioso… sono tornato molto contento dal Myanmar. Qual è l’importanza della religione o se la religione è l’oppio dei popoli, come diceva un politico e filosofo molto famoso. La religione non è un’invenzione teatrale, ma nasce dall’ansia del cuore umano di trascendersi e incontrare l’assoluto Dio. Non possiamo parlare di religione senza riconoscere in noi l’importanza della trascendenza. Su questa dimensione di trascendenza sono sorte le grandi confessioni religiose. Tutte le religioni fanno crescere. Se incontriamo una persona che dice che è al servizio di tutte ma non cresce è un idolatra. Cerca solo una compensazione in questo atteggiamento religioso. Come ti insegna a trascendere da te stesso a Dio, ti insegna ad andare verso gli ultimi. I grandi uomini religiosi sono cresciuti su questo cammino. Pensiamo a Martin Luther King e Gandhi. Una religione che non ti faccia crescere o ti faccia mettere al servizio dei poveri è una religione immatura. La rivelazione cristiana che io professo ha come regola fondamentale è adorare Dio e servire gli ultimi. Ora vi dico un’altra cosa che penso sia importante: una delle cose che fa più male è essere una persona ipocrita, che dice di avere fede ma vive come un ateo, questa è una cattiva testimonianza. Adesso c’è il fenomeno del fondamentalismo: tutte le confessione religiose hanno un piccolo gruppo di fondamentalisti che non risponde all’idea religiosa, un rifugio socio politico degenerato della religione. Da questi fondamentalisti escono le attitudini al terrorismo che fanno danno agli ultimi. E attitudini assolutiste. L’assolutismo nella religione è in questo gruppo. La vera religione che ti fa trascendere è andare avanti è nel servizio, nell’aiuto ai poveri e non fa danno. Quello che fa danno è l’ipocrisia e il fondamentalismo”.

La sesta domanda è sull’ambiente. “Oggi l’umanità è di fronte ad un’opzione obbligatoria: o prende seriamente la cura dell’ambiente o andiamo al limite della distruzione dell’umanità – risponde Francesco - Un mese fa sono venuti a visitarmi capi di stato di Oceania e Polinesia e mi hanno detto del dramma di alcune piccole isole che in 20 anni spariranno per colpa del riscaldamento globale. Due mesi fa mi ha impressionato l’immagine di una grande nave che andava dalla Cina all’America passando per il Polo Nord. Questo che si significa? Che si erano rotti i ghiacciai. Significa che si sciolgono i ghiacciai per il riscaldamento globale. Dobbiamo essere responsabili e prenderci cura della nostra Terra. Spesso si fanno molte imprese che distruggono la Terra. Pensiamo alle imprese in Amazzonia, alla deforestazione, perché l’Amazzonia è “l’ossigeno dell’umanità”. Oggi i mari hanno triplicato il livello di tolleranza massima della plastica. Si cerca solo l’interesse economico. E questo è molto chiaro, non possiamo seguire solo il denaro. Sono al centro dell’interesse e per il denaro si sacrifica tutto. La Laudato Si non è solo un’enciclica ecologica, ma un’enciclica sociale perché si vede come lo squilibrio ecologico riguarda anche la diseguaglianza sociale. Al centro di tutto c’è il denaro. Per questo scoppiano le guerre”.

La settimana domanda per il Papa riguarda la sociologia. “Una domanda sulla sua immagine – dice uno studente - Molta gente ha un’immagine molto buona di lei, ma qual è la vera immagine che lei ha di se stesso? “. “E’ una domanda che dovrebbe fare una cosmetologa – risponde Francesco – con il problema dell’immagine c’è sempre una confusione: pensiamo allo specchio. Quando ci pettiniamo e ci guardiamo allo specchio abbiamo un’immagine. Ma quando lo specchio entra nella tua vita è un’attitudine quasi totalmente narcisista e di autoreferenzialità. Dobbiamo stare molto attenti quando valutiamo noi stessi. Lo specchio ci inganna sempre. L’immagine che io ho di me stesso…cerco di non guardarmi allo specchio. Ed è una cosa a cui bisogna stare attenti perché la vanità ti porta dappertutto. Cerco di guardarmi dentro, a quello che ho sentito durante il giorno e in quel momento giudicare me stesso. Come immagine generale penso che sono un peccatore che Dio ha amato moltissimo e lo continua ad amare, però la mia immagine plastica concreto la vedo ogni giorno esaminando come mi comporto, le decisioni che prendo e gli errori che faccio….un’immagine che cammina come cammina la vita”.

La penultima domanda per Francesco riguarda i rifugiati. E’ necessario che i rifugiati e le comunità che li ricevano crescano come persone. Ci spiega meglio? Francesco risponde: “Il problema dei rifugiati è un problema tanto grande quanto la storia: la persona umana è un migrante. Il problema migratorio in Europa è la tragedia più grande dopo la Seconda Guerra Mondiale. In Europa si crea un problema che dobbiamo affrontare: un migrante non si può rimandare indietro, è una persona umana che fugge dalla guerra o dalla fame. Un migrante lo devi integrare. Metterli in un ghetto non è integrare, ma ricevere la persona e aiutarli ad entrare nella società. Ovvio che ogni paese deve valutare quanti ne può accogliere, per questo omaggio la Svezia. Devo fare un omaggio anche ai paesi come l’Italia e la Grecia che aiutano tutti coloro che arrivano. Per mancanza di integrazione, si creano problemi contro la pace. Sono i gruppi terroristi, sono in minoranza. C’è un fenomeno che potete studiare in antropologia e sociologia, il “meticciato”, e il popolo piano piano cambia. Nel meticciato si integrano e fanno delle famiglie comuni. Per l’integrazione è chiaro che bisogna crescere come persone. Il migrante deve rispettare la società che lo accoglie. La migrazione è un dialogo”.

L’ultima domanda riguarda la visione di Papa Francesco sul Giappone. “ Io sono stato una volta in Giappone una settimana proprio a Tokyo. Il Giappone è un popolo con ideali, un popolo con capacità profonde religiose, un popolo lavoratore. Un popolo che ha sofferto molto. Il Giappone vive un consumismo esagerato, ma si può combattere con le capacità che voi avete e i vostri ideali. Siete un grande paese, ho ammirazione per voi, mi piacerebbe venire in visita, ma non so se potrò perché ci sono molti impegni da fare. Siate inquieti per conservare la cultura millenaria importante di cui siete eredi”.

 L'incontro si è concluso con la canzone in spagnolo di buon compleanno per l'81esimo del Papa appena passato. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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