Il Patriarca Aram I: "Contro l'estremismo, non basta la denuncia"

Il Patriarca Aram I
Foto: Armenian Orthodox Church
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La cristianità in Medio Oriente ha un futuro? Se lo è chiesto il Patriarca armeno Aram I, del Catholicossato della Grande Casa di Cilicia, in un intervento denso di passione alla conferenza “Damasco, prisma di speranza” che ha celebrato i 100 anni dalla Fondazione del Pontificio Istituto Orientale. E sulla piaga dell’estremismo che devasta anche il territorio sotto la sua giurisdizione (in gran parte nelle “zone calde”) sottolinea con forza: “Non basta la denuncia. Serve un impegno comune”.

Come si può affrontare il radicalismo religioso che imperversa?

Dobbiamo affrontare questi problemi con un senso di comune responsabilità. L’estremismo ha creato una situazione difficile non solo per noi, ma anche per i musulmani. È un male globale. In termini di aspettative, i nostri leaders dovrebbero fare una dichiarazione di condanna comune, che unisca leader musulmani con leader cristiani.

Lei pensa che i leaders islamici non facciano abbastanza per condannare il terrorismo?

Certo che ci sono leaders islamici che condannano l’estremismo e il terrorismo. Ma la nostra aspettativa è che si vada oltre la condanna. Che si ragioni su come giungere ad una strategia comune per combattere il terrorismo. Il terrorismo non è solo un problema che colpisce i cristiani. Colpisce tutte le religioni, tutti gli esseri umani. E non è un problema che riguarda solo il Medio Oriente. Si tratta di un problema globale. Per questo, c’è bisogno di una strategia comune: perché il terrorismo è un male comune di questo mondo.

Quali sono allora i contributi che lei si aspetta?

Non sono nella posizione di parlare di contributi specifici. Posso solo dire che le religioni, i leaders delle comunità, le Oganizzazioni Non Governative, dovrebbero venire insieme e cercare di chiarire quali sono i loro ruoli, e partire da lì. Abbiamo un nemico comune, e tutti dobbiamo impegnarci in una comune strategia.

Pensa che tutti possano essere d’accordo in questa strategia?

Perché non possiamo avere una strategia comune? C’è una qualunque religione o uno Stato al mondo che può sopportare il terrorismo? Si possono sopportare queste persone che usano la religione per diffondere il terrorismo?

Allora cosa si deve fare?

I leader islamici sono chiamati ad essere più attivi. Vero, ci sono istituzioni islamiche che condannano il terrorismo. Al Azhar, per esempio, lo ha condannato in più occasioni. Ma noi pensiamo si possa fare di più. Arrivare insieme, con religioni e leaders politici, ad un impegno comune. Perché l’essere insieme è una risorsa di potere, ed è un messaggio contro i terroristi.

La cristianità in Medio Oriente ha un futuro?

Me lo sono chiesto nel mio intervento, e ho risposto che sì, la cristianità ha un futuro in Medio Oriente. Se guarda alla storia del Medio Oriente, la regione è sempre stata colpita da tensioni. Eppure, nel mezzo di tutti questi problemi, siamo chiamati a vivere insieme, perché il Medio Oriente è stato il luogo di nascita di tre religioni monoteiste. Dio ha voluto che fossimo lì insieme, sebbene differenti, e così deve essere. Come insieme dobbiamo affrontare i problemi, specialmente quello del terrorismo. Perché i terroristi non sono religiosi. Piuttosto, usano le religioni per la loro ideologia violenta.

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